Una leggera pioggerellina ha preso a cadere dalle prime luci dell’alba. Smonto velocemente la tenda prima che si bagni completamente e mi faccio un caffè sotto la capanna che viene usata come cucina dai campeggiatori.
Saluto i custodi e tornato al bivio di accesso riprendo la D19, una gravel pianeggiante e tenuta decentemente. Alzo un pochino il ritmo… 80 km\h sono più che sufficienti e appena passato un boda boda improvvisamente sulla mia traiettoria due canali lunghi 7/8 metri e profondi 70 cm. lasciati da un camion che è rimasto bloccato.
Troppo tardi per evitarli, faccio l’unica cosa possibile cercando di restare sulla cresta da 30 cm. che si trova tra i due… un attimo e Fotty perde aderenza con il posteriore, scivola nel canale sinistro e dopo avermi scaraventato a terra esegue un 180° carpiato con avvitamento adagiandosi a testa in giù nella pozza d’acqua che riempie il canale destro.
La zega di destra è rimasta a terra per il colpo subito.
Il conducente del boda boda che avevo appena superato arriva dopo un attimo… scarpe lucide, camicia blu da ufficio, lo smart collegato a una cassa per ascoltare la musica mentre trotterella sulla pista… in senso in verso arriva una coppia di ragazzi sempre su un boda boda. In un attimo rialziamo la moto… i ganci inferiori della zega si sono rotti ma riescono ancora a garantire il sostegno nel telaietto. La lego con una cinghia per evitare che si sfili prendendo le buche.
Tre ripassi veloci veloci: potevi restare
“veramente offeso, ma di brutto brutto brutto!”…... mai abbassare l’attenzione o lasciarsi prendere la mano, le piste africane e desertiche dovrebbero avertelo già insegnato PIRLA… per fortuna non sei mai solo qui, anche se per km e km non hai visto nessuno, basta sedersi e aspettare che qualcuno prima o poi passa.
Mi rimetto a velocità da motorino africano, sempre in piedi, e guardo le linee che lasciano a terra… conoscono a memoria i vari tratti, sanno quindi quando cambiare le traiettorie per il fango, le buche o qualsiasi altro motivo.
90 km in 3 ore così fino a Mporokoso dove ricomincia l’asfalto. I boda boda riuniti nel centro del paese mi chiamano a gran voce: le solite domande… quanti litri il serbatoio… a che velocità massima… quante marce… quanto pesa questa Big Machine. Gli racconto un po’ della strada fatta… gli faccio vedere il GPS e gli chiedo se vogliono qualche foto.
La D19 scende velocemente verso sud in direzione opposta alla mia meta per cui dopo 80 km ho tracciato un taglio su una pista che da ovest ad est mi porterà sulla M1. Quest’ultima sale verso Mbala e la porzione del Tanganyika che confina con lo Zambia.
La pista corre sulle colline e le piogge degli ultimi giorni in alcuni punti hanno lasciato il segno. Il problema principale sono le salite e discese dove l’acqua per via delle pendenze scava solchi e rigagnoli profondi, le piane tra una collina e l’altra fungono da spugna per qualche giorno trattenendo tutta la sabbia, le parti alte invece sono quasi integre con ancora il ghiaino originale.
Nei punti più critici seguo le linee dei motorini che si inoltrano a fianco nella vegetazione. Facile a dirsi un po’ più difficile a farsi, visto che con 100 kg di peso si permettono tagli e traiettorie fantasiose che con i 280 della Fotty obbligano invece alla massima prudenza.
A metà pomeriggio si possono incontrare i ragazzi che tornano da scuola. Chiedo quanta strada abbiano da fare e come sempre gli spazi qui si misurano in tempo e non in km. Due ore alla mattina e due ore per il ritorno. A passo tranquillo son 10 km a tratta.
Sbuco sulla M1 proprio quando sta per scatenarsi un temporale e faccio in tempo a ripararmi sotto la tettoia di un fabbro. Arrivato a Mbala non restano che coprire gli ultimi 35 km. di pista fradicia con tutto il panorama possibile dei fondi: taglio a mezzacosta delle colline argillose, sabbia rossa e nera, ghiaia nella foresta e l’ultimo tratto con una discesa a tornanti su sassi smossi. Per un attimo si intravede anche il lago Tanganyika dove sta calando il tramonto.
Il Great Kalambo Lodge è chiuso, c’è solo un ragazzino a sorvegliare il tutto e non parla inglese. Gli chiedo una stanza che dopo la tappa di 380 km di cui oltre 200 in fuoristrada non ho proprio voglia di montare la tenda. Dopo 20 minuti arriva il custode delle cascate e Peter il responsabile. Nessun problema per la stanza… domani ricordati che dovrai pagare la visita all’ingresso principale. Cosa ti preparo per cena? E soprattutto la vuoi una birra?
La prima Safari Lager … il Kalambo River fa da confine e a poche centinaia di metri guardando verso nord posso intuire il profilo della foresta che si estende in Tanzania.