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Vecchio 14-03-2026, 14:08   #101
gonfia
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Probabilmente è già stato detto, ma… dovrebbero prenderti a National Geographic!!
Complimenti Diego, sei un grande!!

In questo momento anch’io mi trovo in Africa, allo Tsavo West… Tre giorni di Safari tra Tsavo West e East, poi si torna da amici a Diani.

Anche noi abbiamo volato con Ethiopian via Addis Abeba, davvero valida!

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Vecchio 14-03-2026, 14:48   #102
Fagòt
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Spero riusciate a vedere il Kilimangiaro da nord... In questa stagione è sempre coperto da una cappa di nuvole.
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Vecchio 14-03-2026, 16:56   #103
gonfia
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Grazie!
Oggi giornata molto grigia e foschiosa … l’unico vantaggio è che faceva meno caldo (e comunque l’umidità è alta)
Spero che domani migliori, i colori rendono molto meglio sotto la luce del sole

Buon proseguimento della tua magnifica avventura!!
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Vecchio 14-03-2026, 17:35   #104
pongo
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Diego , sempre un piacere leggere i tuoi report. Complimenti
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Vecchio 14-03-2026, 20:36   #105
Fagòt
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Grazie Alberto... cerco di non annoiare, anche se è difficile a volte trasmettere tutte le senzazioni vissute in viaggio. Ci sono cose che io ho ormai assimilato e spesso ritengo superfluo parlarne, ma per chi non c'è mai stato possono risultare completamente estranee al nostro modo di vivere o di viaggiare e quindi degne di descrizione.
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Vecchio 15-03-2026, 16:53   #106
Fagòt
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Una leggera pioggerellina ha preso a cadere dalle prime luci dell’alba. Smonto velocemente la tenda prima che si bagni completamente e mi faccio un caffè sotto la capanna che viene usata come cucina dai campeggiatori.



Saluto i custodi e tornato al bivio di accesso riprendo la D19, una gravel pianeggiante e tenuta decentemente. Alzo un pochino il ritmo… 80 km\h sono più che sufficienti e appena passato un boda boda improvvisamente sulla mia traiettoria due canali lunghi 7/8 metri e profondi 70 cm. lasciati da un camion che è rimasto bloccato.
Troppo tardi per evitarli, faccio l’unica cosa possibile cercando di restare sulla cresta da 30 cm. che si trova tra i due… un attimo e Fotty perde aderenza con il posteriore, scivola nel canale sinistro e dopo avermi scaraventato a terra esegue un 180° carpiato con avvitamento adagiandosi a testa in giù nella pozza d’acqua che riempie il canale destro.
La zega di destra è rimasta a terra per il colpo subito.
Il conducente del boda boda che avevo appena superato arriva dopo un attimo… scarpe lucide, camicia blu da ufficio, lo smart collegato a una cassa per ascoltare la musica mentre trotterella sulla pista… in senso in verso arriva una coppia di ragazzi sempre su un boda boda. In un attimo rialziamo la moto… i ganci inferiori della zega si sono rotti ma riescono ancora a garantire il sostegno nel telaietto. La lego con una cinghia per evitare che si sfili prendendo le buche.





Tre ripassi veloci veloci: potevi restare “veramente offeso, ma di brutto brutto brutto!”…... mai abbassare l’attenzione o lasciarsi prendere la mano, le piste africane e desertiche dovrebbero avertelo già insegnato PIRLA… per fortuna non sei mai solo qui, anche se per km e km non hai visto nessuno, basta sedersi e aspettare che qualcuno prima o poi passa.

Mi rimetto a velocità da motorino africano, sempre in piedi, e guardo le linee che lasciano a terra… conoscono a memoria i vari tratti, sanno quindi quando cambiare le traiettorie per il fango, le buche o qualsiasi altro motivo.
90 km in 3 ore così fino a Mporokoso dove ricomincia l’asfalto. I boda boda riuniti nel centro del paese mi chiamano a gran voce: le solite domande… quanti litri il serbatoio… a che velocità massima… quante marce… quanto pesa questa Big Machine. Gli racconto un po’ della strada fatta… gli faccio vedere il GPS e gli chiedo se vogliono qualche foto.











La D19 scende velocemente verso sud in direzione opposta alla mia meta per cui dopo 80 km ho tracciato un taglio su una pista che da ovest ad est mi porterà sulla M1. Quest’ultima sale verso Mbala e la porzione del Tanganyika che confina con lo Zambia.

La pista corre sulle colline e le piogge degli ultimi giorni in alcuni punti hanno lasciato il segno. Il problema principale sono le salite e discese dove l’acqua per via delle pendenze scava solchi e rigagnoli profondi, le piane tra una collina e l’altra fungono da spugna per qualche giorno trattenendo tutta la sabbia, le parti alte invece sono quasi integre con ancora il ghiaino originale.
Nei punti più critici seguo le linee dei motorini che si inoltrano a fianco nella vegetazione. Facile a dirsi un po’ più difficile a farsi, visto che con 100 kg di peso si permettono tagli e traiettorie fantasiose che con i 280 della Fotty obbligano invece alla massima prudenza.









A metà pomeriggio si possono incontrare i ragazzi che tornano da scuola. Chiedo quanta strada abbiano da fare e come sempre gli spazi qui si misurano in tempo e non in km. Due ore alla mattina e due ore per il ritorno. A passo tranquillo son 10 km a tratta.



Sbuco sulla M1 proprio quando sta per scatenarsi un temporale e faccio in tempo a ripararmi sotto la tettoia di un fabbro. Arrivato a Mbala non restano che coprire gli ultimi 35 km. di pista fradicia con tutto il panorama possibile dei fondi: taglio a mezzacosta delle colline argillose, sabbia rossa e nera, ghiaia nella foresta e l’ultimo tratto con una discesa a tornanti su sassi smossi. Per un attimo si intravede anche il lago Tanganyika dove sta calando il tramonto.









Il Great Kalambo Lodge è chiuso, c’è solo un ragazzino a sorvegliare il tutto e non parla inglese. Gli chiedo una stanza che dopo la tappa di 380 km di cui oltre 200 in fuoristrada non ho proprio voglia di montare la tenda. Dopo 20 minuti arriva il custode delle cascate e Peter il responsabile. Nessun problema per la stanza… domani ricordati che dovrai pagare la visita all’ingresso principale. Cosa ti preparo per cena? E soprattutto la vuoi una birra?





La prima Safari Lager … il Kalambo River fa da confine e a poche centinaia di metri guardando verso nord posso intuire il profilo della foresta che si estende in Tanzania.
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Vecchio 20-03-2026, 14:54   #107
Fagòt
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Occorre attendere un’ora prima che la nebbia mattutina si diradi e lasci intravedere qualcosa. Peter mi ha detto che la stagione turistica riprende a maggio e si protrae fino a novembre… i 4x4 portano i visitatori fino al lodge e restano in genere un paio di giorni.







Un lungo camminamento cementato e in discesa porta fino al punto in cui il Kalambo si getta nelle gole sottostanti con un salto di circa 230 metri e creando così le seconde cascate per altezza dell’Africa. Là sull’altro lato i tanzaniani hanno delimitato la zona più pericolosa dove i turisti si facevano i selfie.

















Il centro d’accoglienza visitatori è costituito da un’ampia struttura aperta e con il tetto in paglia, un tavolino per registrare le visite e riscuotere i 15 dollari di ingresso, servizi igienici e qualche cartello che avvisa del numero di gradini che si debbono affrontare nel percorso che volendo scende fino alla base delle cascate. Io prendo per la comoda sterrata di servizio che lo collega al lodge e dopo aver salutato Peter ripercorro la pista che porta a Mbala. Mi rassicura sul fatto che le gravel in Tanzania sono in uno stato migliore di quelle zambiane.







Da Mbala una quarantina di km. mi separano dal border di Zombe\Kasesya… piccolissimo e fuori dalle rotte commerciali mi eviterà di scendere per 200 km. fino all’altro unico posto di confine tra i 2 paesi, Tunduma.







In 10 minuti timbro passaporto e carnet in uscita… sia all’immigrazione che alla dogana ci sono delle ragazze gentilissime che mi augurano un buon viaggio.



500 mt. di terra di nessuno e gli uffici della Tanzania. Al centro salute l’impiegata mi chiede la vaccinazione per la febbre gialla… esibisco il libretto con la mia vaccinazione fatta 15 anni fa e scaduta da 5… me lo fa notare, prova la febbre con un termometro digitale e mi autorizza all’ingresso. Al mio rientro farò il tagliando completo, promesso.





All’immigrazione chiedo un visto di transito… ho già il visto per la Tanzania ma mi servirà più avanti e dato che non rilasciano gli ingressi multipli è l’unica soluzione applicabile: gli faccio vedere il visto ETA per l’Uganda, gli spiego l’itinerario che intendo seguire per raggiungere il confine nel più breve tempo possibile. Nessun problema… mi concede 7 giorni e dato che non ho scellini tanzaniani e neppure connessione internet, l’impiegato mi fa agganciare al wifi dell’ufficio per autorizzare con la mia carta di credito il pagamento telematico di 25 dollari. 10 minuti e appone il visto sul passaporto.



In dogana il giovane addetto si studia per bene il carnet in modo da ricavare tutti i dati della Fotty e compilare il TIP valido sempre per 7 giorni. Il modulo C32 riconosciuto in East Africa si fa solo online sui vari siti ministeriali. Uno volta stampato mi timbra anche il carnet (sebbene ufficialmente non sia sufficiente solo quest’ultimo) e mi augura un “Welcome in Tanzania”.






Al cancello il militare non esce nemmeno dalla guardiola… mi fa cenno di proseguire con la mano senza controllare nessun documento, sincerandosi solo che lo spazio aperto del cancello sia bastevole. In genere ci passano solo i motorini dei frontisti che vanno a far compere o commissioni da una parte all’altra.

Appena varcato il confine il tempo cambia e compare un timido sole. La prima cosa che salta agli occhi è l’utilizzo delle lamiere ondulate per la copertura dei tetti, molti più alti e spioventi di quelli delle capanne zambiane… i muri restano per la maggior parte in fango o mattoni. E la cosa presuppone una maggior disponibilità economica da parte della popolazione. La seconda è la comparsa delle mandrie di bovini… di sicuro il fatto che molte etnie a partire dai Masai siano pastori conta molto, ma in ogni caso anche solo possederne un paio dalle enormi corna e la gobba sul collo è un investimento che in Zambia non si possono permettere. Almeno per quel poco che ho visto… solo qualche capra.







La B8 che collega il border di Kasesya con il border di Mutukula a nord è lunga circa 1100 km., in parte asfaltata e in parte ancora sterrata o con lavori in corso. Ho scelto volutamente di passare di qui… il lago Tanganyika è il più lungo d’Africa e il secondo più profondo al mondo con i suoi 1460 mt., adagiato nella parte più profonda della Great Rift Valley che prosegue fino al Mozambico verso sud… la B8, rinominata anche T9 dal governo centrale, gli corre a fianco sulle colline attraversando la parte più remota e meno turisticizzata della Tanzania.
Per eventualmente raggiungere le rive del lago esistono 3 punti di accesso lungo la sua lunghezza, ma sono tutte piste tra le montagne che raggiungono posti dimenticati da dio che infatti prediligono per gli scambi commerciali il collegamento lacustre effettuato da un vecchio vascello tedesco del 1900 e rotti. Affondato dai tedeschi dopo la sconfitta con le truppe inglesi presenti nell’allora Rhodesia, fu riportato a galla dagli albionici che lo rimisero in funzione… nessun porto… il carico delle merci e persone avviene con imbarcazioni più piccole e volendo avrei potuto caricare Fotty nel porto zambiano di Mpulungu e farmi una crociera di 3/4 giorni fino su a Kigoma.
Ma mi avrebbe tenuto il broncio per tutto il resto del viaggio.

Video Liemba

Per cui subito 100 km. di sterrata fino a Sumbawanga… benzina avevo fatto il pieno stamani a Mbala con gli ultimi Kwacha, resta da cambiare un po’ di euro in scellini.
Arrivo mezz’ora prima della chiusura della banca e ho tutto il tempo per farlo, anche se qui per ogni cosa ci va la calma africana… chiedi al direttore… conta, riconta, autorizza, vai dalla cassiera blindata dietro 5 cm. di vetro antisfondamento che butta manciate di banconote nella macchinetta e mi restituisce il corrispettivo in una mazzetta alta 8 cm.
Aveva finito i pezzi grossi o forse più semplicemente la gente qui si può permettere solo le banconote da 10000, circa 2 euro. Fuori guardia armata di AK che mi ringrazia della visita alla NBC.

I Tuk Tuk, Ape Piaggio o come diavolo li chiamano qui riempiono le vie cittadine: prodotti in India dalla TVS il modello King dispone di un 225 cc., con 4 marce avanti e una retro.
In teoria la panchetta posteriore sarebbe per 2 persone… qui ci girano in 5 o 6 compreso il conducente che spesso guida in posizioni assurde per concedere spazio ai passeggeri in overbooking.







Dopo 3 giorni un alloggio con acqua corrente, doccia e bar annesso. Per cena la cuoca mi cucina del pesce locale, la Tilapia del Nilo… una sorta di grossa orata d’acqua dolce che si trova nei bacini e nei fiumi dell’Africa Orientale fin su ad Israele.



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Vecchio 20-03-2026, 15:16   #108
gonfia
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Meraviglioso!
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Vecchio 21-03-2026, 18:05   #109
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A colazione trovo 2 operai veronesi arrivati in tarda serata: sono qui per montare essicatoi per cereali e dopo averne finito uno ieri sono in procinto di spostarsi, accompagnati da un referente locale e dalla polizia, in un’altra cittadina a circa 300 km.
Stiamo a chiacchierare per un po’ e in dialetto veneto con annessa percentuale di bestemmie, mi raccontano di quanta fatica facciano a sbrigare il lavoro circondati da decine e decine di aiutanti… anzi curiosi che gli tolgono l’aria.
“Quando finite? Si te posti e non mi sta adoso a darme fastidio ogni minuto magari finisco per stasera…”


Sulle vie di ingresso alla città campeggiano ancora i manifesti elettorali con la foto della Presidente Samia Suluhu Hassan rieletta ad ottobre 25 con uno strabiliante plebiscito del 97%. I due maggiori leaders dell’opposizione incarcerati prima delle elezioni hanno fatto crescere qualche dubbio, oltre che nella comunità internazionale, anche in molti giovani del paese che hanno dato vita a proteste e manifestazioni, represse duramente dalla polizia con molte centinaia di morti e il blocco internet per una settimana. La democrazia da queste parti ci mette un attimo a prendere una piega autoritaria che consenta di riconfermare le cariche precedenti e il potere che ne deriva.



Tanzania i giorni più bui

Il bel tempo decide di accompagnarmi anche oggi e i 120 km. di asfalto che mi separano dall’inizio del Katavi Park al villaggio di Kisi scorrono velocemente. Avevo il dubbio che essendo un parco (il più remoto verso ovest e non facilmente raggiungibile dalle altre città turistiche) non fosse consentito l’accesso alle moto, ma la B8 o T9 è considerata via di grande comunicazione commerciale e le immagini satellitari mi hanno confermato la presenza di camion e minibus… per cui se ci passano loro della Fotty dovrebbero fregarsene. Volendo c’è anche una deviazione leggermente più lunga che passa nel lato est del parco, proprio in corrispondenza di una enorme ansa di un fiume dove si radunano gli ippopotami e i coccodrilli a rotolarsi nel fango.
Si può passare senza pagare l'obolo della visita al parco a patto di non fare fotografie.
Tanto vale allora prendere la via più corta da 85 km.







Qualche tratto in manutenzione, qualche altro bagnato dalle piogge recenti… all’uscita i guardiani alzano la sbarra senza battere ciglio e tornano a controllare i documenti di un camion prima di farlo passare.












Attraverso Mpanda e la sua piana di nuovo su asfalto, poi quando cominciano le colline nella parte settentrionale della regione Katavi di nuovo pista rossa per quasi 160 km. che mi porta fino ad Uvinza. La pioggia mi deve aver preceduto solo di qualche ora perché almeno la metà del percorso nelle foreste è ancora fradicio e il fanghino che si solleva si appicca come colla al radiatore e all’anteriore della Fotty.

































Il grosso villaggio oltre al distributore ha anche un paio di lodge per camionisti e qualche Mama che sotto una tettoia di lamiere a bordo strada prepara loro la cena. Mentre mi registrano la sim tanzaniana vengono brutalmente bullizzato da 3 bambine che giocano a bordo strada. La più piccola di tutte ha uno sguardo da furbetta e una risata contagiosa: è suo il primo “Jambo Mzungu!”… “Ciao viaggiatore\vagabondo\uomo bianco!”

La sintesi perfetta in swahili.









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Vecchio 27-03-2026, 18:46   #110
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Alle 7.30 il crocevia di Uvinza è già in pieno fermento: i Tuc Tuc e i Boda Boda scaricano i loro passeggeri alla fermata dei minubus che fanno la spola con i villaggi sulla B8, mentre alcune donne tentano di vendere prodotti commestibili per il viaggio.









Due chilometri di asfalto per uscire e poi ricomincia la sterrata. Il cielo è coperto completamente e dopo mezzora inizia una pioggia copiosa… la prima parte è in rifacimento completo e il fanghino relativo rende Fotty a tratti ingovernabile con il posteriore da signorine che derapa continuamente. Prima caduta della giornata ai 10 all’ora con la zega sinistra che comincia ad accusare i colpi dopo 15 anni di uso non consono. Mi prendo una sosta sotto una capanna dove alcuni boda boda hanno acceso un fuoco visto che la temperatura è intorno ai 10 gradi. Inutile farsi del male apposta.





95 km e 3 ore per arrivare fino a Kasulu dove la B8 torna asfaltata e piega di 90 gradi in direzione nord est, costeggiando il confine con il Burundi.
Poco prima di Kibombo in direzione contraria un convoglio di 20 autobus scortati dai militari dava la netta impressione di essere un trasporto di sfollati… o dal Burundi o dal Ruanda… dove i congolesi del nord Kivu si rifugiano per sfuggire all’ M23. L’Uganda non ha spazio per accoglierli, già impegnata fortemente con i campi profughi per coloro che scappano dal Sud Sudan. Pioveva ancora e non sono riuscito a fare nessuna foto.

Il villaggio è l’ultimo grosso centro sulle colline che cominciano a ricoprirsi di piantagioni di banane… siamo ormai quasi all’equatore. Mzungu! Mzungu!... il richiamo è inequivocabile e tocca sempre fermarsi a fare 4 chiacchiere con i drivers. Qui hanno sviluppato degli ombrelli estremamente robusti, senza manico e con una prolunga per il passeggero, che fissano al manubrio in 4 secondi netti appena comincia a piovere. Ai 60/70 kmh non si piegano e garantiscono una discreta copertura.











Ultimo tratto con cantiere in corso con una discesa viscida da piedi a terra… la caduta praticamente da fermo continua a ferire ulteriormente la zega, più che il mio orgoglio.
Per fortuna la parte restante fino a Nyakanazi porta in dote un manto stradale nuovo e un timido sole pomeridiano. Al mio arrivo la bottega di un fabbro con a fianco quella di un serramentista in alluminio sono perfetti per ripristinare i danni alle borse: 4 sane martellate, un po’ di rivetti e due placche di alluminio.









L’alberghetto si trova proprio all’incrocio tra le 2 nazionali, quella che porta in Uganda e quella che sale in Ruanda. Il Lago Vittoria dista ormai veramente poco.



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Vecchio 27-03-2026, 19:01   #111
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Lo voglio!!!!!!



Un solo ulteriore commento sul tuo report: coinvolgente
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Vecchio 27-03-2026, 20:16   #112
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Dopo l'acqua del mattino c'ho fatto un pensiero anch'io.
Solo che guidando sempre in piedi per evitare la risalita di acqua e fango fino al naso avrei dovuto chiedergli una prolunga aggiuntiva.
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Vecchio 27-03-2026, 21:18   #113
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Viaggione stratosfericamente FANTASTICO Complimenti ragazzo
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Vecchio 30-03-2026, 17:45   #114
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Per la prima volta ho dormito scoperto e con il ventilatore che arieggiava la stanza… i 30 gradi finalmente cominciano a farsi sentire, malgrado la stagione delle piccole piogge e l’altitudine: dallo Zambia fin qua ho sempre viaggiato su un altopiano sopra i 1000/1100 metri di altezza.
Restano gli ultimi 300 km fino al border di Mutukula e la riserva forestale di Biharamulo da attraversare, poi le rive occidentali del più grande lago africano. Oltre la metà delle sue acque si trovano in Tanzania.











Le piantagioni di banani o platani (le banane verdi che vengono fritte) diventano via via sempre più estese man mano che ci si avvicina alla Perla d’Africa… come amano definire la loro nazione gli ugandesi.





Poco prima di Bukoba si affianca Mr Subaru, un motociclista locale con una Adv 250 cinese superkittata. Non gli sembra vero di avermi incontrato e poter quindi fare foto e video da postare sui suoi canali social. Mi scorterà per una trentina di chilometri fino alla sua cittadina. Rigorosamente in ciabatte.













La coda dei camion in attesa di attraversare il confine inizia 5/6 km prima… li passo e parcheggio appena dopo il cancello d’entrata, proprio in fronte allo scanner a raggi X a cui si devono sottoporre dopo le pratiche doganali. Un fixer si propone di darmi una mano e accetto di buon grado visto che il caos è notevole essendo un One Stop Border… ossia un’unica area con gli uffici di entrambe le nazioni.









Timbro l’uscita all’immigrazione e presento il libretto della febbre gialla al centro di salute ugandese. La signora non lo apre nemmeno mentre mi passa un tagliandino con la scritta ok e la data odierna. Allo sportello non c’è nessuno in coda e nemmeno alla postazione, dopo 5 minuti si presenta l’impiegato che stava facendo pausa pranzo con un'enorme macedonia… prende il mio ETA con relativo codice… inserisce i dati nel sistema e stampa il visto adesivo con relativa data di scadenza tra 90 giorni. Poi mi rende il passaporto augurandomi un buon soggiorno in Uganda.

L’ufficio delle dogane è minuscolo e con 2 scrivanie: rendo il Tip a quella della Tanzania e mi faccio apporre il timbro di uscita sul carnet, mentre a quella ugandese c’è un viavai continuo di fixer e camionisti. L’impiegata mi risponde che non riconoscono il carnet e deve emettere obbligatoriamente un Tip al costo di 60 dollari. Cerco di convincerla con le buone, ma la sig.ra Jennifer mi sembra già abbastanza scocciata di suo… ogni camion deve presentare una dichiarazione con relativo carico e destinazione appena arrivato al cancello… a seconda del numero di assi e quindi peso desunto in tonn. del trasporto e soprattutto dei km da fare sulle strade nazionale lei, utilizzando una tabella appesa al muro, calcola l’imposta doganale e la tax road, inserisce i dati e restituisce l’importo relativo al camionista, che deve pagare solo con pagamento elettronico o bonifico. Le cifre minime partono dai 2000 dollari.
Tra uno e l’altro il fixer “appoggia” il mio libretto di circolazione e il mio passaporto sulla scrivania spingendolo “delicatamente” affinchè non cada sotto il suo sguardo. Quando li prende in mano le faccio vedere la pagina interna del carnet in modo che le sia più facile ricavare i dati della Fotty, visto che sono scritti in inglese. Finalmente ci rende la nota di pagamento e torniamo indietro di 10 metri nel villaggio dove i camionisti trovano tutto il necessario: cambiavalute, baracchini con pc e telefoni per pagamento telematico, piccoli supermercati, posti per mangiare. In media ci passano dai 7 ai 10 giorni da quando si fermano alla fine della coda, anche per via dello scanner che opera con una lentezza esasperante.
Dopo aver pagato e presentato la ricevuta l’impiegata compila e stampa il mio Tip, appone di malavoglia un timbro sul mio carnet e posso finalmente raggiungere il cancello d’uscita a 500 mt per l’ultimo controllo. Ci son volute solo 2,5 ore… tanta grazia rispetto ai conducenti.







Varcato il cancello c’è il resto del villaggio… a parte l’area doganale non esiste una linea di separazione netta con filo spinato o militari, solo un reticolo di stradine che vanno da una parte all’altra. Prendo una sim locale e trovo un lodge a 700 mt., di banche neanche l’ombra. Quando chiedo se hanno un bar mi indicano la zona sul fondo del grande cortile… affangala … l’avessi vista prima di fare la doccia mi ci sarei buttato vestito, che oggi sembrava di stare in Africa.









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Vecchio 01-04-2026, 16:01   #115
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La regione dei grandi laghi… ad Est il Lago Vittoria ad ovest il ramo “Albertino” della Rift Valley con, in una sequenza visibile facilmente da Google, i suoi laghi da sud a nord: Tanganica, Kivu, Edouard, George e appunto Albert.
La Rift, larga dai 30 ai 100 km, essendo una spaccatura che sta collassando e allontanandosi sempre più dal continente ha generato ai suoi bordi longitudinali delle piccole catene montuose. Sul versante ugandese è presente una moltitudine di crateri vulcanici le cui caldere ora si sono trasformate in laghi. La mia via dell’acqua continua quindi verso nord ovest... vediamo se riesco a vederne qualcuno prima che tra qualche milionata di anni arrivi qui un nuovo mare e tutta quest’area diventi una grande isola nell’oceano Indiano.
La nazionale che porta con 230 km a Kampala in circa 8 ore è per metà sterrata, tanto vale andare per campi direttamente ad ovest. Una ventina di km su stradine usate solo da motorini e biciclette, poi una delle tante gravel senza nome e senza numero che caratterizzano l’Uganda: è già cominciata la dry season e restano solo alcune grosse pozzanghere… il fondo è compatto e duro con a volte la presenza di piccole buche in rapida successione. Decisamente molti soldi in meno della Tanzania per la manutenzione ordinaria.





Dopo 95 km ad Isingiro ricompaiono l’asfalto e ben 2 banche… alla prima è necessario avere un conto per cambiare, mentre a quella di fronte basta il passaporto.
I primi Crater Lakes e meno famosi sono una dozzina nel distretto di Rubirizi e solo i più grandi hanno un nome… questo il Lutoto.




Poi le colline digradano improvvisamente dai 1500 mt. nella piana occupata dal Queen Elisabeth Park. La Mbarabara-Kasese Road ci passa in mezzo, scavalcando anche il canale di Kaginza che unisce il lake George al lake Edouard… con i battelli è possibile vedere ippo, coccodrilli, bufali e elefanti che ci fanno il bagno o si abbeverano.













Prima o poi sapevo che ci sarei arrivato, ma non mi sono segnato il punto preciso per avere la sorpresa della mia prima volta. Difficile non notare il monumento e relativo piazzale annesso… 33 gradi e il sole che finalmente dona un po’ di luce e contrasto alle fotografie.







La A109 porta velocemente a nord verso Fort Portal che è la città di partenza per i tour nei parchi vicini e per la zona più famosa dei Crater Lakes: basta prendere 50 km prima della città la pista che corre più a est in mezzo alle colline vulcaniche dalla terra nera come la pece e i campi in pendenza coltivati a mano.



























Al mio arrivo nella città adagiata ai 1500 mt di altezza scopro che gli ultimi 40 km di piste butterate hanno lasciato il segno spaccando l’attacco del telaietto posteriore, su cui grava il peso del serbatoio, di una borsa e della chiappa destra. Un paraolio della forcella, che ieri aveva cominciato a perdere è completamente andato… inutile metterci mano qui dove tali misure non le hanno nemmeno. I boda boda a fianco del distributore mi accompagnano subito dal loro meccanico di fiducia che ha bottega con un fabbro del quartiere. Appuntamento per domani mattina alle 8.00 che ora sta già calando la sera.





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Vecchio 01-04-2026, 19:19   #116
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Saldatura a TIG suppongo

Aspetto di vedere la riparazione
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Vecchio 01-04-2026, 20:32   #117
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Qui fanno e riparano solo cancelli con elettrodi del 4.
Ma ho sedato profondamente la Fotty durante l'intervento. Non ha visto niente e non si è accorta di chi le metteva le mani addosso.
Per fortuna sua.
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Vecchio 04-04-2026, 18:04   #118
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La bottega di Benjamin è ancora chiusa mentre il fabbro è già all’opera con la sua saldatrice… mi fa parcheggiare di fronte alla porta e tira fuori la massa che consiste in una piattina di ferro lunga 3 metri e larga 5 cm. agganciandola al telaio della moto.

“‘Spetta un attimo che facciamo le cose con calma, ciccio”. Tolgo bagagli, borsa laterale e tiro fuori le chiavi… la vite con testa tonda Torx 40 ovviamente risulta un po’ difficile da smollare senza l’inserto adeguato… ho solo un kit completo con le classiche chiavi a L, sia Torx che brugola, più tutti gli inserti piccoli classici. Benjamin arrivato nel frattempo è la prima volta che le vede, per cui in officina non ha nulla.

Tolto il pezzo il fabbro sega un tubolare quadro lungo circa 10 cm. da inserire all’interno come rinforzo, mentre io scollego centralina e batteria addormentando Fotty per il tempo che basta. Ci mancherebbe solo di darle una scossa…”Libera!... Libera!” e creare uno scompenso nel suo sistema elettronico.





Poi la corichiamo di lato, punto appena appena una vite M10 per tenere in posizione il moncone con il resto del telaietto posteriore e ricopriamo le parti “intime” con stracci bagnati per evitare che le scintille producano danni nei dintorni: serbatoio in plastica, ammo posteriore, tubazione e impianto freni. Puntate rapide su 3 lati… per fare il 4° dovrei smontare anche l’Ohlins, ma va bene così. D’altronde le cicatrici, seppur brutte, oltre che ripristinare servono anche a ricordati le battaglie affrontate. Fotty di “ricamini” ne ha vari sparsi e ha sempre tenuto botta, anzi ne fa un vanto mostrandoli orgogliosamente su di sé. La rialziamo, collego il tutto e al primo colpo si mette in moto.









Immancabilmente quando traffichi per un problema in Africa è naturale aspettarsi un nugolo di curiosi attorno che poco hanno da fare se non essere presenti. Così come il solo fatto di essere un Mzungu voglia dire una richiesta esagerata sul compenso… 150000 scellini ugandesi\ 35 euro per la saldatura… rispondo al fabbro che è fuori di cucuzza e che 16 sono più che sufficienti per l’intervento. Benjamin non batte ciglio e accetta di buon grado la paga di una settimana. Lui è quello in canottiera sulla destra con il suo bocia accanto.





Per le 9.30 abbiamo finito e riprendo la A109 che corre verso nord est sulle colline ondulate. Oltre che per banane, angurie, mango, avocado e ananas, l’Uganda vanta anche coltivazioni di tè, caffè di montagna e canna da zucchero. Le prime sono molto estese e sicuramente di proprietà societaria, con annessi essicatoi e impianti di triturazione… la manovalanza serve solo per la raccolta manuale delle foglioline e le colline devono essere ad una quota media dove umidità e sole siano paritari, per non provocare un veloce rinsecchimento della pianta. Quelle di caffè sono più limitate, mentre quelle di canna sono estensive e con l’utilizzo di macchinari agricoli.





Durante l’occupazione inglese il governo coloniale importò la distillazione e produzione di gin, sconosciuto in questo paese, partendo appunto dalla canna e a cui gli ugandesi aggiunsero anche la fermentazione delle banane. Il risultato fu la nascita di una miriade di distillerie familiari con un fenomeno di alcolismo capillare nella società ugandese. Dopo l’indipendenza nel ’62 il nuovo governo cercò di ufficializzare la cosa creando una distilleria nazionale che produce ancor oggi il “Waragi”, il gin ugandese, nel tentativo di frenare il consumo esagerato. Ma il vizio era ormai troppo diffuso… parlandone con loro e chiedendogli espressamente quando lo bevono, se la sera…i fine settimana… in occasione di feste particolari, la risposta è stata lapidaria: tutto il giorno.









Il fixer di Mutukula mi aveva detto che la tanica non mi sarebbe servita qui… effettivamente ogni villaggio, anche il più piccolo e su strade sterrate, ha almeno una pompa di benzina ed è difficile non trovare l’occasione per rifornirsi ogni 30/40 km.



A metà pomeriggio sono a Masindi, città di partenza per il Parco Nazionale delle Murchison Falls. Essendo impossibile entrare con la moto, ho trovato un’agenzia che noleggia auto e organizza le visite: la mia intenzione era di prendere un’auto per farci un giro di una giornata… le ragazze invece mi propongono una guida\autista con auto propria che mi porterà fino alle cascate per 178 euro, comprensivi di benzina e tasse di ingresso. Diversamente mi sarei dovuto accollare ai pulmini che portano gruppi da 7/8 Mzungu… almeno mi farò una chiacchierata di qualche ora con la guida. Appuntamento per domani mattina alle 10.00.
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Vecchio 11-04-2026, 21:30   #119
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Il centro di Masindi si sviluppa attorno alle due strade principali, quella che costeggia il lago Alberto e poi fa il periplo del parco verso nord e quella che scende alla capitale Kampala verso sud est. Lascio Fotty parcheggiata in compagnia dei boda boda locali mentre aspetto che arrivi la guida… nel piazzale sterrato antistante trovano posto un meccanico, un gommista e un autolavaggio: oggi al rientro una lavata decente è d’obbligo… radiatore, paramotore, filtro olio sono ancora pieni del fango della B8. Di sterrate ne restano poche da fare e tra un po’ faremo tagliando.







Tito, questo il nome della giovane guida quasi trentina, si presenta con un multivan Toyota dai paraurti rivettati a forza di prendere i dossi rallentatori e con la spia carburante che gli ricorda che la lancetta ha già passato la tacca dello zero. Mette 5lt. di benzina bastevoli per ravvivare i vapori del serbatoio e poi sollecita le ragazze a caricargli l’app di pagamento che utilizzano tutti…Mpesa o Airtel. Deve pagare l’ingresso di 45 $ al parco + altri 10$ per accesso alle cascate e non ha credito a sufficienza.
Una ventina di km. ci separano dal Gate Sud dove in 10 minuti ritira i ticket relativi e poi attraversiamo la foresta di Budongo, popolata da scimmie e babbuini. Le colubus, bianche e nere dalla coda lunghissima, probabilmente trovano i dossi molto interessanti da annusare e leccare.













Per anni ho accarezzato l’idea di risalire il Nilo partendo dall’Egitto… Luxor, Assuan, il traghettino di Abu Simbel, Wadi Halfa, Dongola nel deserto di Nubia, attraversare il ponte di Khartoum dove i due rami del Nilo si uniscono e poi le sorgenti di quello Azzurro a Gonder in Etiopia. Ora resta ben poco da poter visitare in sicurezza, guerre in Sudan e Sud Sudan, o con enormi grattacapi burocratici per il mezzo… Egitto ed Etiopia non riconoscono il nostro carnet ed esigono somme cospicue alla dogana. La mia via dell’acqua doveva per forza di cose passare dal Nilo Bianco e dalle Murchinson Falls.



Il fiume esce dal lago Vittoria puntando verso nord, si getta nel lago Kyoga, forma delle piccole rapide a Karima e poi piega ad ovest verso il lago Alberto. In questo tratto un salto di circa 45 metri attraverso una gola larga circa 7 crea uno spettacolo imponente con una portata di 300000 mc di acqua al secondo. Nel ‘51 Churchill fece costruire un ponte sulla gola per consentire alla regina madre di poterle vedere in occasione della sua visita nel '54, ma nel ’62 una alluvione gigantesca dovuta alle piogge eccezionali lo spazzò via, creando al contempo la formazione della seconda cascata laterale. Visto che l’Uganda aveva appena ottenuto l’indipendenza fu chiamata Uhuru Falls: cascate della Libertà. Il ponte non fu più ricostruito.





Dal parcheggio che si trova a fianco del punto in cui il Nilo Vittoria comincia a ribollire, partono un paio di sentieri che conducono fino alla parte più bassa dove arrivano anche i traghetti che fanno le gite giornaliere e alla gola. Le rocce basaltiche di cui è composta hanno resistito per millenni alla forza dell’acqua e probabilmente resteranno tali per tanti altri, come ha dimostrato l’alluvione del ‘62. Dal lago Alberto il tratto del Nilo omonimo punta a Nord e dal confine sudanese assume il nome di Nilo Bianco.





























Al ritorno Tito mi chiede se voglio proseguire nella savana verso nord… magari si possono avvistare degli animali, anche se gli orari migliori sono la mattina presto o verso sera, ma sinceramente non mi interessa molto. Per cui rientriamo con calma ai 30 km all’ora sfruttando i refoli di vento che da nord si appoggiano al portellone della macchina… la spia si riaccenderà all’uscita dal parco. Quasi 150 km con 5 lt.
Con la dry season appena iniziata sta riprendendo l’arrivo dei turisti e quindi le attività di safari… qui, al parco dei gorilla di montagna, ai Crater Lakes, al Queen Elisabeth… cerca ovviamente di proporsi come guida, ma gli faccio capire che trovo veramente esagerato spendere 800 $ per un’ora con i gorilla o 2000/2500 $ per un safari di 2/3 giorni.
L’economia, come ho avuto modo di vedere finora, è tutta di sussistenza… le comunità rurali producono autonomamente ciò che riescono per avere cibo necessario. Il superfluo viene venduto per ricavare denaro per cibo diverso e le altre necessità.
Solo qui in Uganda ci sono 52 etnie diverse, con le relative lingue o dialetti… il bantu resta la lingua più parlata e diffusa, oltre che l’inglese basilare insegnato a scuola.
Ci salutiamo a metà pomeriggio… è stato davvero piacevole scambiarsi le opinioni reciproche sulla Perla d'Africa.

Ah... le famiglie di babbuini hanno un solo maschio con molte femmine.















Al piazzale chiedo di lavare Fotty con l’idropulitrice a scoppio e visto che ha una gran voglia di guadagnare qualcosa in più, accetto anche il lavaggio manuale con detersivo per panni e sciacquatura a tanicate.






In albergo controllo un po’ le varie viterie e lubrifico la catena, così l’indomani siam pronti per la discesa nell’insulsa pianura che porta alla capitale. Ho cercato la via di scorrimento più esterna possibile, ma ad ogni modo una 30 di km. sulla Northen Bypass Highway di Kampala mi hanno sfinito, al punto da farmi fermare per una pausa pranzo che non faccio quasi mai: due uniche corsie a larghezza ridotta… camion insuperabili con lo scarico ad altezza delle narici… motorini a destra e sinistra… incroci alla spera in dio che non ti arrivino addosso da qualsiasi punto cardinale.

A Jinja raggiungo finalmente le sorgenti del Nilo… su un lato il monumento a Speke, esploratore inglese che per primo le definì come tali, sull’altro il monumento a Ghandi che qui si immerse risalendo dal Sudafrica. Insignificanti… la corrente a fatica abbozza qualche crestina quando esce dal Vittoria nel punto più stretto tra le rive, ma l’idea romantica di un punto preciso per un fiume sulle cui rive sono cresciute civiltà antiche e su cui prosperano ancora 250 mln di egiziani resta suggestiva.









Per fortuna il lodge offre una terrazza che si affaccia direttamente sul piccolo porticciolo, da cui imbarcano i vagoni sui traghetti che attraversano il lago: un waragi, un sigarillo e lo scorrere lento delle acque.

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