Fluidodinamica applicata ai sistemi di scarico dei motocicli
Pur avendo una preparazione umanistica, fin da piccolo mi sono sempre appassionato di tecnica, sopratutto di quella meccanica. Uno dei libri sacri della mia adolescenza da teppista stradale è stato il mitologico "Elaboriamo il 2 tempi", cui ha fatto seguito "Elaboriamo il motore", entrambi di Facchinelli.
In tutti questi libri (e più generalmente in tutti i manuali che trattano questi argomenti) si da sempre grande importanza al corretto dimensionamento del sistema di scarico. Lunghezza dei collettori (rigorosamente da calcolarsi partendo dalla valvola di scarico), diametro degli stessi, dimensionamento del "centrale", dimensionamento del silenziatore, sistema di scarico (4-1, 4-2, 4-2-1, ecc.. ecc..).
Poi, però, si arriva alla pratica, la produzione industriale ci mette lo zampino e casca l'asino.
Infatti, non è raro (anzi, è assolutamente la norma) vedere i medesimi scarichi montati su tutte le versioni di un determinato motore. Penso in primi alle BMW e alle Guzzi, ma anche alle giapponesi (le Kawasaki VN 800 e 400 hanno gli stessi identici codici per scarichi e aspirazione).
Oggi, mentre guardavo la prova della V100 Mandello, mi è saltato all'occhio un ulteriore fattore: non esiste più il centrale. Collettori, padellone e stop. Buongiorno, mi direte voi, è già così sulle tue BMW di 20 anni fa.
Vero, come è anche vero che nei manuali sopra citati si da sempre molta importanza ai collettori e un po' meno al resto.
Vengo al punto: hanno cambiato le leggi delle fluidodinamica, si sono piegati al desing oppure c'è qualche altra motivazione tecnica (penso alle leggi anti inquinamento)?
Questi sistemi di scarico sono inferiori, per prestazioni, ai sistemi classici?
Chi sa, parli!
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Four wheels move the body, two wheels move the soul
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