A colazione trovo 2 operai veronesi arrivati in tarda serata: sono qui per montare essicatoi per cereali e dopo averne finito uno ieri sono in procinto di spostarsi, accompagnati da un referente locale e dalla polizia, in un’altra cittadina a circa 300 km.
Stiamo a chiacchierare per un po’ e in dialetto veneto con annessa percentuale di bestemmie, mi raccontano di quanta fatica facciano a sbrigare il lavoro circondati da decine e decine di aiutanti… anzi curiosi che gli tolgono l’aria.
“Quando finite? Si te posti e non mi sta adoso a darme fastidio ogni minuto magari finisco per stasera…”
Sulle vie di ingresso alla città campeggiano ancora i manifesti elettorali con la foto della Presidente Samia Suluhu Hassan rieletta ad ottobre 25 con uno strabiliante plebiscito del 97%. I due maggiori leaders dell’opposizione incarcerati prima delle elezioni hanno fatto crescere qualche dubbio, oltre che nella comunità internazionale, anche in molti giovani del paese che hanno dato vita a proteste e manifestazioni, represse duramente dalla polizia con molte centinaia di morti e il blocco internet per una settimana. La democrazia da queste parti ci mette un attimo a prendere una piega autoritaria che consenta di riconfermare le cariche precedenti e il potere che ne deriva.
Tanzania i giorni più bui
Il bel tempo decide di accompagnarmi anche oggi e i 120 km. di asfalto che mi separano dall’inizio del Katavi Park al villaggio di Kisi scorrono velocemente. Avevo il dubbio che essendo un parco (il più remoto verso ovest e non facilmente raggiungibile dalle altre città turistiche) non fosse consentito l’accesso alle moto, ma la B8 o T9 è considerata via di grande comunicazione commerciale e le immagini satellitari mi hanno confermato la presenza di camion e minibus… per cui se ci passano loro della Fotty dovrebbero fregarsene. Volendo c’è anche una deviazione leggermente più lunga che passa nel lato est del parco, proprio in corrispondenza di una enorme ansa di un fiume dove si radunano gli ippopotami e i coccodrilli a rotolarsi nel fango.
Si può passare senza pagare l'obolo della visita al parco a patto di non fare fotografie.
Tanto vale allora prendere la via più corta da 85 km.
Qualche tratto in manutenzione, qualche altro bagnato dalle piogge recenti… all’uscita i guardiani alzano la sbarra senza battere ciglio e tornano a controllare i documenti di un camion prima di farlo passare.
Attraverso Mpanda e la sua piana di nuovo su asfalto, poi quando cominciano le colline nella parte settentrionale della regione Katavi di nuovo pista rossa per quasi 160 km. che mi porta fino ad Uvinza. La pioggia mi deve aver preceduto solo di qualche ora perché almeno la metà del percorso nelle foreste è ancora fradicio e il fanghino che si solleva si appicca come colla al radiatore e all’anteriore della Fotty.
Il grosso villaggio oltre al distributore ha anche un paio di lodge per camionisti e qualche Mama che sotto una tettoia di lamiere a bordo strada prepara loro la cena. Mentre mi registrano la sim tanzaniana vengono brutalmente bullizzato da 3 bambine che giocano a bordo strada. La più piccola di tutte ha uno sguardo da furbetta e una risata contagiosa: è suo il primo “Jambo Mzungu!”… “Ciao viaggiatore\vagabondo\uomo bianco!”
La sintesi perfetta in swahili.