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Quelli che amano guardare il Panorama In questo forum si parla di MOTOTURISMO è dedicato a chi ama viaggiare e macinare km su km per visitare il mondo


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Vecchio 23-07-2012, 23:44   #1
Prinz Eugen
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Partiamo dopo aver ritirato i piattini da Moulid. Temperatura sui diciotto gradi e lunghi stradoni: ce li godiamo, perchè oggi è in programma il passo Tizi'n'test. Dopo una ventina di chilometri viriamo seccamente a nord ed imbocchiamo la strada stretta e tutta curve del passo. E' asfaltata solo al centro, una striscia di un paio di metri: quando si incrocia un altro mezzo bisogna farsi da parte ed inoltrarsi nella fascia ai bordi, coperta da cinque centimetri di sabbia rossa, fine come il borotalco. Poi la strada migliora, ti sembra quasi di non salire e te ne accorgi solo quando guardi indietro e scorgi, in basso, la strada già percorsa che si svolge come un serpente nella boscaglia. Per fortuna il traffico è quasi inesistente, ma quelli che ci sono - un po' per la strada un po' per come guidano - fanno davvero paura. Sono trentasei chilometri su e giù, sballottati tra migliaia di curve, ma quando finisce ti senti proprio speciale: hai fatto il Tizi'n'test! A fondovalle la strada ridiventa normale, ma sei sempre in curva, tra villaggi di mattoni cotti al sole e decine di parabole satellitari che sormontano i tetti piatti delle case: anche in Marocco si fa a meno di tante cose, ma non della onnipresente televisione.
Ci concediamo una tiratina su una bella strada a curvoni prima di Marrakech, qualche chilometro (per me) a tutta; davvero la moto non teme confronti con alcun altro mezzo e noi, dopo tutte quelle curve fatte proprio piano abbiamo voglia di vento, di velocità, di rumore.
A Marrakech veniamo ovviamente abbordati da qualcuno che si propone come guida: riusciamo a farci indicare un buon hotel, non lontano dalla Jemaa al Fnaa, settecento euro a notte in due, colazione compresa, con le moto in garage, un ambiante che oserei definire lussuoso ed assolutamente nessun altro cliente. Mah!
Doccia veloce e subito verso la Jemaa al Fnaa: inizia la giostra!
Incantatori di serpenti, foto a pagamento con i venditori d'acqua che non vendono più niente e sopravvivono facendosi fotografare dai turisti. I loro costumi variopinti, tutti colori sgargianti e nappine, sono veramente unici, una bella foto vale qualche dirham. Ci perdiamo subito nel souk dietro la piazza e ne riemergiamo dopo aver acquistato un paio di magliette ed Aldo una splendida djellaba. Rientriamo tardi nella piazza, ma il programma non è cambiato ed il circo è sempre lo stesso, affascinante come sempre: mendicanti, suonatori, donne berbere che ti leggono la mano o ti fanno dei bellissimi tatuaggi con l'hennè. Perfino un pugile che si batte, a pagamento, contro chiunque lo voglia sfidare. L'abbiamo visto contrapposto ad un marcantonio grosso il doppio di lui che gli tirava certi sventoloni...lui schivava, ma ne sarebbe bastato uno: mi sa - ho pensato - che domani non lo vediamo.
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Vecchio 24-07-2012, 00:16   #2
Prinz Eugen
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La giornata non comincia bene: mentre gironzoliamo dalle parti della Koutubia, la grande, antica moschea di Marrakech (in Marocco, purtroppo, gli infedeli non possono entrare nelle moschee), Aldo viene investito da un motorino, che ovviamente se la svigna all'istante. La reazione è di dolore - un paio di belle escoriazioni ad un polpaccio - di stupore e di rabbia. "...ma sono sulle strisce pedonali!" gli urla dietro Aldo. Non posso trattenere una risatina: ...strisce pedonali...a Marrakech...in italiano poi. Parole del tutto incomprensibili, anche se fossero state pronunciate in perfetto arabo. La visita continua con qualche mugugno ed un po' di fatica: le tombe dei saadiani, un'oretta alla grande nello splendido ambiente del Palazzo Bahia, tutto stucchi, intarsi in legno, metri e metri quadrati di splendidi mosaici, piccoli giardini rigogliosi, una vera delizia.
Cena in terrazza, cucina tipica berbera: c'è molto tempo e fa freddo, è davvero una sorpresa questa Marrakech! Il cibo è buono, ma confesso di essermi lasciato distrarre dal tramonto del sole tra le palme, con l'orizzonte che vita al rosso profondo, il cielo di un blu intenso, rondini che sfrecciano al calare della sera ed il minareto della Koutubia illuminato.
Un attimo di poesia prima di ri-immergerci nel circo della Jemaa al Fnaa: il pugile non c'è, ieri deve avergli detto male, compro un berretto per il prossimo inverno dopo una contrattazione tribolata, ho il tempo di notare il contrasto di una Bentley con i vetri oscurati che passa lenta in mezzo alla folla dei mendicanti. Nella miseria generale, la ricchezza è davvero offensiva.

Lunedì 21 maggio Marrakech-Tinerhir
Non riesco a farci l'abitudine: partiamo con 17 gradi. Dirigiamo per Ourzazate, verso le Gole del Dades, ma ci concediamo una deviazione lungo la ricca Valle di Ourika (insomma, c'è acqua in abbondanza).
Ourzazate, per l'urbanistica dei francesi, sembra una città europea: sicuramente più ordinata delle città arabo-berbere, ma altrettanto sicuramente non così affascinante ed un tantino noiosa: il resto sono solo soldi delle produzioni cinematografiche, che ne fanno, a mio parere, una città un po' falsa. I panorami però, anche quelli che si possono rubacchiare dalla strada principale, sono immensi. Ci accontentiamo di questo.
Ci inoltriamo fra le montagne, ci attende il passo Tizi'n'tichka: bella strada ricca di curve, il piacere di voltarsi per guardare in basso la successione delle curve e dei tornanti, la forza di sopportare il fumo puzzolente del camion che ci precede, la voglia di una bella tiratina di qualche chilometro, insomma, fino al prossimo camion o al prossimo pullman... ce ne sono molti, questa è zona di turismo.
Abbandoniamo la direttrice principale per visitare le Gole del Dades: dopo una ventina di chilometri di bei villaggi con splendide palmeraies le Gole appaiono in tutto il loro splendore. La strada si arrampica di colpo con pochi stretti e ripidi tornanti su un immane muro di rocce rosse dominate da un castello - mi accorgerò, arrivandoci, che è un hotel - mentre il fiume scorre nella gola cento metri più in basso. Sono pochi chilometri, ma ne vale davvero la pena per lo spettacolo indimenticabile che offrono.
Proseguiamo fino Tinerhir, dove troviamo alloggio, veniamo abbordati da Alì che ci guida in una visita al souk - un vero souk per marocchini, dove non ci sono turisti - e finiamo nella bottega di suo fratello - almeno così dice - commerciante di tappeti e gioielli (tutti gioielli touareg originali...oh yeah!). Comprimao una collanina, un bracciale: per quello che costano, dobbiamo pagare la visita.
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Vecchio 24-07-2012, 00:39   #3
Prinz Eugen
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Martedì 22 maggio Tinerhir-Zagora
Oggi si va davvero nel deserto. E davvero, sotto un cielo nuvoloso, siamo subito nel deserto. Un mare di pietre, radi ciuffi d'erba polverosa e rinsecchita, un nulla infinito delimitato in lontananza da desolate colline scoscese e rocce rosse strapiombanti: sono indeciso tra l'aspettarmi una scaramuccia improvvisa tra touareg e Legione straniera o una carica di Apaches alle giubbe blu di John Wayne. Mi riporta alla realtà una mandria di cammelli (dromedari, lo so...), anche se ho imparato che questo non è il paese dei cammelli, è il paese degli asini. Li ho notati dal primo giorno, immobili all'ombra di un albero di argan, o sotto un enorme carico d'erba, guidati con il bastone da un ragazzino o da una donna, o sovrastati da un omaccione in djellaba, o nei vicoli di una medina a trasportare di tutto, da un carico di pelli di montone alle cassette di Coca Cola.
La strada è bella, asfalto a grana grossa: devi solo stare attento alle curve che ti si parano davanti dopo chilometridi rettilineo. Ma non c'è il pericolo di addormentarsi, perchè è tutto un su e giù. Le sospensioni fanno bene il loro lavoro ma non ti puoi rilassare: o molleggi con le gambe o ti siedi comodo e fai sussultare lo stomaco. Chi ha progettato la strada doveva avere il singhiozzo.
Visitiamo le Gole del Todhra, celebratissime sulle guide. Le rocce alte e rosse sembrano toccarsi cento metri sopra le acque limpide del fiume: ma la strada è cosparsa di vetri di bottiglia, il greto è punteggiato di sacchetti di plastica multicolori, dall'acqua fanno capolino lattine di Coca. Nel bel mezzo della gola hanno costruito un albergo, bello quanto si vuole, non lo so, ma davvero inopportuno: quelli che lo frequentano - li vediamo far colazione in terrazza - li prenderei a sberle. Quelle sì sarebbero esclusive!
Consegnamo agli insegnanti di una scuola di Alnif il pacco di "Bambini nel deserto" che è stato affidato ad Aldo. Sono gentilissimi ed ospitali, ci gustiamo un buon tè, li invitiamo ad aprire il pacco (quaderni e penne) e sorridiamo al vedere l'interesse per le penne biro, che si affrettano a provare sul palmo della mano. Ci vuole così poco...
Zagora, la porta del deserto. Mi sarei aspettato un posto di frontiera ed invece mi ritrovo in una città moderna che, sull'unica strada che l'attraversa, presenta una lunga serie di palazzoni: è solo nelle stradine laterali che sopravvivono i vicoli poveri della città sahariana. Non basta il famoso cartello "Tombouctou 52 Jours" (ricostruito a fini turistici) a riportarci alle porte del deserto.
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Vecchio 24-07-2012, 11:29   #4
Prinz Eugen
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Ripercorriamo fino Alnif in senso inverso la strada fatta ieri. Lunghi rettilinei interrotti da serie di belle curve veloci ed un po' di su e giù quando la strada circumnaviga i rilievi rocciosi. I villaggi si susseguono con le loro case basse e le alte torri degli ksar, il cui colore rosa si accentua sotto i raggi del sole. Scopro dettagli che ieri mi sono sfuggiti: i pozzi dei villaggi sono quelli di duemila anni fa e le donne fanno la fila per calare il secchio ed attingere l'acqua. La lunga striscia di terra bagnata dallo Oued Draa è rigogliosa: campi coltivati ed una lunghissima, ininterrotta palmeraie. Poi chiazze sabbiose compaiono ad interrompere la distesa di pietre: il deserto di sabbia si presenta con timidezza, ma non gli ci vorrà molto per imporsi con tutta la sua potenza.
Donne corrono verso la strada facendo gesti che al momento non comprendiamo: quando capiamo che ci chiedono da bere siamo già un chilometro oltre e la bottiglia d'acqua che ci portiamo dietro rimane dov'è. Che incontro fantastico sarebbe stato: me ne rammarico ancora mentre scrivo, ma se dovessi ritornare - due bottiglie tra i bagagli - saprò cosa fare e sconterò la mia colpa.
Nei villaggi gli uomini passano il tempo all'ombra di un albero o di un muro, chiacchierando e fumando. Le donne le incontri lungo la strada, a piedi lontano dai villaggi, cariche di legna o di fasci d'erba, o ad accudire un gregge di capre. Nei villaggi la velocità è quella degli asini, la forza motrice è quella delle donne. Il mio Marocco ha il volto di una donna berbera.
A Rissani la tecnologia è rappresentata dai telelaser della polizia, che ci attende - invano - all'entrata ed all'uscita della città. A Merzouga - mi aspettavo un pullulare di navigatori del deserto ed una moltitudine di dakariani - non c'è nemmeno questo. Attraversiamo il villaggio di piccole case povere - un albergo all'entrata, un bar polveroso in centro - e. dopo un arco - percorriamo il tratto sconnesso oltre il quale c'è solo il deserto. Eppure i turisti ci sono: sono dispersi negli hotel - comodi, belli, affascinanti, noi pernotteremo al "Kasbah Mohayut", con piscina - e li ritroveremo la sera, a salire in fila le dune dell'Erg Chebbi, dorate dalla luce del sole al tramonto.
Scaricati i bagagli, non perdiamo tempo per correre a Taouz, case di mattoni cotti al sole costruite sulla sabbia, dove la fine dell'ultima strada è segnata da due paracarri dipinti di bianco e di rosso con la scritta stop.
Eppure Merzouga ci riserva incontri che ricorderemo.
Hassan, giovane sveglio di Taouz. Ci ha invitati a visitare le incisioni rupestri, cercando di valorizzare e - perchè no - di monetizzare il poco che il villaggio può offrire. Per mancanza di tempo non abbiamo potuto accettare ed ancora me ne dispiace. Segnato, se ci sarà, per la prossima volta.
Mohammed, piccolo pastore Amazigh. Nato nel deserto sotto una tenda berbera, pastore di "animali piccoli" - così ha detto - perchè la sua famiglia è povera e non possiede cammelli, guida del deserto a piedi, perchè anche lui non possiede un cammello.
Parlava anche un po' di italiano, imparato dai pochi turisti italiani - bravi - che ha accompagnato, a piedi, nel deserto. Occhi vivaci ed i gesti calmi e misurati di chi è abituato a vivere con poco ed a convivere con il nulla. Ho comprato qualcosa nella bottega che custodiva nella sacca che portava a tracolla, senza tirare sul prezzo, come piccolo contributo per l'acquisto di un cammello, in un futuro che tuttavia non mi sembra vicino. A piedi intorno alla Grande Duna dell'Erg Chebbi con la guida di Mohammed: anche questo segnato, se ci sarà una prossima volta.
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Vecchio 24-07-2012, 14:07   #5
Prinz Eugen
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Giovedì 24 maggio Merzouga-Azrou
Si ritorna verso nord, questa volta definitivamente: percorriamo la valle dell'Oued Ziz fino Ar-Rachidia, attraversando molti villaggi di contadini e pastori, con un traffico inesistente ma limiti pesanti di 40 km/ora ed il telelaser all'uscita dall'abitato. Cominciano le montagne e ci troviamo subito in quota, con lunghi retti8linei ed ampi curvoni. Dopo Midelt si sale sull'Alto Atlante Orientale: sembra un ritorno all'amata Turchia orientale, ampi pianori e panettoni erbosi sormontati in cima da una corona rocciosa, sui cui pendii sorgono povere ma operose fattorie. Ci sentiamo lontani dal nulla affascinante del deserto: qui tutto è verde, il grano non è ancora maturo e la distesa verde è coperta di papaveri rossi. La terra è finalmente nera e grassa, e manterrà la promessa di un premio alla fatica di chi la coltiva. Saliamo ancora, attraversiamo una splendida foresta di cedri, ci fermiamo in cima a fotografare le scimmie che la abitano, raggruppate vicino ad un parcheggio ad aspettare il cibo facile dei turisti di passaggio. Si scende verso Azrou all'ombra di cedri, abeti e - più in basso - querce su una strada a morbide curve: i prati sono verdi, gli alberi di un verde più cupo, il cielo è azzurro, fa un piacevole fresco: siamo in paradiso. Azrou si presenta come una moderna cittadina di stampo europeo, case dal tetto aguzzo e dai colori vivaci, una piazza che potremmo trovare in qualche cittadina delle nostre Prealpi. Solo la vivacità dei negozi e del piccolo souk, ed una moschea di dimensioni gigantesche ci fanno ricordare che siamo in Marocco. Soggiorniamo all'Hotel Panorama, un albergo di stile, menù e qualità del servizio europei: consommè, bistecca, birra. Fa piacere dopo tanto cous cous e tante tajines...

Venerdì 25 maggio Azrou-Fes
Fa fresco, ma la mattinata è splendida. Ci fermiamo stupiti a Ifrane: sembra di essere in Austria, tetti aguzzi, prati verdissimi ed aiuole fiorite, il famoso leone scolpito da un prigioniero tedesco durante la guerra, tutto lingo e pulito. C'è anche - ciligina sulla torta - un Hotel Courmayeur. Ci sono anche tanti poliziotti e nessun mendicante: tranquillità e sicurezza, e la voglia di non mescolarsi con i poveracci. Ifrane è bella, una piacevole e gradita sorpresa, ma ci senti questa atmosfera. Semplicemente, non è Marocco o, forse, è l'essenza del Marocco di oggi.
Dirigiamo veloci per Fes, sono poche decine di chilometri. Anche qui veniamo abbordati da un tizio in motorino che ci guida - dice -verso una buona sistemazione. Infatti arriviamo ad una splendida abitazione privata - stucchi, intarsi in legno, piastrelle secondo il miglior stile marocchino - che eleggeremo a nostra dimora per i prossimi due giorni. Il prezzo non è basso e, nel passaggio tra dirham ed euro, mi distraggo un attimo e 1200 dirham diventano 120 euro. Aldo storce il naso, ma io non riesco a prendermela, sono 30 euro a notte a cranio...ancora facile la vita. Le due cene che invece consumeremo in casa - prelibato il cibo ed ottimo il servizio, intendiamoci - ci resteranno sullo stomaco: 25 e 30 euro a testa. avremmo potuto nutrirci, magari non altrettanto bene, per una settimana.
Siamo arrivati presto, abbiamo il tempo per un primo giro di esplorazione. Prima tappa a farci una bella spremuta in un bar della Nouvelle Ville: penso bene di dimenticare una felpa ed il cellulare. Proprio mentre me ne rendo conto e comincio a maledire la mia distrazione, ci raggiunge di corsa il cameriere, che mi riconsegna tutto rifiutando ogni ricompensa: anche se non leggerà mai queste righe, grazie di cuore.
Ritorniamo dalla medina con un Petit Taxi, per l'astronomica cifra di 12 dirham (un euro circa). E' una vecchia Fiat Uno con 547.000 chilometri: i cuscinetti posteriori ruggiscono in accelerazione e guaiscono penosamente in rilascio, ma la situazione migliora con l'aumentare della velocità, al contrario del mio stato d'animo. Chiediamo perplessi e divertiti quanto pensa di farci ancora: 200.000 chilometri, siamo sbalorditi, viva l'ottimismo!
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