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Vecchio 08-12-2019, 20:48   #1
Antonio Tempora
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predefinito Giugno/Settembre 2019 CAUCASO-TURCHIA-GRECIA REPORT LUNGO A PUNTATE

GIUGNO/SETTEMBRE 2019 CAUCASO-TURCHIA-GRECIA



PREMESSA
Questo doveva essere un altro viaggio: CAUCASO e CENTRO ASIA, un progetto studiato per un anno che si è infranto, come spiegherò in seguito, alla frontiera dell’Iran in 02/07/2019 obbligandoci a cambiare completamente la struttura del viaggio e le sue mete.
Nel Maggio 2018 io e mia moglie abbiamo chiuso la nostra attività, Recupero Crediti Stragiudiziale, dopo 28 anni di collaborazione continuativa ed ininterrotta con una famosa banca emittente di un altrettanto famosa carta di credito.
Decisi di prenderci almeno tre “Anni Sabbatici” prima di decidere se andare direttamente in “pensione”, visti i miei 65 anni ed i suoi 66, la scorsa Estate ce ne siamo andati per due mesi al mare della Grecia e durante l’Inverno successivo ci siamo messi a pianificare (io con le cartine e guide dei vari paesi da visitare e lei seguendo in televisione Barbara D’Urso (sic!), Uomini e Donne(sic!) e le sue Telenovele preferite…) quello che sarebbe dovuto essere il nostro ultimo viaggio “impegnativo” prima di limitarci a percorsi, principalmente Europei ed Italiani, che per costi economici e raggiunti limiti d’età, sarebbero stati più compatibili con la nuova fase, fisica ed economica, della nostra( ci auguriamo lunga) nuova vita appena cominciata.
Il progetto prevedeva di rimanere fuori per quasi tre mesi, un periodo di tempo lungo e mai affrontato prima.
Lo scorso anno eravamo stati un mese via per poi tornare per un paio di settimane a casa e ripartire poi ancora per un altro mese.
Nel passato il periodo di viaggio più lungo era stato di poco più di un mese, svolgendo un lavoro per lo più basato sul “Home Working” sia da parte mia che dei miei collaboratori, potevo dedicarmi almeno due ore al giorno alla mia attività anche in viaggio con il mio portatile e le connessioni web, 4g o WiFi, dovunque mi trovassi.
Nei due viaggi più recenti, del 2016 in Marocco-Andalusia-Portogallo e 2017 in Iran, avevo continuato a lavorare, usando il mio portatile la mattina prima di partire per la tappa giornaliera e la sera dopo l’arrivo in albergo, con profitto senza lasciare delusi sia committente che collaboratori.
http://www.quellidellelica.com/vbfor...d.php?t=462686
http://quellidellelica.com/vbforums/...d.php?t=480146
Quanto fossero importanti le nuove possibilità date dal WEB dal punto di vista professionale lo avevo già sperimentato nel 2005 nel corso del nostro secondo viaggio in Turchia, all’epoca avevo il Nokia Comunicator con cui ricevevo e mandavo le mail leggendo ogni giorno il Corriere della Sera on-line…Salvo ritrovarmi una bolletta di €2.500,00 dato che allora non esistevano ancora gli abbonamenti specifici per le connessioni dal telefono.
Nel 2007, durante il viaggio Siria-Giordania mi portai appresso quello che all’epoca era la “Rolls Royce” dei mini portatili: il FlyBook, una mattonella pesantissima ma più piccola e potente (per l’epoca) dei normali LapTop e così “trendy” e costosa da suscitare l’invidia di chi mi vedeva usarla….
http://94.177.196.12/vbforums/showth...iria+giordania
Grazie alla mia capacità di organizzare il mio lavoro senza dover essere limitato e costretto ad operare esclusivamente da un ufficio, se non per poche occasioni come riunioni con i collaboratori, sono sempre potuto andare in vacanza, per brevi e lunghi periodi, continuando a lavorare.
La mancata diffusione, specie in Italia, del “Lavoro da Casa”, è dovuta più al fattore umano, leggi la scarsa propensione manageriale e sindacale ad accettarlo, che a quella tecnica.
Ricordo ancora un episodio del 1991, ero sotto l’ombrellone su una spiaggia dell’Isola D’Elba con il mio Toshiba sulle ginocchia ed il mio cellulare Nokia, squilla il telefono e rispondo al manager del Servizio Recupero Crediti della banca con la quale collaboravo già da due anni che ad un certo punto mi chiede: “sento un forte rumore di sottofondo, dove si trova?”
Rispondo: “E’ il rumore della risacca, sono al mare all’Isola D’Elba”.
Replica sorpreso e stizzito: “Come al mare, non è in ufficio?”
Rispondo: “Sono seduto sotto l’ombrellone con il mio portatile ed il mio telefono cellulare, questo è il mio ufficio”.
Sono sopravvissuto a 28 anni di collaborazione con un settore bancario contraddistinto da miopia innovativa solo in virtù di risultati operativi superiori agli obbiettivi preposti ed a quelli delle altre agenzie di recupero credito facenti parte anche loro della stessa organizzazione del mio committente.
Certo allora non c’era ancora la possibilità data dalla connessione al WEB da remoto come avvenuto dal 1998 in poi ma già si poteva lavorare lontani dall’ufficio con l’aiuto di una brava segretaria e del fax.
Ora che non avevamo più una preoccupazione di dover tornare in ufficio potevamo programmare un viaggio lungo ed impegnativo rimanendo lontani da casa per lungo tempo senza obblighi di lavoro, di figli (siamo sposati da 26 anni ma non ne abbiamo) o di animali domestici da accudire visto che dopo la morte del nostro adorato Leonino nel 2016 abbiamo deciso di non prendere un altro cane.
Alla casa avrebbe pensato, come sempre, mia cognata Anna che si sarebbe trasferita dal suo appartamento al primo piano al terzo dello stesso palazzo dove abitiamo noi.
La meta sarebbe stata impegnativa non tanto per i luoghi da visitare quanto per le difficoltà burocratiche e logistiche a loro legate.
Il programma prevedeva la partenza il 10 Giugno con il traghetto Ancona-Igoumenitsa, l’attraversamento della Grecia, sbarcati ad Igoumenitsa, della Turchia (visitata già 5 volte), la visita di Georgia ed Armenia (un viaggio già studiato dal 2008 e mai effettuato), il passaggio della frontiera Armenia-Iran, l’attraversamento dell’Iran in 3 giorni fino al confine con il Turkmenistan da attraversare il 2 giorni.
Quindi Nukus-Khiva-Bukhara-Samarcanda dove ci saremmo guardati negli occhi per decidere se proseguire ancora più ad Est.
In caso positivo avremmo lasciato Samarcanda per la Valle di Fergana e da lì, passato il confine con il Kirghizistan avremmo proseguito fino ad una delle mie mete sognate in questi anni: il Lago Issik-Kul.
Da lì ci saremmo mossi verso il confine con il Kazakistan e dopo una sosta al Charyn Canyon avremmo proseguito e fatto sosta ad Almaty dove avevo già preso contatto con la locale Officina BMW Motorrad per un tagliando di controllo ed un cambio gomme per la nostra moto che sarebbe arrivata lì dopo km.10.000 dalla partenza.
Quindi saremmo tornati indietro attraversando la frontiera Kazakistan-Uzbekistan e quindi da Bukhara di nuovo Turkmenistan e finalmente in Iran questa volta per una nuova vacanza in un paese che ci aveva entusiasmato nel nostro viaggio del 2017.
Passaggio della frontiera Iran-Turchia ad Esendere, nella regione di Hakkari, per poi dirigerci verso il Lago Van e deviare per Bahcesaray lungo la strada finalmente asfaltata per il passo più alto della Turchia, il Karabet Geçidi a 2985 metri sul livello del mare.
Rapido attraversamento della Turchia per arrivare il 13 Agosto alla nostra “casa” in Grecia, l’hotel a Kala Nera, nella penisola del Pelio, dove soggiorniamo dall’Estate del 2012.
Avremmo trascorso almeno 20 giorni di sole, mare, insalata greca, gyro-pita ed altre specialità greche fino ai primi di Settembre per poi tornare finalmente a casa dopo circa km.20.000.
Il progetto in dettaglio lo posto sul forum di QDE nel Novembre del 2018
http://www.quellidellelica.com/vbfor...d.php?t=492673

LA PREPARAZIONE

CDP
Comincio con le procedure di rilascio del CDP, due anni fa ero stato aiutato magnificamente da MOTOTOURING grazie alla pluriennale amicizia motociclistica con Eligio Arturi, che mi aveva aiutato a risolvere l’annoso problema della Fideiussione Assicurativa
https://www.mototouring.com/?gclid=C...BRCqARIsAJL5a- IYheMjVG7vp14yRWq9zkZvFy4UzPiKi4nZmLxVSKZFzW-q_fK_QjQaArPZEALw_wcB
Quest’anno decido di fare tutto da solo: contatto la sede ACI qui a Roma e concordo un’estensione della fideiussione con la compagnia assicuratrice (scadeva nel 2019 ed è stata prorogata al 2020) presentando tutti i documenti alla sede ACI di Via Cristoforo Colombo ottenendo in meno di 4 settimane il Carnet De Passage

Praticamente pago la metà di quanto speso per il CDP due anni fa, c’è da dire però che senza l’aiuto per la soluzione del “problema fideiussione” avuto precedentemente e l’esperienza accumulata non avrei mai potuto procedere da solo.

VISTI
Come in quasi tutti i viaggi fuori dalle mete tradizionali la parte più “ostica”, prima del passaggio frontiera, è sempre quella dell’ottenimento del Visto d’ingresso nei paesi che lo richiedono.
Lo sviluppo del flusso turistico, anche in mete poco frequentate, ha convinto parecchi paesi a facilitare l’ingresso per motivi turistici nel loro paese escludendo dall’obbligo di Visto cittadini di paesi che non rappresentano un rischio di immigrazione illegale o traffico illegale di droga od altro.
Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan hanno recentemente abolito il visto d’ingresso e facilitato le procedure doganali, mentre per Turkmenistan rimane la lunga procedura di richiesta di Visto Turistico, che obbliga all’accompagnamento da parte di una guida locale tramite un’agenzia turistica sempre locale o di Transito in questo caso limitato ad un periodo breve ed ad un preciso itinerario.
Fortunatamente da poco è stata aperta un’ambasciata del Turkmenistan qui a Roma rendendo quindi possibile la richiesta presso gli uffici consolari di un visto senza dover necessariamente ricorrere ad agenzie esterne per inoltrare la richiesta all’Ambasciata più vicina all’Italia: Svizzera o Francia.
Per quanto riguarda l’Iran, se quest’anno le procedure per il visto sono rese più semplici per l’introduzione del Visto Elettronico, rimane l’ostacolo, per molti insormontabile (per me lo è stato per 8 anni!), del CDP obbligatorio.
Fissata la data di partenza intorno al 10 Giugno comincio fin da Marzo a darmi da fare per le varie autorizzazioni.

VISTO TURKMENISTAN
Contatto la sede consolare dell’Ambasciata del Turkmenistan e fisso un appuntamento presso la loro sede in una delle più belle vie residenziali di Roma a pochi minuti da dove abito.
Sono gentilissimi e grazie all’aiuto di un loro impiegato Italiano vengo a conoscenza delle nuove procedure per l’ottenimento del Visto di Transito ricevendo via mail i nuovi moduli da compilare diversi da quelli scaricabili dal sito.
https://italy.tmembassy.gov.tm/en
Richiedo per me e mia moglie Lilli un Visto di Transito a Doppio Ingresso per poter entrare-uscire, dalla frontiera Iran, visitando le altre mete per poi rientrare-uscire e quindi riattraversare la frontiera Iran.
La durata del visto di transito è di 20 giorni compreso il periodo di attraversamento del Turkmenistan.
Considerata una notte ad Ashgabat, dopo aver passato la frontiera Iraniana vicino a Bonjnurd ed il giorno dopo di trasferimento fino a Koney Urgench per passare la frontiera con Uzbekistan all’andata, una notte a Merv di ritorno dal Centro Asia ed il giorno dopo per arrivare alla frontiera Iraniana a Saraks, rimangono 16 giorni per visitare Uzbekistan il Kirghizistan ed attraversare il Kazakistan.
Sono sufficienti per una visita accurata delle splendide città dell’Uzbekistan e dell’attraversamento della valle di Fergana, dell’attraversamento del Kirghizistan fino al lago Issik Kul, del passaggio frontiera con il Kazakistan vicino a Kegen, della sosta ad Almaty per un controllo alla moto ed il cambio gomme, del rientro in Uzbekistan con sosta a Tashkent e di nuovo a Bukhara per poi rientrare in Turkmenistan.
Bisogna specificare nei moduli i posti frontiera entrata-uscita ed il percorso che non può essere assolutamente cambiato.
Decido per la richiesta “Urgente” anche se mi spiegano che le richieste sono talmente tante che i tempi di attesa per l’ottenimento del codice di approvazione alla richiesta da presentare alla frontiera per l’ottenimento del visto sono comunque intorno alle 4 settimane.
Tutte le procedure di compilazione ed invio dei moduli avvengono via mail compreso le istruzioni per compilarli nel modo dovuto.
Nonostante la gentilezza e professionalità di tutto lo staff a cominciare dal Console, la lungaggine per l’ottenimento del codice di approvazione, la cui richiesta ha il costo di €20,00 da pagare con bonifico (il costo totale del visto viene pagato in dollari direttamente in frontiera), mi procura un forte stress visto che da questo dipende il proseguimento di tutto il viaggio, vista la preventiva esclusione delle altre rotte da seguire (traghetti da Baku “in primis”).
Partiremo il 18 Giugno senza aver ancora ottenuto il codice di approvazione con la prospettiva di arrivare alla frontiera Turkmena intorno al 6 Luglio controllando la posta elettronica ogni giorno.
La prima richiesta di Visto viene inoltrata intorno alla metà di Maggio ed il codice di approvazione arriva via mail il 27 Giugno.

VISTO IRAN
Nel 2017 mi ero rivolto a una agenzia di Roma non lontana da dove abito ed al costo di €450,00 avevo avuto senza problemi il visto “singolo ingresso” per me e mia moglie.
Quest’anno decido di affidarmi alla efficientissima agenzia Iraniana che mi aveva seguito per tutto il viaggio del 2017 prenotandomi giornalmente gli alberghi e pagandoli anticipatamente oltre che fornirmi assistenza, tramite WhatsUp e telefonicamente, per ogni esigenza di tipo pratico.
Nel frattempo sorge un’altra difficoltà che si rivelerà purtroppo insormontabile:
http://www.quellidellelica.com/vbfor...d.php?t=496609
Mi reco presso il Consolato Iraniano a Roma ed anche loro mi confermano il divieto d’ingresso a moto di cilindrata superiore a 250cc. e ad auto sopra i 2500cc.
Il divieto era sempre esistito e mai applicato, ora invece è talmente rigido che gli uffici consolari non rilasciano il visto in presenza di un CDP per veicoli e motoveicoli non conformi.
Al solito non mi arrendo, mando tutta la documentazione richiesta dall’agenzia Iraniana via Email e fatto un bonifico di €100,00 sul loro conto corrente postale di riferimento qui in Italia, ottengo in poco tempo un visto “doppio ingresso”, raramente rilasciato, sia per me che per mia moglie e con la documentazione ottenuta mi reco di nuovo all’Ufficio Consolare Iraniano dove grazie all’intervento diretto del Console, in virtù del nostro viaggio effettuato nel 2017 e dei post inoltrati sui social media, mi rilasciano il Visto Elettronico versando tramite il loro POS €214,00.

Per richiedere il visto occorre presentare copia di una assicurazione medica che copre il periodo di viaggio.
Al solito mi sono rivolto ad Europ Assistance sottoscrivendo la polizza Medico No Stop.
Considerato il maggior costo di un visto “doppio ingresso” il risparmio è stato evidente per non parlare della facilità con cui tutte le pratiche sono state sbrigate.
In ambasciata mi confermano il divieto d’ingresso alla nostra moto facendomi presente che tutto dipende dalla disponibilità del funzionario dell’ufficio in frontiera di valutare il fatto di aver comunque ottenuto un visto in presenza di un CDP per un motoveicolo oltre i limiti fissati.
Sono cosciente di quanto la cosa sia difficile ma come ho sempre detto preferisco avere rimorsi che rimpianti e piuttosto che rinunciare al viaggio e scoprire che il divieto è stato tolto preferisco il respingimento in frontiera avendo comunque fatto di tutto per passare.

MOTO
R1200GS Giugno 2006 con ABS
Frenata assistita e ripartitore di frenata
Valigie VARIO con borse interne + borse esterne Touratech
Al posto del Top-Case in questo viaggio ho optato per la borsa BMW già usata per i viaggi-vacanza in Grecia su cui ho fissato sia la borsetta con il kit di medicine che il cavalletto foto oltre che il nostro orsetto co-pilota BIBO.

La borsa da serbatoio BMW è ulteriormente assicurata agli anelli di chiusura delle fiancatine in plastica del serbatoio con delle cinghie tagliate a misura. In questo modo ho evitato che si muovesse dalla sua sede come spesso accade su strade sconnesse.
Ammortizzatori Ohlins revisionati prima del viaggio.
Pneumatici Metzeler Tourance che ancora una volta si sono dimostrati un’ottima scelta non solo per la tenuta di strada in ogni condizione ma anche per la durata: dopo km.10.200 gli pneumatici avevano ancora un lungo margine di percorrenza.
Oltre ai “soliti” ausili per le riparazioni di emergenza, a cominciare dal kit per forature ed un piccolo compressorino per evitare di portare le bombolette di Co2, ho provveduto all’acquisto di un Power Pank nel caso la batteria si fermasse.

Ma quello che ha contraddistinto, almeno inizialmente, la conformazione al viaggio della moto è stata la necessità di dover provvedere alla mancanza, in Uzbekistan, di reperibilità di benzina anche per lunghe distanze salvo avvalersi, ove presenti, di venditori di benzina sfusa al “mercato nero”.
Due quindi le necessità: taniche esterne per aumentare l’autonomia e filtri per compensare la pessima qualità della benzina erogata o venduta sfusa.
Per il primo problema mi sono rivolto al mio fabbro di fiducia, specializzato in grate e porte di sicurezza.
Abbiamo pensato ad una struttura che potesse portare, in maniera sicura anche percorrendo strade dissestate, due taniche da lt.5 di tipo militare, più pesanti di quelle in plastica ma più sicure dai danni causati dalle alte temperature solari estive specie durante l’attraversamento del deserto Turkmeno.
In pratica si trattava di due scatole in ferro sottile, non avendo il fabbro una sagomatrice per alluminio, da fissare in modo da resistere a forti sollecitazioni, sulla struttura para-serbatoio, successivamente verniciate al forno.

Le taniche erano alloggiate all’interno protette da schiuma anti vibrazione.
Quando sono andato a vedere i porta taniche mi sono subito accorto del loro peso che, aggiunto a quello a vuoto delle taniche, arrivava a kg.11.
Una volta montate e con tutte le borse porta attrezzi e accessori, il peso totale sfiorava i kg.18.


Ho pensato che fino a pochi anni fa pesavo kg.25 in più e che se la mia moto aveva affrontato viaggi con questo peso corporeo extra non avrebbe avuto problemi ad affrontare un peso extra che, con le taniche piene, sarebbe arrivato a superare, anche se solo per brevi periodi e solo in Uzbekistan, i kg.28…
Faccio un giro sul GRA da solo e con Lilli nel piazzale antistante il nostro garage a pieno carico e nonostante la mole la moto si dimostra sicura nei cambi direzione in movimento anche se difficoltosa da manovrare da ferma.
Lilli non è molto convinta ma non vuole creare problemi così vicino alla partenza.


In realtà il problema non sarà tanto il peso, anche se anche a causa della difficoltà in manovra da fermo faremo una banale e senza conseguenze caduta ad una casello autostradale Greco sotto lo sguardo allibito e stupito della casellante, con la moto pesantissima tirata su con l’aiuto di una pattuglia di Polizia Stradale che transitava davanti a noi, quanto l’ingombro laterale ed il conseguente peggioramento del CX della moto che ad andature superiori ai kmh110 cominciava a vibrare sensibilmente oltre a non avere più “spunto” nei sorpassi.
Soprannominate “TAITANICHE” fin dai primi kilometri di percorrenza autostradale verso Ancona, dopo quasi km.2.000 arrivati a SAMSUN, dopo una tappa contraddistinta da pioggia ed addirittura un breve tratto in fuoristrada per una deviazione dalla strada principale per lavori in corso, parcheggiata la moto nel garage dello Sheraton Hotel di Samsun, smonto tutto e spedisco taniche e porta taniche al mio amico Paolo Volpare a Goceck, dove vive da anni, con corriere.
Questo il video della partenza da IZMIT WES HOTEL ripreso dal direttore dell’albergo.

La decisione si rivela molto positiva, non solo perché la moto riacquista la sua manovrabilità ed accelerazione, ma soprattutto per le strade che avremmo affrontato in Armenia successivamente che avrebbero sicuramente causato problemi sia alla guida che alla struttura su cui erano fissate.
Per quanto riguarda il problema della scarsa qualità della benzina provvedo all’acquisto di un filtro da serbatoio GUGLATECH.

Volutamente non acquisto quello specifico per il mio modello moto, da fissare al bocchettone, ma uno disegnato per l’Africa Twin da far entrare-uscire manualmente in modo da essere usato solo in Centro Asia.
Nelle prove effettuate a Roma noto infatti un naturale rallentamento nei tempi di erogazione dalla pompa data dal filtraggio, decido quindi di evitare problemi ai distributori non in Centro Asia avendo già verificato l’ottima qualità della benzina Turca ed Iraniana.

ABBIGLIAMENTO MOTO
Dal 2006 viaggiamo con la BOULDER una giacca della BMW con aperture davanti e dietro e maniche staccabili, leggera ma al tempo stesso protettiva anche con pioggia leggera, così efficace e pratica da essere subito sostituita con un modello con lo stesso nome ma caratteristiche meno performanti – Pantaloni SUMMER, anche loro dal 2006, certo il loro colore chiaro non aiuta e dopo 10 giorni di frequentazione delle strade con scarichi dai TIR e schizzi per la pioggia il loro aspetto cambia….ma si lavano facilmente e sono freschi.
L’abbigliamento intimo a pelle è essenziale nei climi molto caldi: Capilene o similare sia come T-Shirt e sotto pantalone, camicia leggera e traspirante, sotto casco, un elemento che non finirò mai di raccomandare.
In caso di pioggia insistente useremo i K-Way, giacca e pantaloni, usati per la prima volta in Bretagna nel 1999 e ripiegati nelle borsette Wunderlich poste in entrambi i lati del sotto sella.
Mi sono comperato un nuovo casco e la scelta è caduta sul BMW System 7 Carbon nero satinato.
Volendo avere la stessa decorazione del vecchio casco, uguale a quello di Lilli, mi sono messo alla ricerca di esperto di decorazione areografica scegliendo un nome notissimo nel mondo della decorazione Romana e non solo: Daniele Pardo
http://www.aerografiebypardo.com/
Lo incontro nel suo work-shop in zona Labaro ed entriamo subito in simpatia, anche per la nostra FEDE GIALLOROSSA, nonostante i suoi impegni effettua il lavoro in tempi rapidi e nonostante il mio casco non si possa smontare completamente.
Oltre ai motivi a fiamma, simili a quelli del casco di Lilli che come il mio System 5 era stato aerografato nel 2007 da una ditta non più in commercio, aggiunge di sua iniziativa lo stemma della Roma con il lupacchiotto stilizzato, quella della Roma di Falcao, Conti, Di Bartolomei e del Secondo Scudetto che ho vissuto in prima persona sia all’Olimpico sia in trasferta
Qui sono con due miei nipotini il giorno della festa per lo scudetto all’Olimpico ultima giornata


Questi i nostri due caschi con l’autore della decorazione del mio


Il casco si dimostrerà scomodo inizialmente fino all’adattamento delle guarnizioni interne al mio viso, leggero come non mai dopo ma sgradevolmente portato alle infiltrazioni d’acqua sotto pioggia battente e di spifferi con vento laterale.
In compenso l’anti appannamento funziona egregiamente.
Tornati a Roma BMW di Via Prenestina mi cambia in garanzia la visiera risolvendo, almeno per ora, il problema.

DOCUMENTAZIONE: LIBRI E CARTINE GEOGRAFICHE
Viaggio in moto dal 1992 quando acquistai un Honda Dominator, poi venne il GS1100 del 1994 prima serie che ora “riposa” in garage fermo dal 2005 dopo km.126.000, quindi nel 2006 la mia attuale moto: un GS1200 acquistata nuova.
Organizzare un viaggio oggi è molto più facile di quando non si aveva a disposizione il WEB e si effettuavano prenotazioni ed invio di documenti con il FAX.
Report di viaggio e video su You Tube ti permettono di avere un’idea chiara di cosa ci si possa aspettare dal viaggio programmato ed i video postati addirittura ti fanno vedere le strade da percorrere.
Questo non sostituisce la lettura sia di libri, guide e soprattutto le cartine stradali che non potranno mai essere sostituite da navigatori ed applicazioni per navigare sul telefono.


NAVIGAZIONE
• Garmin 60csx – Ancora valido anche se con il sole di fronte perde di visibilità e non è comodo nelle svolte come negli ultimi modelli.
• City Navigation Europe 2013 – Non ho fatto aggiornamenti successivi.
• OSM-IRAN –CENTRO ASIA. Grazie a FAGOT che ha risposto ad una mia richiesta di aiuto su QDE per il viaggio in Iran del 2017 ho scoperto il sito http://garmin.openstreetmap.nl/ da cui ho scaricato su una micro-sd tutta la cartografia del viaggio dal confine Iraniano in poi.
Quest’anno ho montato accanto al porta-roadbook un supporto impermeabile per il mio smartphone Sansung Galaxi Note 4 in modo da poter navigare anche con l’ausilio delle mappe scaricate dalle varie APP.
Pur avendo installata GAIA nella versione PRO ho quasi esclusivamente usato MAPS di Google che nella versione Off-Line si è rivelata particolarmente utile quando non avevo la copertura 4g delle SIM acquistate in Georgia ed Armenia.
Durante il percorso in Armenia da Goris a Meghri attraverso due passi di oltre 2500 metri di altezza, con 27 tornati ed un tempo infame per essere a fine Giugno con pioggia, freddo e soprattutto nebbia con visibilità di poco più di 60 metri, l’immagine della strada da percorrere con curve e tornanti da affrontare sul mio smartphone è stata di grande aiuto.
Il GPS rimane utile come ausilio e per tutte le altre funzioni assenti o meno usufruibili sul telefono.

ATTREZZATURA FOTOGRAFICA
• Pentax K5 IIs – Zoom Pentax DA* 16-50 ED AL
• Nikon Coolpix 7800
• Videocamera Sanyo Xacti HD
• Filtro Polarizzatore – telecomandi per Pentax e Nikon
• Cavalletto Monfrotto - uno grande ed uno portatile da cintura
• Borsa Interna per Fotocamera GIVI T508 all’ interno della borsa da serbatoio BMW
Non essendo sufficiente lo spazio sull’ HD esterno ne acquisto un altro da 1TB a Sanliurfa
A questa attrezzatura per la prima volta si è aggiunta la GoPro5 Black che ho preso con i punti accumulati con la carta AMEX. Montata principalmente sullo specchietto retrovisore destro si è rivelata un ottimo ausilio specie in virtù del fatto che dopo tanti anni mia moglie e fedele compagna di viaggio, con oltre km.250.000 di esperienza come passeggero, ha sviluppato una tendenza a temere le soste per scattare foto adducendo a vari pretesti: traffico, vento laterale, strade dissestate….
Questo il motivo per cui contrariamente al passato non ci sono molte foto che ci ritraggono accanto alla moto e molte fatte durante i percorsi sono derivate dalle riprese fatte con la GoPro risultando un po’ “scarse” dal punto di vista tecnico.

ACCESSORISTICA E VARIE
In tutti i viaggi precedenti nelle borse laterali poste sopra le moto-valigie trovavano posto
• Il borsello contenente la Moka da 3 che mi segue dal 1976, il caffè della mia torrefazione preferita che bevo da più di 30 anni, il mini fornelletto da attaccare alla bomboletta auto sigillante del gas, lo zucchero in bustine, il tubetto di latte condensato Nestlé (il caffè mi piace macchiato), i cucchiaini oltre che 2 bicchieri in acciaio per bere.
• Il borsello con asciugamani in microfibra e saponi.
• I teli da spiaggia ed i solari.
• Il mio costume da bagno con una T-Shirt ed i sandali per un tuffo fuori programma durante una sosta al mare.

Questa volta non avevamo da portare teli da spiaggia e solari, li avremmo comperati successivamente in Grecia, ma al loro posto dovevamo trovare posto nelle borse e borsette il caffè extra, almeno kg.2 visto che saremmo rimasti fuori per quasi 3 mesi, il fornello a benzina, un kit di pentole impilabili da campeggio, quattro confezioni di Risotto Liofilizzato, in previsione di dover dormire in posti che non sono provvisti di ristorazione, due sacchi lenzuolo, usati l’ultima volta in Libia nel 2004, nel caso di sistemazioni notturne in strutture con letti non troppo puliti.
[/IMG]https://imagizer.imageshack.com/img923/8053/lzOGbE.jpg[/IMG]
Borse e borsette esterne fissate ai para-serbatoio, sono piene di cavi, fascette, cinghie, nastri adesivi, collanti, elastici, chiavi e attrezzi.
Il fornello a benzina è in una delle borsette laterali insieme a due bombolette di camping-gas.
La bottiglia serbatoio del fornello, con la benzina all’interno, è fissata sulla valigia di destra dove è anche fissata una borsetta (che perderemo per strada in maniera inspiegabile) con un paio di zainetti ripiegabili, nell’altra borsetta fissata sulla valigia di sinistra c’è una confezione da un litro di olio BMW.
Prevedendo di scattare parecchie foto ed in aggiunta i video della GoPro, mi porto il mio portatile ASUS con un Hard Disk esterno per un ulteriore archiviazione dei files fotografici e video che, da quando dal 2008 sono passato alla fotografia digitale, ho sempre il terrore di perdere.
Come se non bastasse tutto questo stipo nelle varie sacche e borse i Toscanelli al Caffè (30 scatole da 5) e 5 confezioni del mio tabacco da pipa oltre alla mia borsetta porta pipa e tabacco da viaggio con la mia pipa da viaggio Savinelli Pocket.
E dato che anche in viaggio si legge mi porto, oltre alle guide Iran-Georgia/Armenia/Azerbaijan-Asia Centrale e relative cartine, tre libri da leggere:
• St.Agostino - Le Confessioni
• Ceram – Civiltà Sepolte
• Buzzati – 60 Racconti

ABBIGLIAMENTO
Il concetto “Viaggiare Leggeri” non ci è mai appartenuto e d’altronde le foto della nostra moto alla partenza lo stanno a confermare anche se ho visto post e report di viaggio con foto di moto “appesantite” forse anche più della nostra.
Quello che non si vede però è quanto contenuto, sotto forma di vestiario, nelle borse interne specie per quanto riguarda mia moglie.
Uno dei motivi per cui mia moglie è stata sempre una compagna fedele di viaggio, oltre che di vita, con km.250.000 attraverso Marocco-Tunisia-Libia-Siria-Giordania-Turchia-Iran-Grecia-Francia-Portogallo-Spagna-Albania-Montenegro-Kosovo-Bosnia-Croazia-Serbia oltre alle mete Italiane specie insulari, è stata la sua possibilità di portare scarpe ed abbigliamento nella quantità possibile da stipare nelle due borse interne all’interno delle due valigie laterali.
Questa è una foto con l’abbigliamento, vestiti e scarpe, portate da mia moglie durante il viaggio del 2007 in Siria-Giordania.

Notare le 4 paia di scarpe tra qui 3 Tod’s, la giacca con bottoni in metallo, le 3 paia di pantaloni…Il tutto piegato (mi occupo personalmente io di tutto) ed imbustato singolarmente in modo da evitare grinze e lasciare tutto in ordine durante tutta la durata del viaggio.
Nella borsa interna più piccola, quella lato marmitta, entrano le paia di scarpe di Lilli, l’unica mia, il borsello dei saponi e gli accessori e caricabatteria per telefono e macchine fotografiche.
In quella grande laterale tutto l’abbigliamento di Lilli.
In quella del Top-Case il mio abbigliamento ed il Lap-Top.
Certo si può viaggiare con il minimo indispensabile di vestiario, ma dopo aver affrontato tappe giornaliere di 500-600 kilometri di caldo torrido o freddo e pioggia, una donna ha anche diritto a rendersi “presentabile” come qui mia moglie ad Aqaba nell’Agosto 2017 con la sua borsetta LV, scarpe Tod’s e sciarpa Armani….
[/IMG]https://imagizer.imageshack.com/img924/5537/MnKSPH.jpg[/IMG]
Altre foto di mia moglie nei vari viaggi effettuati in moto negli anni successivi fino a quello corrente.



Quest’anno ci siamo limitati a meno capi, privilegiando il concetto di “divisa”: usando una tenuta sola, camicia pantalone, per ogni occasione.
Durante le visite alle città od ai siti archeologici vestivamo con lo stesso abbigliamento tecnico estivo usato per le passeggiate in montagna, leggero e facile da lavare in albergo durante le soste di 2 giorni nello stesso posto.
Per le uscite più eleganti stesso metodo, jeans o pantalone con camicia o casacca, scarpe eleganti e comode (solo un paio) per Lilli e le stesse usate in passeggiata per me.
T.Schirts per un abbigliamento più “casual” nei paesi e luoghi dove il “dress-code” lo consente.
Le felpe del BMW Motoclub Roma in caso di freddo, i foulard da indossare per Lilli nei paesi Islamici ed nelle visite alle Chiese Ortodosse, i giubbini impermeabili usati in Marocco sulla costa Atlantica fredda e nebbiosa in Agosto per le montagne della Georgia, nessun abbigliamento da mare visto che avremmo acquistato tutto durante il soggiorno in Grecia.
Di fatto siamo partiti più leggeri del solito, almeno come abbigliamento e credo che anche il prossimo viaggio sarà così, lasciando comunque a Lilli la possibilità di poter portare almeno un “capetto” da poter sfoggiare in una o più occasioni.

ALBERGHI-RISTORANTI-CIBO
Con il viaggio del 2012 nei Balcani-Grecia-Turchia ho inaugurato l’epoca della prenotazione alberghiera giorno per giorno quasi sempre cercando e trovando la sistemazione per la notte arrivando alla meta giornaliera senza lo stress di dover trovare una camera dove dormire.
In questo viaggio ho utilizzato esclusivamente Booking.com e TripAdvisor con l’eccezione di IZMIT, FETHIYE, LIMNI e KALA NERA dove ho prenotato direttamente le strutture dove avevamo soggiornato più volte in precedenza.
Prenotavo la sera per il giorno dopo, avendo così la libertà di modulare il viaggio secondo le nostre esigenze.
Tutte le strutture dove abbiamo soggiornato si sono rivelate conformi a quanto descritto sui siti di prenotazione, il pagamento è stato uguale a quanto sottoscritto con la prenotazione.
Georgia ed Armenia sono dotate di strutture alberghiere di tutte le categorie, dagli Ostelli a Pensioni fino a strutture di categoria “Lusso”, a prezzi che in Italia, specie durante i periodi di maggiore affluenza turistica, sono impossibili da trovare.
Di Grecia e Turchia non faccio cenno perché ampiamente documentati come paesi con un forte sviluppo turistico.
Con l’eccezione dello “Studio” di Limni (dove la moto era parcheggiata nel garage del proprietario), abbiamo sempre soggiornato in alberghi con garage interno o parcheggio esterno custodito, di categoria media e qualche volta “lusso” ma sempre con prezzi introvabili in strutture, anche 3 stelle, in Italia in stagione-alta stagione.
Amanti della cucina tradizionale ci siamo trovati bene anche in questo viaggio.
La cucina Georgiana è ottima al punto che anche nei ristoranti Armeni è previsto un “Menù Georgiano”

In Armenia abbiamo letteralmente banchettato ad HALIDZOR dove marito e moglie, proprietari dell’omonimo albergo sotto il MONASTERO DI TATEV

https://youtu.be/5_WvXs5SJec

Ma anche a YEREVAN sia in albergo che al ristorante abbiamo potuto gustare piatti locali annaffiati da ottima birra ed anche discreto vino rosso per non parlare del famoso BRANDY ARARAT.

STRADE E REPERIBILITA’ CARBURANTE
-Grecia: Solito problema dell’assenza quasi cronica di distributori lungo la “EGNAZIA ODOS” e del rifiuto ad accettare carte di credito nei distributori posti nei centri minori lungo vie poco frequentate dal punto di vista turistico. Strade in buone condizioni con l’avvertenza di prestare attenzione ai semafori ed ai caselli autostradali per la presenza di olio e gomma sull’asfalto.
-Turchia: Passaggio frontiera sempre rapido sia in entrata che in uscita, massimo 30 minuti.
Dal nostro primo viaggio del 2004 le strade sono migliorate in maniera impressionante, alcuni percorsi disagevoli, specie nella parte “Anatolica”, sono diventati vere e proprie autostrade a 4 corsie mentre l’ospitalità offerta dai gestori dei distributori di carburante, anche nei centri più piccoli, rimane la stessa dei primi viaggi con l’offerta di un posto all’ombra dove sorseggiare il tipico CAY, il the turco caldo e zuccherato preparato ed offerto generosamente spesso con qualche snack. La rete stradale è costantemente migliorata e può essere monitorata grazie all’utilissimo sito grazie al quale portarsi dietro una cartina stradale diventa superfluo.
https://www.kgm.gov.tr/Sayfalar/KGM/...Root/Maps.aspx
Dal peggiorare della Problematica Curda i controlli da parte della polizia stradale e della Gendarma si sono intensificati ma i controlli ai posti di blocco sono sempre stati rapidi e cortesi con la nostra moto fatta sempre passare avanti alle code.
Ho avuto la sensazione che anche le multe per eccesso di velocità siano adesso rivolte quasi esclusivamente ai guidatori Turchi perché fermati un paio di volte siamo stati fatti ripartire subito non appena vista la nostra targa straniera.
Rimane sempre l’attenzione a non eccedere a superare i limiti di velocità che per le moto sono poco meno di Kmh90 con solo il 5% di margine in eccesso.
Le autostrada, come i tunnel, sono a pagamento tramite la comoda tessera ricaricabile ottenibile in alcuni distributori o direttamente negli uffici in autostrada.

La mia Carta Verde comprende anche la Turchia quindi non ho dovuto sottoscrivere una polizza in frontiera.
-Georgia: Dalla prima Guida LP acquistata nel 2008 le cose in Georgia sono cambiate notevolmente e sicuramente in meglio. E’ il paese in Area Caucaso che ha più goduto dei finanziamenti Europei investendoli in massima parte per rifare e migliorare la rete stradale. Il risultato è evidente nella facilità di percorrenza non solo delle vie di larga comunicazione ma anche di molte di quelle secondarie…Con alcune eccezioni…Come il tremendo tratto di Km.10,00 dalla Frontiera Armenia-Georgia di BAVRA direzione NINOTSMINDA.
La “Strada Militare Georgiana” descritta come impegnativa nella guida del 2008 è oggi di facile percorrenza oltre che panoramicissima.
Persino il percorso che porta da KAZBEGI alla Chiesa Della Trinità Di Gergeti da sterrata è diventata una comoda e tortuosa strada asfaltata, che però mia moglie preventivamente si è rifiutata di percorrere in moto…
Il passaggio frontiera è sempre stato rapido e cortese, il tanto temuto posto di frontiera di SARPI si è rilevato semplice di affrontare, le lunghissime fila di TIR in attesa sono state superate di slancio grazie alla presenza della Polizia Stradale che snelliva il traffico di auto e moto facendo superare gli incolonnamenti, le procedure doganali sono rapidi e semplici e la assicurazione RCA può essere acquistata subito dopo il passaggio di frontiera o a BATUMI come abbiamo fatto noi in una Banca all’interno dell’Hotel Sheraton al costo di poco meno di €6,00 per la durata di 20gg.
Benzina di buona qualità con distributori frequenti ovunque.
-ARMENIA: La bellezza del paese e la cortesia della sua popolazione vengono poco apprezzati dalla pessima condizione delle strade che danno subito prova del cattivo stato del fondo stradale subito dopo il passaggio frontiera con la Georgia a BAGATRASHEN: buche, fondo sconnesso, interruzioni per lavori in corso, auto “zigzaganti” in entrambi i sensi di marcia per evitare buche e crateri, si succedono fino a SPITAK per poi migliorare fino a YEREVAN da cui si muovono strade con fondo e velocità di percorrenza più accettabili verso le destinazioni turistiche più famose come il (per me IMHO) deludente LAGO SEVAN.
Per il resto sembra di guidare perennemente sul fondo stradale disastroso di ROMA o su quello Abruzzese di Campo Imperatore, con la differenza che anziché per pochi kilometri ci si trova a percorrere lunghe tappe giornaliere a pieno carico a velocità ridotta con la costante attenzione al fondo stradale per non prendere una buca improvvisa a velocità sostenuta.
Alcune località, come la “Valle dei Monasteri” tra AKTALA-ALAVERDI-VANADZOR attraverso il Debed Canyon, non l’abbiamo potute apprezzare a causa del pessimo fondo stradale al quale dovevamo dare troppa attenzione.
Ad altre, come per il giro del Lago Sevan ed il Passo Sulema, ho dovuto rinunciarci sconsigliato per il pessimo stato delle strade.
Nessun problema per la benzina.
Procedure Doganali ancora legate al Periodo Sovietico: lunghe e meticolose.
L’assicurazione si paga in frontiera ed è legata al valore della moto, il tutto non supera i €20,00.

IL VIAGGIO IN CIFRE
• Partenza il 18/06/2019 – Ritorno 10/09/2019
• Giorni N.85
• Odometro alla partenza km.178.119 – Odometro all’arrivo km.188.342
• Kilometri percorsi 10.223
• Paesi percorsi: GRECIA-TURCHIA-GEORGIA-ARMENIA


IL RACCONTO DEL VIAGGIO

18/06
Roma – Ancona – Traghetto
Km.316 – Totali H.4,00


La partenza, programmata per il 10/06, ha subito un ritardo di otto giorni per le pessime condizioni del tempo di un Maggio mai così piovoso.
La moto è carica già da 3 giorni e quando mi reco in garage decido di dare un altro giro all’ammortizzatore posteriore.

Partiamo alle 07,00 dopo aver salutato mia cognata Anna e Paquito.

Prendiamo l’Autostrada direzione Aquila-Pescara-Ancona, nonostante il peso la moto si comporta bene ma non supero i kmh120 per cui le medie di percorrenza saranno più basse e prevedo anche un consumo maggiore.
Come il serbatoio comincia a svuotarsi la moto sembra “respirare” ed anche la guidabilità migliora sensibilmente.
Poco prima di Ancona ci fermiamo per il pieno e come previsto il consumo è maggiore del solito non tanto per il peso quanto per l’ostacolo aerodinamico dato dalle taniche e borsette poste ai lati del serbatoio.
Fatto il check-inn alla stazione marittima procediamo per il porto dove ci imbarchiamo sul traghetto Superfast alle 12,00 circa.

Nessun problema a parcheggiare la moto a parte una bella sbaffata di grasso sulla giacca pulita di tintoria….
Cabina doppia esterna al solito confortevole e non potrebbe essere altrimenti visto il costo di €350,00.

Doccia e maglietta di ricambio dal “KIT TRAGHETTO” e con Lilli vado a mangiare al self-service a base di agnello arrosto con riso pilaf e patatine fritte, tutto molto buono.
Tornati in cabina porto il mio orologio avanti di un’ora, operazione di cambio orario che dovremo ripetere più volte durante questo viaggio e mi metto a leggere il giornale.
Dormo un po’ poi esco da solo per fumarmi un sigarino, verso le 20,00 mi raggiunge Lilli e ci prendiamo insieme, alla luce del tramonto, la prima birra Greca.


Verso le 21,00 torniamo in cabina dove ceniamo, vista l’abbondanza del pranzo con 2-3 biscotti portati da casa.
Come sempre non facciamo in tempo a salire a bordo di un traghetto che mia moglie comincia a darmi l’ossesso per farmi mettere la sveglia mattutina al più presto come se ci fosse il pericolo di rimanere a bordo durante lo sbarco passeggeri e mezzi e non ci fossero gli inservienti a svegliarti ed a buttarti fuori dalla cabina!
Mi addormento al pensiero della giornata trascorsa e delle tante che ci aspettano per un viaggio di cui non sapremo lo sviluppo fino all’arrivo al posto di frontiera Armenia-Iran.
Le problematiche legate all’ingresso in Iran con la nostra moto sono evidenti ogni giorno di più leggendo il sito su FB.
https://www.facebook.com/groups/201937063640691/
Ma come diceva Simona Ventura: “Crederci sempre Arrendersi mai!”

19/06
Igoumenitsa Sbarco Traghetto – Egnatia Odos – Frontiera Turca – Izmit – Hotel Wes
Km.1030 Partiti alle H09.00 arrivati a Wes Hotel alle H22,00




Dormiamo fino alle ore 07,00 anche se Lilli è sveglia da circa un’ora, ci prepariamo e lasciamo la cabina prima dell’arrivo dell’inserviente per la sveglia mattutina.
Fatta una piccola colazione al self-service ci mettiamo in attesa dello sbarco che avviene senza problemi.
Partiamo alle 09,00 in una fresca mattina con cielo parzialmente nuvoloso, il percorso è quello fatto tante volte, solo questa volta reso ancora più noioso dalla velocità massima di kmh110 che devo mantenere per l’ingombro e peso di quelle che abbiamo ormai battezzato “Taitaniche”.
Una piccola spolverata di pioggia nei pressi di Salonicco ed una stupida caduta da fermi, senza conseguenze per noi e la moto (in realtà si rompe il supporto in plastica porta valigie di destra cosa che non crea alcun problema per il resto del viaggio ma dovrà essere sostituito al ritorno) ad un casello autostradale aiutati poi a rialzare la moto da 2 agenti di polizia stradale che transitavano con la loro macchina davanti a noi.
Al solito Lilli somatizza l’accaduto nel senso che ad ogni approccio ad un casello si irrigidirà per la preoccupazione.
Secondo pieno poi passiamo la frontiera Turca e svolgiamo al solito tutte le pratiche doganali in maniera veloce.
Ci dirigiamo verso TEKIRDAG con una superstrada bella a 4 corsie ed il ricordo va al nostro primo passaggio frontiera nel 2004 quando percorremmo la stessa strada allora a 2 corsie con profonde scanalature fatte dai pneumatici dei TIR.
Prendiamo l’autostrada direzione ISTANBUL passando sotto al casello elettronico con la tessera acquistata nel due anni prima e con ancora credito sufficiente.
Arrivati in prossimità di ISTANBUL non riesco a prendere la deviazione per il “Terzo Ponte” per evitare l’infernale ingorgo del tratto autostradale interno a questa enorme e congestionata metropoli e proseguo sul tratto “tradizionale” superando indenni il traffico caotico del “Ponte Sul Bosforo” passando continuamente sulle corsie d’emergenza, interdette alle auto che si devono guardare dalle telecamere di sorveglianza che fanno piovere multe carissime, per evitare l’imbottigliamento che nel 2017 ci aveva costretti ad una sosta di oltre mezz’ora prima di poter imboccare il ponte intasato dal traffico automobilistico.
Cala la sera, viene il buio ma non piove e l’autostrada per IZMIT è scorrevole per il poco traffico.
Arriviamo al WES HOTEL, dove avevamo già soggiornato 2 anni fa e parcheggiamo la moto al loro parcheggio privato proprio sotto le finestre della nostra stanza.

La stanza al solito è molto confortevole, lo staff cordiale e contento di rivederci, leggera rinfrescata e senza cambiarci saliamo al ristorante posto all’ultimo piano da dove si gode di una bella vista sul Mar di Marmara.
E’ in corso una serata “Turco-Rock” con musica a volume altissimo tanto da chiedere un tavolo fuori sulla terrazza dove mangiamo un cosciotto d’agnello e beviamo la nostra prima birra Efes.

Fumatina al suono della musica che a tratti ricorda anche un po’ il Reggae e poi a nanna per il meritato riposo dopo una lunga giornata di trasferimento.

20/06
Izmit – Samsun – Samsun Sheraton Hotel
Km.648 Tempo totale H7,48
Media kmh87,2


Il tempo si è rannuvolato sempre di più ma riusciamo a caricare la moto senza il disturbo della pioggia.
Il personale della reception ci saluta alla partenza e ci riprende con il telefonino mandandoci più tardi il filmato.
A rivederlo mi fa ancora impressione vedendo quanto mastodontica appaia la nostra moto con le “Taitaniche”.

https://youtu.be/IO0IpPJZYwU

Prendiamo l’autostrada che lasceremo nei pressi di GEREDE sbagliando l’uscita per un’imprecisione del navigatore, cosa che ci costringerà ad una deviazione per arrivare a GEREDE, da cui prendere la E80-D100 direzione SAMSUN, lungo una stretta e tortuosa strada asfaltata di campagna, sotto una sottile pioggia e con un, fortunatamente breve, tratto di strada interrotta dove mi trovo a fare slalom tra buche, fango e macchine invadenti il nostro lato di marcia per evitare le buche più profonde.
Moto, ammortizzatori e St.Antonio, alla cui Basilica di Padova cui ho mandato un bonifico prima della partenza come ad ogni viaggio, mi fanno passare l’imprevisto senza danni nonostante il peso eccessivo gravante sulla moto.
Facciamo più tardi sosta nella stessa stazione di servizio con ristorante di due anni fa.
Incontro un Francese che viaggia da solo sulla sua BMW1200RT verso l’Iran senza essere a conoscenza del divieto d’ingresso alle nostre moto, scambiamo poche parole poi riparte per la sua meta mentre noi restiamo ancora un po’ finendo di mangiare.
Riprende a piovere e c’è bisogno di mettere i K-Way solo sulle giacche visto che pantaloni reggono bene mentre comincio a sentire un po’ di bagnato ai piedi nonostante i nuovi stivali Forma Enduro che indosso per la prima volta.
La pioggia aumenta a tratti ma senza rendere problematica la guida anche se nei sorpassi sento che la moto, a serbatoio pieno, stenta ad accelerare, per ritornare più reattiva allo svuotarsi del serbatoio.
Il sole quando esce è caldo ed asciuga le giacche e pantaloni, certo per essere Giugno non è che faccia tempo Estivo, ci manca solo dover accendere le manopole riscaldate.
Mentre lascio la D100 per gli ultimi km.100 in direzione di SAMSUN, la nostra meta giornaliera, prendo mentalmente la decisione che comunicherò a Lilli non appena arrivati allo Sheraton Hotel Samsun: smonterò porta taniche e le spedirò con le taniche al nostro amico fraterno Paolo Volpara che da anni vive in Turchia a Goceck con la sua seconda moglie Turca Serap.
Entriamo a Samsun e seguendo le indicazioni del navigatore arrivo al nostro albergo che si trova sul lungomare ed il cui ingresso è affollato da una marea di giovani in fila per entrare nello spiazzo adiacente dove si svolgerà una tre giorni Musica Rock.
Parcheggio la moto nel garage sotterraneo, rapido check-inn, saliamo nella nostra splendida camera (che con cena ed extra ci costerà €100,00), doccia, cambio con bermuda e T-Shirt e scendo subito nel garage dove provvedo a smontare, operazione “rapida ed indolore” le TAITANICHE riposizionando le borsette porta attrezzi in maniera più consona rendendo il tutto non solo più leggero ma anche enormemente meno ingombrante.

Tornato in camera mi faccio un’altra doccia e reso presentabile mi avvio con Lilli a cena al ristorante sul Roof-Garden con vista sulla folla acclamante il gruppo rock che allieterà con la loro musica la nostra seconda cena musicale qui in Turchia.




Fumatina a ritmo rock e ritorno in camera per un sonno ristoratore dopo un’altra giornata di trasferimento verso il confine Georgiano.

21/06
Samsun – Frontiera Georgia – Batumi – Hotel Colosseum
Km. 541 Tempo Totale H 09,21
Media Kmh 77,2


Preparato il caffè e scritto il diario giornaliero scendo a prendere la moto dal garage e la porto davanti all’ingresso del nostro hotel pronta per essere caricata.
Pago il conto e mi lascio le Taitaniche alla reception, ho preso accordi con il mio amico Paolo: un corriere le prenderà in albergo e le porterà alla sua residenza a sue spese, provvederò io a rimborsarlo quando ci incontreremo.
Carichiamo la moto e con un tempo nuvoloso ma senza pioggia lasciamo Samsun.


Usciamo dalla città senza problemi la E70 che corre lungo la costa del Mar Nero, nel 2005 la percorremmo nel senso opposto provenienti da Hopa, non era bella come adesso: quattro corsie e viadotti hanno sostituito la vecchia statale a due corsie.
La moto sembra rinata ora che non è più appesantita e frenata da quella che si è dimostrata una modifica sbagliata, vado talmente sciolto e veloce che persino Lilli si rende conto di quanto ci muoviamo con facilità nel traffico delle città e paesi che attraversiamo e di come filiamo via veloci specie nei sorpassi.
Il tempo è variabile con scrosci di pioggia tanto che approfittiamo della sosta per il primo rifornimento per rimetterci le giacche K-way.
Riprendiamo il viaggio e superata TREBISONDA, dove sostammo nel 2005 per due notti così da poter visitare lo splendido MONASTERO DI SUMELA, verso le tre del pomeriggio ci fermiamo per una sosta in un piccolo ristorante lungo la strada.
Parcheggiata la moto mi accorgo della scomparsa della borsetta legata dietro la valigia destra, c’erano due zainetti ripieghevoli di cui uno che ci aveva seguito in tutti i nostri viaggi degli ultimi 15 anni. La cosa è inspiegabile anche perché i lacci con cui era fissata non sono rotti ma aperti come se fosse stato rubato…Forse al distributore dove avevamo fatto sosta.
Siamo dispiaciuti ma non possiamo farci nulla, meglio questo inconveniente che una rottura meccanica o una foratura, comunque durante un viaggio può sempre capitare una cosa simile e bisogna lasciarsi l’evento alle spalle e proseguire.
Intanto ci fermiamo per una sosta rinfrancante, non manca molto alla frontiera e ci prendiamo tempo per mangiare del riso e spezzatino d’agnello.
Non piove più e la distanza dalla frontiera viene coperta rapidamente, quando arriviamo in prossimità della frontiera della Georgia comincia la fila dei TIR in attesa di passare la dogana.
Solite procedure rapide per uscire dalla Turchia con la solita attenzione a farsi mettere sul passaporto il timbro di uscita la cui dimenticanza a BAZARGAN nel 2017 alla frontiera Iran ci procurò un problema risolto rapidamente al ritorno nello stesso posto di frontiera.
Prima della dogana Georgiana superiamo con l’aiuto della polizia stradale la lunghissima fila dei TIR in attesa ed arriviamo al posto di frontiera dove ci mettiamo in fila dietro ad un motociclista Russo che sta tornando a casa, via Tiblisi-Strada Militare Georgiana-Porte Caucasiche, dopo aver viaggiato per l’Europa.

Sul top-case ha fissato una tanica per benzina della Rotopax, una soluzione molto migliore di quella da me adottata.
https://rotopax.com/rotopax/rotopax/
Lilli si informa sulle procedure doganali e in pochi minuti siamo fuori dalla frontiera Georgiana.

Usciti dalla dogana ci troviamo su un trafficato piazzale dove è possibile fermarsi per una pausa ristoratrice o per cambiare i soldi e comperare l’assicurazione RC.

Noi preferiamo proseguire subito per BATUMI lungo la strada costiera dove facciamo il nostro primo incontro con le “famigerate” mucche Georgiane.
Mi fermo per l’ultimo pieno di benzina di questa giornata ed approfitto per prelevare al bancomat un po’ di valuta locale.
Arriviamo rapidamente a BATUMI e parcheggiata la moto di fronte all’hotel prenotato entro ed alla reception scopro che è un “Apart Hotel” composto da appartamenti per famiglie che trascorrono qui le vacanze.
Non è quello che avevo prenotato e cancellata la prenotazione dopo aver parlato con il manager attraverso la strada e vado a chiedere all’ Hotel di fronte se c’è disponibilità di una stanza per la notte.
L’ Hotel Colosseum ha la forma che ricorda il nostro Colosseo, alla reception sono gentilissimi, mi danno una stanza al prezzo scontato di €89,00 compresa la prima colazione, è un hotel di categoria superiore e mi va più che bene.
Ritorno da Lilli che è rimasta all’altro lato della strada a guardia della moto e montato in sella percorro il viale fino alla prima rotatoria e giro in posizione del nostro albergo che come si può vedere dalla foto è proprio di fronte alle torri facenti parte della struttura prenotata, affacciato sulla spiaggia.

Al ceck-inn incontro il manager dell’albergo che mi rivela essere tifoso della Roma: siamo all’ Hotel Colosseum ed ho trovato un altro tifoso della Maggica che è persino andato a vedere Totti giocare il 29/09/2017 per una partita di beneficienza a Tiblisi.
https://www.corrieredellosport.it/ne...n_tempo_reale/
Anche lui non sa darsi pace per il modo in cui il nostro Capitano ha dovuto lasciare la nostra squadra.

Saliamo in camera e dopo una bella doccia ci facciamo una foto al tramonto di questo 21 giugno Solstizio D’estate



Usciamo per una passeggiata e recarci al ristorante consigliatoci alla reception, siamo nella parte turistica di Batumi, qui si è sviluppato il turismo balneare con alberghi, residence, ristoranti e locali notturni e la vita serale e notturna è movimentata da un flusso turistico non solo di Georgiani ma anche straniero.
Troviamo il ristorante e consumiamo il nostro primo e gustoso pasto Georgiano.


Torniamo in camera e ci buttiamo sul nostro comodo letto per un meritato riposo.

22/06
Batumi – Tibilisi – Hotel City
Km. 379 Tempo Totale H 5,30


Dopo il caffè mattutino ed alcune foto al lungomare scendo da solo per una splendida colazione.


Carichiamo la moto e partiamo fermandoci davanti all’Hotel Sheraton all’ interno del quale mi reco nella filiale di una banca dove, aiutato dal un gentile funzionario, pago e ritiro l’assicurazione RCA della durata di 20 giorni al costo di circa €6,50.
Nel programma fatto a Roma dovevamo dirigerci a Nord nella Regione dello Svaneti sostando per due notti a MESTIA dove affittare un 4x4 con autista e visitare i famosi paesini caratterizzati da torri di difesa e risalenti al medioevo.
Il tempo però non è buono e da pioggia e freddo in quella che è una località a 1500 metri sul livello del mare ai piedi delle cime più alte del Caucaso.
La strada per arrivarci non è brutta ma diventa più difficile in prossimità di Mestia e dato che siamo all’inizio di quello che, spero, sia un lungo viaggio, preferisco risparmiare a Lilli una tappa impegnativa all’inizio di questo viaggio per farla arrivare gradualmente alle difficoltà che affronteremo in seguito.
Decidiamo quindi di dirigerci subito a Tblisi dove ho prenotato già l’albergo.
Usciamo da BATUMI e dopo aver percorso, direzione NORD, su larga e scorrevole strada nazionale, un tratto lungo la costa che scorre diritto fino a POTI, caratterizzato da un susseguirsi di località balneari, deviamo ad EST su strada statale più stretta ma sempre scorrevole e con fondo stradale buono.

Guido veloce e sicuro non solo perché la moto, oramai priva del peso delle Taitaniche, è tornata al suo aspetto ed alla sua guidabilità originale, ma perché il tempo è finalmente sereno ed il fondo stradale è buono, niente a che vedere con la descrizione delle terribili strade Georgiane sulla guida LP del 2008 e da quanto descritto nei documentari di viaggio di quegli anni.
Anche le auto che ci precedono ed incrociamo, fatta qualche rara eccezione, sono moderne e la qualità di guida del Georgiani non desta preoccupazioni, anche se tengo sempre alta l’attenzione.
Il nuovo casco non si è ancora adattato alla mia testa e devo muoverlo ogni mezz’ora per ripristinare la circolazione, in compenso la sua leggerezza rispetto ai modelli precedenti è innegabile.
Il tratto su strada a 2 corsie dura circa km.50 ed a parte un altro incontrato prima di GORIS guideremo quasi esclusivamente su strada a 4 corsie che per loro è un’autostrada senza pedaggio.
Ci fermiamo ad un distributore per il pieno e bere un po’ d’acqua fresca acquistata al market ed incontriamo una coppia tedesca che con le loro moto contano di fare come noi il Centro Asia e come noi sperano di poter passare il confine Iraniano.
Ci auguriamo a vicenda buon viaggio e ripartiamo arrivando senza problemi alla periferia di TIBLISI.
Percorriamo il viale che corre lungo il Fiume Kura con un traffico cittadino intenso ma scorrevole.


Ho sullo smartphone Google Maps con le mappe Off-Line scaricate in precedenza che funziona benissimo compresa la destinazione finale, l’Hotel City situato proprio nella “Città Vecchia”, come però scopriremo dopo di City Hotel a Tiblisi ce ne sono diversi e le indicazioni di Maps non saranno precise portandoci dentro i vicoli della “Città Vecchia,” caratterizzata da vecchi edifici in corso di ristrutturazione, senza trovare il nostro albergo.
Parcheggio la moto in un vicolo e lascio Lilli di guardia andando a chiedere indicazioni e da una finestra si affacciano madre e figlio che, dandomi in perfetto Inglese il loro caldo benvenuto, mi danno le giuste indicazioni.

Rimontiamo in moto e fatti circa 500 metri, continuando a chiedere indicazioni ai passanti, arriviamo alla nostra meta posta proprio davanti all’unica Chiesa Cattolica di Tiblisi.

http://www.hotelcity.ge/
Contrariamente a quanto descritto l’albergo non ha un parcheggio interno né uno custodito, vengo invitato a montare sul marciapiede e parcheggiare accanto alla moto di una coppia Svizzera (più tardi incontrati ed esternato loro la nostra intenzione di attraversare l’Iran mi sento rispondere: “Iran Verboten!”) ma ho un’idea migliore.
Notato un comodo parcheggio all’interno della Chiesa Cattolica proprio di fronte al nostro Hotel, nonostante le previsioni negative della receptionist, entro in Chiesa dove trovo la custode, una simpatica signora Armena alla quale in Inglese, che anche lei parla molto bene, dico di essere Cattolico, di essere in visita con mia moglie, di viaggiare in moto e come insegnato da Nostro Signore “ Bussate e vi sarà aperto, Chiedete e vi sarà dato” sono venuto a chiedere il permesso di parcheggiare la moto all’interno del loro parcheggio protetto da un bel cancello.
Naturalmente mi dice di sì e lasciamo la moto nel posto più comodo e sicuro che potessimo trovare.





Scarichiamo la moto e ci facciamo portare tutto in camera, pulita, ordinata e comoda al prezzo, compresa la prima colazione, di €196,00 compreso gli extra, per tre notti.
Faccio una doccia, mi metto bermuda-maglietta-sandali e scendo a bermi una buona birra Georgiana bella fresca ed a fumarmi un sigaro prima di risalire per un riposino pre-serale.
Ci cambiamo e con un taxi ci rechiamo al ristorante consigliato dalla reception posto sul lungo fiume fuori dal centro città

Il locale, molto popolare, è caratteristico per il suo forno a legna e su consiglio del gestore ordiniamo una “grigliata mista con verdure” sempre accompagnato con la ottima birra Georgiana.

Ci vediamo arrivare un piatto enorme con pollo, agnello e maiale, con tre tipi diversi di salse tra cui una al miele ed un’altra al melograno.

La grigliata è talmente abbondante che non riusciamo a finirla e dopo un caffè ed il sigarino paghiamo il conto di circa €30,00 e con un altro taxi torniamo in albergo dove faccio notare alla receptionist del nostro albergo che la tariffa del taxi a ritorno era 3 volte quella dell’andata (per entrambi erano €10,00 complessivi) sentendomi rispondere che anche in Georgia, come da noi in Italia, qualche volta tendono a fregare i turisti….Paese che vai….
Ci buttiamo a letto contenti e sazi.

23/06
Sosta a Tblisi e visita alla città


Lunga dormita e risveglio con il solito caffè, mi vesto e scendo a fare colazione che sia dolce che salata è buona e variata, al solito Lilli non fa colazione la mattina così le porto in camera una spremuta e poi usciamo per la nostra giornata di visita alla città.
Il nostro albergo sarà scomodo per il parcheggio ma comodissimo per la sua centralità: si arriva a piedi alle mete cittadine più famose.
Scendiamo per la via acciottolata che porta al lungo fiume e ci fermiamo in un negozio di telefonia dove acquisto per meno di €9,50 una SIM Georgiana che mi viene attivata dalla commessa in maniera rapida ed indolore tanto che con mio stupore scopro che il mio account WhatsApp funziona anche con il nuovo numero, senza fare alcuna modifica, alla accensione successiva del telefono.
Continuiamo a scendere e proviamo ad entrare nella Cattedrale Armena di San Giorgio ma il “dress code” non consente a Lilli l’entrata così mi limito a fotografare dall’esterno.

Oggi è Domenica e la chiesa è piena di fedeli che sostano in preghiera anche all’esterno.






Arriviamo sul lungo fiume per attraversare per un tratto il “Ponte Della Pace”, un ponte pedonale disegnato da Michele De Lucchi in acciaio e vetro.


Ci rechiamo dal ponte a piedi alla biglietteria della teleferica che ci porterà in cima alla collina che sovrasta la città vecchia con la Fortezza Di Narikala e lo splendido panorama sulla città ed il suo fiume.







Non prendiamo la teleferica a ritorno ma decidiamo di scendere a piedi lungo una strada tortuosa ed acciottolata dove incontriamo una famiglia di turisti Russi con una ragazza che accetta di farsi fotografare.

I rapporti diplomatici con la Russia non sono buoni, da una settimana poi ci sono dimostrazioni davanti al Parlamento Georgiano per protestare contro la presenza di un parlamentare con doppia nazionalità, Russa e Georgiana.
La piazza del Parlamento non è lontana ma fuori dalla piazza la situazione è calma e tranquilla e se non si fosse a conoscenza tramite i notiziari televisivi, della situazione non se ne avrebbe sentore.
Nonostante questo i rapporti con i turisti Russi da parte della popolazione Georgiana sono ottimi.
Il paese e Tblisi in particolare sono sempre più convertiti verso un forte sviluppo turistico, le strade sono piene di agenzie di viaggio che propongono gite giornaliere e di più giorni alle più rinomate località di mare e di montagna.
Naturalmente anche qui si lamentano della “crisi” e degli stipendi ma tutti mostrano un atteggiamento positivo verso il futuro.
Tornando verso l’albergo comperiamo per pranzo frutta fresca da un negozietto sulla strada dalla vetrina molto accattivante.


Pago una cifra spropositata, €17,10, sentendomi tanto uno dei turisti che a Roma si avventurano ad acquistare frutta, bibite e gelati dai camion-bar in centro.
In compenso la frutta è buonissima come tutto ciò che viene coltivato in Georgia, quasi tutto “Organic”, come chiamano qui il “Biologico”, e ci mangiamo tutto in camera prima di buttarci a letto per un riposino pomeridiano.


Scendo nel tardo pomeriggio a fumarmi un sigarino e quando vengo raggiunto da Lilli usciamo per farci una passeggiata per le vie del centro della Città Vecchia caratterizzata da locali, ristoranti, negozi e piccoli alberghi e pensioni affollati di turisti Europei e Statunitensi.


La città è un cantiere con palazzi moderni costruiti fuori dal centro storico ed una particolare attenzione alla ristrutturazione e restauro dei vecchi palazzi.





Certo in molti casi più che restauro si tratta di adattamento dei vecchi edifici alle esigenze moderne come si nota dalla stonatura delle parabole satellitari e condizionatori d’aria.
Nei pressi di una chiesa una famiglia sta festeggiando un compleanno e mi offrono una fetta di focaccia con un bicchiere di vino rosso che accetto di buon grado.



Siamo affamati e ci mettiamo alla ricerca di un ristorante dove poter mangiare del cibo locale, non vogliamo entrare in uno dei tanti locali per turisti, tra cui spiccano i fast food, e girovagando ed attratti da un profumino appetitoso proveniente da un vicoletto scopriamo un ristorantino niente male che visiteremo anche la sera successiva.

Il posto è anche fresco dato che siamo nel tardo pomeriggio ma fa ancora caldo cosa che non ci dispiace dopo tutta la pioggia presa nel trasferimento dalla Turchia.
Ordiniamo spiedini, patatine e soprattutto il KACHAPURI, uno dei piatti più tipici e buoni della cucina Georgiana, una sorta di calzone aperto con formaggio e uovo, buono e sostanzioso, si trova in tutte le provincie della Georgia in diverse versioni tutte molto buone.

Birra alla spina Georgiana e sigarino con caffè espresso che anche qui è di moda ma si può sempre chiedere un caffè alla turca alla bisogna.
Ritorniamo in albergo e grazie al Wi-Fi gratis e veloce ci vediamo un po’ di notiziari e programmi in chiaro su RaiPlay prima di addormentarci.

24/06
Sosta a Tblisi e Gita al complesso di chiese di Mitskheta


Ieri sera avevo concordato con la reception una gita con macchina ed autista a Mitskheta ed ai monasteri e chiese intorno a quella che è stata l’antica capitale della Georgia.
Quando dobbiamo fare questo tipo di gite preferiamo un mezzo con conducente piuttosto che prendere la moto, più che altro lo faccio per Lilli che si sente così più in vacanza…Sono i compromessi che rendono possibile tanti anni e kilometri di viaggio insieme.
Dopotutto la meta è vicina e non ci va di vestirci da moto per fare pochi kilometri.
Seguo il consiglio della manager del nostro albergo ed opto per il loro autista di fiducia che per il costo di €50,00 ci porterà con il suo comodo Van Mercedes in gita per mezza giornata.
George, che ci fa da autista e guida, è simpatico, giovane, educato e parla molto bene l’Inglese.
La prima tappa è il Monastero di JVARI o Monastero della Croce.
Patrimonio Unesco ricorda il luogo dove Santa Cristiana, che si prodigò per diffondere il Cristianesimo in Georgia, innalzò una croce di legno, ritenuta in seguito miracolosa, sul luogo dove sorgeva un tempio pagano.




Il monastero si trova in posizione panoramicissima in cima ad una collina da cui si domina la valle sottostante dove scorre il fiume Kura che si incontra con il fiume Aragvi e la cittadina di Mitskheta con le sue chiese e monasteri.



Con noi tanti turisti sia Georgiani che stranieri tra cui tanti Giapponesi e Cinesi.
Seconda tappa la Cattedrale di SVETISKOVELI, dove si crede sia stata seppellita la Tunica di Gesù, una delle tre rivendicate dalla tradizione e l’unica, a prescindere se le altre due siano autentiche, a non essere reale e visibile ma solo avvolta dalla legenda che la ritiene sepolta sotto un antico Cedro del Libano sopra il quale fu poi costruita la cattedrale che a lungo è stata il più importante luogo di culto del paese.
La Georgia è stato il secondo regno (all’epoca la Georgia si chiamava Regno di Iberia ed è per questo motivo che il confine con la Russia alla fine della Strada militare Georgiana anticamente si chiamava Porte Iberiche), dopo l’Armenia, a convertirsi al Cristianesimo, grazie all’opera di evangelizzazione, nel IV secolo, di una giovane fedele di nome NINO (poi Santa Nino), proveniente dalla Cappadocia.
Parcheggiato il nostro mezzo ci inoltriamo verso l’ingresso della cattedrale attraverso una miriade di botteghe di souvenir e di vendita della rinomata frutta secca georgiana: la Churchkhela.

Sembrano delle candele colorate ed invece sono dei dolci preparati con noci, mandorle e nocciole, infilate con ago e spago ed immerse in un composto di succo d’uva bollito con farina setacciata per poi essere messa appesa ad asciugare.
Ne compero di vari tipi, Lilli non ne è convinta infatti non ne assaggerà nemmeno un po’, io invece le trovo buonissime.
Arriviamo alla cattedrale e cominciamo la visita.




La struttura della chiesa è più grande di quelle che visiteremo in seguito anche in Armenia ed all’interno trovano posto diverse tombe di Re Georgiani.






Ultima tappa il Monastero di Samtavro



Oltre alla chiesa fa parte del complesso il monastero delle Monache di Santa Nino che però, come quasi tutte le monache Ortodosse, non amano farsi fotografare.
In questa chiesa sono sepolti il re Miriam e sua moglie Nana, i primi sovrani del regno ad essere convertiti al Cristianesimo ed è anche lei Patrimonio Unesco.







Finita la gita George ci riaccompagna in albergo dove in camera finiamo la frutta di ieri che io implemento con la frutta secca acquistata oggi.
Lungo riposino pomeridiano durante il quale il tempo, fino a quel momento sereno, cambia in nuvolo scatenandosi in un violento temporale con un vento fortissimo e fulmini che dura quasi due ore prima di far tornare il sereno.
Quando usciamo per una passeggiata le strade sono coperte da rami di albero spezzati con i negozianti intenti a ripulire marciapiedi e viali, ripuliti in poco tempo.
Entriamo alla Chiesa Cattedrale di Sioni, questa volta Lilli è vestita “decentemente” e si fa anche benedire da un prete Ortodosso.
Torniamo a cena nello stesso ristorante di ieri sera e mangiamo altrettanto bene senza farci mancare un boccale di birra georgiana.

Tornati in stanza preparo le borse per domani, giornata in cui lasceremo Tblisi per dirigerci lungo la Strada Militare Georgiana a Kazbegi.

25/06
Tblisi – Strada Militare Georgiana – Kazbegi – Hotel Porta Caucasia
Km.153 Tempo Totale H2,46 Quota Massima 2347


Partiamo alle 08,30 dopo aver fatto colazione e pagato il conto.
Come in quasi tutte le città partire la mattina presto significa evitare il traffico che con il passare delle ore diventa caotico.
Con Maps collegato in 4g, grazie alla SIM Georgiana, usciamo senza problemi dal centro di Tblisi per immetterci nella strada che porta prima a Mitskheta, a meno di 20 kilometri dal nostro albergo, e poi a Nord su quella che una volta era la spettacolare ma “famigerata” Strada militare Georgiana costruita per collegare e controllare militarmente la regione del Caucaso da parte dell’Unione Sovietica.

Come per tutte le strade della Georgia occorre fare attenzione alle mucche che pascolano ai lati della strada senza nessuno che le custodisca, basta fare attenzione e rallentare, sembrano molto abituate al traffico e non fanno “gesti inconsulti” scartando verso il centro della strada ma bisogna sempre fare attenzione perché in certi frangenti ci si trova con un gruppo di mucche ferme a ruminare in mezzo alla strada con auto e TIR a strombazzare per farle spostare zigzagando tra quelle più pigre !
La strada è molto panoramica, spesso a 4 corsie, veloce con un fondo a tratti nuovo ma comunque sempre scorrevole.

Sulla rivista ROAD BOOK di questo Ottobre-Novembre c’è un articolo intitolato “Nostalgia Canaglia-Ritorno sulla Strada Militare Georgiana”, le sensazioni provate dallo scrittore/viaggiatore nel rivedere luoghi visitati molti anni prima, strade percorse in difficoltà per il loro stato penoso, cambiamenti sociali e strutturali, le vivremo più avanti nel corso del nostro viaggio ritornando con 14 anni di distanza a Goreme in Cappadocia e Pamukkale.
Il nostro primo stop è il Castello di ANANURI a cui arriviamo costeggiando il fiume Aragvi ed il lago formato dal suo sbarramento.

Quello descritto come un luogo di sosta idilliaco in mezzo al nulla di una strada difficoltosa è oggi un punto di sosta frequentatissimo dai pulman turistici verso la località sciistica di GADAURI, che attraverseremo più avanti e STEPANSMINDA, la nostra meta giornaliera.




Mentre siamo fermi per scattare un paio di foto ed osservare il castello posto in posizione strategica siamo circondati, per lo spavento di Lilli dalle mucche che considerano la nostra moto un ostacolo da superare in scioltezza mentre sono condotte al pascolo ai lati di questa che, in teoria, dovrebbe essere una strada di grande comunicazione.

Riprendiamo la strada che continua a salire circondati da panorami che ci ricordano un po’ le Alpi con le loro vette innevate, ai lati della strada il fiume punteggiato da campeggi e centri Rafting ad ennesima riprova di quanto il turismo Georgiano si stia sviluppando anche in località fino a 10 anni fa considerate di difficile accessibilità.





Saliamo sempre di più e la strada comincia a restringersi rimanendo sempre scorrevole, come ci avviciniamo a GADAURI affrontiamo i primi tornanti e comincia la difficoltà a superare i frequenti TIR diretti in Russia, molti non sono buone condizioni meccaniche e proprio prima del primo tornante ci troviamo a dover superarne uno, fermo per guasto proprio all’imbocco del tornante, rischiando un “incontro pericoloso del peggior tipo”aiutati dalla bassa velocità nostra e dell’auto proveniente dalla direzione opposta.


https://youtu.be/IKfKvfaNXUE

Sono talmente concentrato sullo scampato pericolo e sulla reazione di Lilli che affronto il tornante, libero da altri mezzi, in maniera vergognosa, di solito sono “più bravo”…Parola di Boy Scout!
Arriviamo a GADAURI affrontando tornanti in successione con TIR in movimento ma senza problemi nel superarli, tempo bello, aria fresca ma niente freddo, superiamo di slancio il “Monumento alla Pace tra Georgia e Russia”, ci fermeremo per una foto al ritorno.
Gadauri è piena di alberghi e ristoranti essendo diventata una stazione sciistica molto rinomata in Georgia.
Superato il punto più alto della strada, il Passo Jvari a 2.380 metri sul livello del mare, entriamo nell’ unico tunnel da percorrere lungo il percorso, l’altro, più vecchio, è chiuso al traffico, questo è più moderno ma il fondo nella carreggiata opposta, che percorreremo al ritorno, è molto sconnesso.


https://youtu.be/yOrxQeDDmOs

Superato il tunnel proseguiamo ad andatura turistica ammirando il panorama che ci circonda con le vette dei 4000 che si stagliano in lontananza verso KZBEGI, la nostra meta, sempre con le mucche che, quando la mancanza di traffico ci potrebbero far sentire soli, vengono a farci compagnia.

https://youtu.be/IoaiZ-YtAfE


Oramai siamo vicini alla meta, arriviamo all’ingresso di KAZBEGI e facciamo il pieno poi attraversiamo il piccolo paesino caratterizzato da Guest Houses e negozi specializzati in attrezzatura da Trekking oltre che market di generi alimentari.
Il nostro albergo si chiama Porte Caucasiche, non costa poco comunque meno del più quotato e di poco migliore Rooms Hotel, pagheremo per 2 notti con prima colazione (dove però le bevande come i succhi di frutta sono extra) inclusa ed una bella camera matrimoniale con vista €225,00, una cifra molto più alta della media Georgiana e maggiore di quanto pagheremo al Vardzia Resort reputato uno dei migliori alberghi Georgiani.
Ma questa dove ci troviamo è oramai una meta turistica quotatissima piena di turisti internazionale, come sempre i cinesi la fanno da padrone, appassionati di trekking che si sviluppano da questa località verso le varie vette e valli che la circondano.
Parcheggiata la moto esternamente, dopo aver dato uno sguardo allo splendido panorama della Chiesa Gergeti e la cima del Monte Kazbek con i suoi 5.047slm, saliamo in camera per una doccia e cambiarci prima di andare a pranzo visto che abbiamo percorso velocemente i 153 kilometri dalla nostra partenza da Tblisi.



Prima di uscire Lilli ripara la borsa porta medicine che il facchino ha danneggiato portando le borse in camera, operazione di facchinaggio che di solito è compiuta da Lilli (io faccio le borse, lei le porta, io le carico).

Mentre aspetto Lilli mi siedo sulla terrazza panoramica del nostro albergo bevendomi una birra, fumandomi un sigarino di fronte allo splendido panorama.


Concordo con la reception la gita privata con autista pomeridiana alla Chiesa della Trinità Gergeti in cima ad una montagna a 2.170slm, noi ci troviamo a 1.740slm, che naturalmente Lilli non ha alcuna intenzione di raggiungere in moto.
Scendiamo a piedi lungo la strada e ci rechiamo al piccolo ristorante che abbiamo notato dalla finestra panoramicissima della nostra stanza.
Ci sediamo prendendo un tavolo nel giardino del ristorante ed ordiniamo quello che oramai è diventato il nostro piatto preferito della cucina Georgiana: il Kachapuri, ancora più buono di quello mangiato a Tblisi.


Alle 5 del pomeriggio incontriamo il nostro autista che si chiama Amico, non parla bene Inglese ma è molto simpatico oltre a dimostrarsi, il giorno successivo ci porterà su percorsi fuoristradistici ben più impegnativi della strada che percorreremo oggi, un ottimo guidatore.
Ci porta su verso su alla Chiesa della Trinità di Gergeti con il suo Mitsubishi Van 4x4 con guida a destra.
Molte delle auto circolanti in Georgia hanno la guida a destra perché importate a prezzo scontato direttamente dal Giappone, ora questo commercio non è più consentito ed i veicoli acquistati recentemente possono essere solo con guida a destra.
La strada è nuova, asfaltata e sostituisce il percorso sterrato originario che viene intrapreso solo da chi vuole salire a piedi.
Facile e tortuosa, fondo regolare, alla portata di ogni motocicletta, come dimostra il video qui di seguito, ma che come al solito la mia amata compagna di viaggio preferisce non percorrere in moto se non costretta dalle esigenze di una giornata di viaggio dove si possono incontrare difficoltà dovute alla strada od alle condizioni meteo, una volta parcheggiata la moto però la prospettiva di doversi rivestire e partire non la rende felice, tutt’altro.
Renderla felice facendole fare alcune gite in auto non è tanto un “contentino” quanto un investimento sulle difficoltà che potrebbe incontrare in seguito, come infatti accaduto.

https://youtu.be/UESDvT2ZaWk

Il sito è spettacolare non solo per la bellezza della Chiesa ma soprattutto per il panorama che si gode dalla cima di questa montagna , piccola in confronto alle cime ben più alte che la circondano.




La chiesa al suo interno non offre spunti fotografici a cui si aggiunge la presenza di un Monaco-Cerbero che impedisce di fotografare mentre è ben disposto a farsi pagare a caro prezzo i souvenirs che vende.







Prima di rimontare sul nostro mezzo e ridiscendere fotografo Lilli davanti ad un gruppo di moto condotte da un gruppo di Polacchi che reincontreremo più in seguito in Armenia al Monastero di Tatev.
Di Polacchi in giro per il Caucaso ne incontreremo parecchi altri, sempre salutati con reciproca simpatia.

Tornati in albergo lasciamo sacche e macchine fotografiche ed usciamo per un drink dato che il pranzo fatto non ci spinge a replicarlo con la cena.



Nel caffè dove ci fermiamo a bere una Coca-Cola fatta in Georgia facciamo amicizia con il gestore che come il nostro driver Amico ha anche lui un nome Italiano: Vito come “Vito Corleoni” come tende a specificare.
Logico offrirgli un sigaro e farmi una foto con lui.

Tornati in albergo mi accendo la pipa da viaggio e mi faccio una fumatina ammirando il tramonto sulla terrazza per poi rientrare in camera per il meritato riposo dopo una bella giornata di viaggio.

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Antonio Tempora
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Ultima modifica di Antonio Tempora; 08-12-2019 a 20:52
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Vecchio 09-12-2019, 17:49   #2
Antonio Tempora
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26/06
Kazbegi – Sosta e gita in 4x4 alle Porte Caucasiche-Gola di Darial-Cascate di Gveleti-Valle di Truso-Valle di Sno


Dopo aver fatto colazione sia in camera che sulla terrazza da cui si gode il bellissimo panorama del Chiesa della Trinità Gergeti e del Monte Kazbek ci incontriamo con il nostro autista Amico che anche oggi ci guiderà con il suo Van Mitsubishi 4x4 in gita (prezzo concordato con l’albergo €150,00 per l’intera giornata) per le varie valli che caratterizzano la zona di Kazbegi.
Procediamo verso Nord verso la frontiera con la Russia attraverso la Valle di Darial, costeggiando il fiume Terek dove sono presenti diversi Centri Rafting.

Strada che può essere trafficata per l’ingombro dei TIR sulle 2 corsie circondate da cime alte e valli strette con fondo stradale discreto ma tratti rovinato come si può notare nel video.

https://youtu.be/tMI_zPDEdcA

La strada è antichissima e portava a quello che all’epoca era il confine dell’Impero Romano, poi il punto di accesso dell’Impero Russo alla Regione del Caucaso ed infine frontiera con Unione Sovietica, di cui la Georgia faceva parte e oggi Russia con la quale specie dopo la guerra del 2008 ha un rapporto problematico.
Nella vecchia guida LP del 2008 il posto di confine veniva descritto come posto di frontiera sperduto e pericoloso da attraversare, oggi si presenta nel suo aspetto moderno e trafficato di mezzi non solo commerciali ma soprattutto privati dato che oramai il valico rappresenta la via più semplice per accedere al Sud della Russia dalla Turchia e Sud dell’Europa e viceversa per i Russi.

Fatta la foto a quella che sarà forse una meta di transito di qualche viaggio futuro torniamo indietro per la stessa strada superando il complesso del Monastero di Dariali dedicato agli Arcangeli Michele e Gabriele


Arriviamo all’incrocio con la frazione di Gveleti, un chiosco ed un paio di case, da cui prendiamo una stretta strada sterrata che sarebbe stata un grosso problema da affrontare in due con la nostra moto, per la soddisfazione di Lilli che ha preferito il nostro mezzo con autista

https://youtu.be/ImTyMQNRBOs

Amico è molto bravo, guida sicuro evitando le buche più grosse e soprattutto il traffico di mezzi come il suo che conducono turisti come noi in gita oltre che gli “hikers” che salgono su a piedi.
Fermata la macchina nel l’unico slargo scendiamo e proseguiamo a piedi per 15 minuti fino ad una delle due cascate (salteremo la seconda) attraverso un sentiero ben segnato facile e con solo un paio di passaggi dove fare attenzione, senza difficoltà per chi come noi è abituato ai sentieri Dolomitici di Cortina.


Lungo la strada incontriamo una coppia di Italo-Americani in vacanza come noi e con nostra sorpresa la signora ci confessa di ripassare l’Italiano guardando in streaming la soap “Un Posto Al Sole” la preferita di Lilli che mi obbliga ogni giorno a farle vedere la puntata della sera prima su RaiPlay!

Arrivati alla cascata ci fermiamo per una foto prima di tornare indietro per un altro sentiero.




Riprendiamo il 4x4 e scesi per la stessa strada torniamo su quella asfaltata percorsa all’andata, superiamo Kazbegi e ci dirigiamo verso Sud per la stessa strada che abbiamo percorso da Tblisi, incrociando un gruppo di motociclisti su moto da enduro affittate dalle stesse agenzie turistiche che organizzano trekking e rafting nella zona.

Lasciamo la strada asfaltata dopo 17 kilometri in prossimità di una stazione sciistica in avanzato stato di costruzione con cabinovia e intraprendiamo una stretta e sempre più accidentata strada sterrata che corre a strapiombo lungo il fiume Terek, qui ancora allo stato torrentizio.

https://youtu.be/m5WaUd-Zv5M

Dopo qualche kilometro la scarrupata carrareccia finisce e la valle si apre in tutta la sua bellezza circondata da cime innevate.




Proviamo a fare una “sosta tecnica” in un piccolo bar con campeggio dall’altro lato del fiume ma le condizioni del “cesso alla Turca” sono talmente pessime da spingere Lilli a trattenersi fino a fermarsi presso alcuni ruderi dove poter fare pipì in solitudine.




Ci stiamo dirigendo verso il confine della Russia e potremo proseguire fino alla Fortezza di Zakagori forse il punto più bello della valle, ci fermiamo per delle foto e salutiamo da lontano i militari di guardia al check-point.

https://youtu.be/tgsu4qP-H-4








Ritorniamo indietro per la stessa strada passando accanto alle formazioni calcaree create da sorgenti di acqua sulfurea, ed un isolato monastero abitato da poche monache Ortodosse ed incrociando gruppi di trekkers e di ciclisti tra cui i Cinesi sono i più numerosi.

https://youtu.be/HkdX3AyHjVA






Lasciata la valle riprendiamo la carrareccia e questa volta Lilli si trova seduta con il finestrino con vista sullo strapiombo ed il suo sguardo non è il massimo della felicità!

Questo un breve video della strada percorsa.
https://youtu.be/6eaV7_3vhiw
Tornati di nuovo sull’asfalto ci dirigiamo di nuovo verso Kazbegi ed a Sioni svoltiamo verso la Valle di Sno fermandoci solo per qualche foto dato che la valle presenta un’attrattiva solo per i trekkers.


Quando torniamo in albergo nel tardo pomeriggio il tempo sta cambiando, usciamo per andare a mangiare nello stesso bar-ristorante dove avevamo conosciuto Vito e ci mangiamo un paio di spiedini con patatine e birra.
Vito mi offre una caraffa di vino rosso che apprezzo sia per il gesto che per il sapore.

Facciamo appena in tempo ad uscire e tornare in albergo che il tempo peggiora con vento, tuoni e pioggia.
In camera preparo le borse per la partenza di domani, mi fumo un ultimo sigarino e poi a nanna.
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Vecchio 11-12-2019, 17:29   #3
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Vecchio 11-12-2019, 20:03   #4
FLORENS
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Molto bello. Aspetto il seguito
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Vecchio 12-12-2019, 16:46   #5
Antonio Tempora
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Riprendo il racconto dopo la pausa dovuta alla decorazione dell’Albero di Natale e del Presepe, operazione sempre complicata in un appartamento come il nostro di soli mq.50 pieno di mobili e soprammobili e per di più caratterizzato dalla nostra passione per i Teddy Bears che collezioniamo sia come peluche che come oggettistica.

27/06
Kazbegi-Tblisi-Frontiera Armenia-Alaverdi-Vanadzor-Spitak-Yerevan Hotel Paris
Km. 435 Tempo Totale H08,20 Media Kmh. 60,00 Quota massima 2152 mslm


Partiamo molto presto, alle 08,00, il tempo è migliorato dopo il violento temporale di ieri sera, per me è sempre importante poter caricare la moto all’asciutto, poi per strada possiamo prendere la pioggia, cosa che, nei limiti, non ci ha mai creato grossi problemi.
La strada al solito a quest’ora è priva di traffico ed anche le mucche non hanno lasciato i loro ricoveri per invadere le corsie stradali.
Solo nei pressi di GADAURI dobbiamo impegnarci a superare i TIR incolonnati lungo i tornanti ma tutto si svolge senza troppi problemi.
Breve sosta per foto di fronte al “Monumento per la Pace tra Georgia e Russia” dove incrociamo i primi mototuristi.






Riprendiamo la strada che scorre via veloce, anche Lilli ora che conosce la strada, già percorsa all’andata, è più tranquilli e rilassata.
Quando riprendiamo la strada principale che ci riporterà ad attraversare Tblisi cominciamo a notare i cartelli stradali che indicano le nostre prossime mete.



Attraversiamo Tblisi rapidamente e prendiamo la strada nazionale per il posto di frontiera con l’Armenia.
La strada, anche nei tratti in costruzione è in buone condizioni, cosa da tenere a mente per coloro che vorranno intraprendere un viaggio in Georgia: per i trasferimenti l’uso delle strade nazionali di grande scorrimento significa viaggiare in comodità, velocità e sicurezza salvo poi prendere strade meno frequentate dove il fondo stradale è meno buono, a volte poco buono e talvolta pessimo, per dirigersi a località più vicino alle montagne del Caucaso, Valli Georgiane, Strada dei Vini etc.
Comunque sono sicuro che le iniziative intraprese dalla Georgia per aumentare il flusso turistico farà sì che anche questi percorsi saranno molto più accessibili nei prossimi anni.
Arriviamo quindi al posto di frontiera di BRAGRATASHEN e superiamo la Dogana Georgiana in maniera rapida e professionale come all’andata arrivando all’ingresso di quella Armena




Qui incontriamo la solerzia e puntigliosità di stampo “Sovietico” della burocrazia Armena.
Lilli come passeggero deve scendere dalla moto ed effettuare tutte le procedure separatamente all’interno dell’Ufficio Dogana dove dopo dovrò entrare anch’io per stipulare l’assicurazione e la tassa d’ingresso che sostituisce il CDP, il tutto per poco più di €20,00, dopo aver cambiato nell’Ufficio Cambi all’interno un po’ di Euri in valuta locale.





Finalmente abbiamo terminato le procedure doganali che in tutto hanno preso circa un’ora e siamo talmente contenti di ripartire che non tengo conto di due importanti indizi che avrei dovuto tenere in considerazione prima di intraprendere il percorso che mi ero preposto per raggiungere la nostra meta giornaliera: JEREVAN.
Il percorso che avevo studiato prevede il passaggio frontiera, lungo la M6 passare per ALAVERDI e VANADZOR attraverso il Debed Canyon, forse fermarsi a visitare uno dei diversi monasteri lungo la strada, poi proseguire con la M3 verso Spitak e sempre con la M3 proseguire scavallando il Pamb Pass a 2152 mslm fino a YEREVAN.
Primo Indizio: mentre sono in fila per pagare l’assicurazione RCA faccio amicizia con un camionista Russo a cui spiego la strada che voglio fare per arrivare a Yerevan, lui pure va ad Yerevan ma mi dice che “quella strada non la faccio se no sfascio il camion”, io replico che la faccio perché molto panoramica e la conversazione finisce li.
Secondo Indizio: poco dopo l’uscita dalla Dogana, percorsi pochi kilometri si arriva ad un incrocio con rotatoria, li vedo un posto di polizia stradale che indica ai TIR la strada da percorrere, che non è la nostra, a sinistra, do uno sguardo a MAPS uno al fedele GPS e vedo che mi indicano come mio percorso la strada che va a destra, quella che seguirò io.
Quasi subito cominciamo l’esperienza delle strade Armene, iniziamo con il “currogatino”, la superfice asfaltata che si trova anche in Turchia ed in Iran nei tratti di forte pendenza per aumentare l’attrito tra asfalto e pneumatici, per i mezzi a 4 ruote può anche andare bene ma per me rappresenta una delle cose che guidando una moto mi dà più fastidio.
Se vai a bassa andatura la moto tende ad ondeggiare, bisognerebbe aumentare la velocità ma il fondo non è solo zigrinato ma comincia anche ad essere sconnesso.
All’inizio penso “sarà un tratto di strada in rifacimento, poi migliora…”.
Non migliora, anzi peggiora, finisce il currogatino e cominciano le buche ed i tratti in costruzione che ci accompagneranno per tutti i circa km.86 fino a VANADZOR che infatti, se calcolati con MAPS, ti danno come tempo di percorrenza due ore!
Naturalmente non incontriamo TIR o mezzi pesanti ma solo macchine e furgoni che zigzagano tra le buche invadendo la corsia opposta pur di non sfasciare le sospensioni.





Per chi vuole c’è anche un breve tratto ripreso con la GoPro

https://www.youtube.com/watch?v=Mu-AoeuhOlI&t=29s&hl=en&fs=1&">https://www.youtube.com/watch?v=Mu-AoeuhOlI&t=29s&hl=en&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344">

Ad un certo punto devo fermarmi per fissare il supporto alla GoPro che si è quasi staccato per le vibrazioni, anche la borsa posteriore ha bisogno di una piccola sistemata ma nel complesso la moto si comporta bene ed ancora una volta mi congratulo per la decisione di aver tolto le “Taitaniche”, non oso pensare come si sarebbero ridotte con tutto lo sconquasso creato dalla strada percorsa.
E’ un peccato che portando tanta attenzione alla strada non possiamo goderci il panorama che, anche grazie al tempo che per fortuna è abbastanza bello, meriterebbe più attenzione.
Naturalmente non facciamo soste o visite, l’unica è a VANADZOR da dove il fondo stradale migliora anche in virtù di diversi cantieri stradali conclusi con un fondo stradale accettabile e tratti addirittura a 4 corsie.
Facciamo l’ultimo pieno utilizzando gli ultimi soldi Armeni dato che il distributore non accetta le carte di credito.
In compenso il tempo peggiora e superata SPITAK percorriamo quasi tutti i circa km.90 fino a YEREVAN sotto pioggia e grandine senza metterci nemmeno le giacche K-Way tanto la temperatura è accettabile ed all’orizzonte, verso Yerevan si vede un miglioramento meteorologico.
Proprio sul Pamb Pass ci godiamo il massimo di pioggia e grandine con in più un po’ di vento laterale che mi fa scoprire che il mio casco nuovo non solo fa infiltrare gocce d’acqua ma anche spifferi, meno male che la visiera ha un’antiappannante che funziona egregiamente.
Non fa freddo altrimenti dovrei attaccare le manopole riscaldate che per un 27 Giugno non sono proprio il massimo per un viaggio Estivo.



https://www.youtube.com/watch?v=v44dvHBCSrk&t=3s&hl=en&fs=1&">https://www.youtube.com/watch?v=v44dvHBCSrk&t=3s&hl=en&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344">

Lilli non fa una piega, al solito quando si tratta di affrontare una difficoltà lungo la strada è bravissima, basta che sia imprevista, cosa diversa se le descrivo in anticipo le difficoltà da affrontare, in quel caso la solfa è sempre la stessa: ”Ma ci obbliga qualcuno ? Non c’è un’altra strada? Io quella che dici tu non la faccio!”
Arrivati in prossimità di YEREVAN il tempo migliora, esce il sole, la temperatura si alza e le giacche si asciugano, i miei stivali, come già accaduto in Turchia, hanno fatto entrare l’acqua e in albergo Lilli si darà da fare rovesciando l’acqua nel gabinetto, tamponandoli con gli asciugamani ed utilizzando il Phon per i capelli in dotazione al nostro bagno.
Entrati a YEREVAN con sole e caldo arriviamo spediti al nostro albergo guidati con MAPS Off-Line.
Il Paris Hotel è centralissimo e non è solo bello e confortevole ma ha uno Staff giovane, professionale e gentilissimo.
Ha un parcheggio sotterraneo ma noi preferiamo lasciare la moto davanti all’ingresso con le telecamere di sorveglianza che controllano dalla reception H24.



Resteremo 3 notti piacevolissime che costeranno con tutti gli extra compreso due pranzi ed i drinks €325,00 soggiornando in una stanza molto confortevole.
Saliamo in camera e stendiamo davanti alle finestre assolate magliette, camicie, giacche e pantaloni, tutto ancora un po’ umido di pioggia o bagnato di sudore.
Lilli rovescia l’acqua entrata nei miei stivali nel gabinetto e si dà da fare per asciugarli.
Mi faccio una bella doccia e scendo a cambiare i soldi ad un ATM che effettua la transazione ma non mi dà i soldi, rapida
consultazione con la reception dell’hotel che chiama la banca che preso atto di quanto successo mi indica come riferimento a cui chiedere il rimborso la mia banca a Roma…Sto ancora aspettando.
Effettuo un altro prelievo, con un’altra carta questa volta andato a buon fine e vado ad acquistare una SIM Armena per €8,00 comprensivo di traffico dati ed anche voce nel caso dovessi effettuare una telefonata di emergenza in Italia senza rimettere la mia, anche questa volta l’attivazione è stata rapida ed efficace con WhatsUp che funziona subito.
Scesa la sera usciamo a cena in un ristorante tipico vicino al nostro albergo, le strade sono trafficate sia di auto che di traffico pedonale, siamo in pieno centro, i negozi sono ancora aperti ed è pieno di bar e ristoranti.
Il nostro ristorante, come molti in Armenia, offre in menu sia piatti Armeni che Georgiani a dimostrazione di quanto quest’ultima sia, a ragione, una cucina molto apprezzata.
Mangiamo molto bene serviti da un cortese e professionale cameriere bevendo un’ottima birra locale di cui facciamo il bis.




Tornati in camera ci buttiamo a letto stanchi dopo una faticosa ed impegnativa giornata di moto.


28/06
Yerevan – Sosta e Visita alla Città


Dopo l’ammazzata di ieri ci siamo goduti un bel sonno, persino io che mi sveglio anche a Roma alle 07,00 feriali e festivi, mi sono concesso un po’ di bel poltrire a letto per poi alzarmi per preparare il caffè.
Dopo la doccia e la barba mi reco da solo in maglietta, bermuda e sandali, al ristorante sulla terrazza panoramica del Paris Hotel, dove viene servita la prima colazione.
La vista dalla terrazza offre lo spettacolo dei tetti della città ma soprattutto del Monte Ararat che se dal lato Turco è quasi sempre coperto da nubi, qui dal lato Armeno offre tutto il suo splendore.
Anche il personale del ristorante è giovane, simpatico ed efficiente, ordino una bella omelette che viene cucinata espressa ed un po’ di dolci e succo di frutta oltre che un buon caffè fatto sia con miscela che macchina espresso Italiani.





Dopo un po’ mi raggiunge Lilli ed anche lei si concede una bella oltre che buonissima omelette ai funghi e formaggio.



Fatta colazione usciamo per la visita a piedi della città che, diciamolo subito, non è bella come Tbilisi anche nella parte più centrale dove ci troviamo noi.
Uno sviluppo edilizio incontrollato che, a detta dei locali, è dovuto a pochi costruttori molto potenti sia politicamente che economicamente, uno smog che quando non è spazzato via da pioggia e vento incombe come una cappa, edifici brutti di stampo Sovietico sostituiti da palazzi non più belli, rendono la città fuori del centro, poco attrattiva tendente al brutto.
Niente a che vedere con il fascino del Centro Storico di Tbilisi.
Gli Armeni sono simpatici ed ospitali, si portano però dietro un complesso di persecuzione dovuto principalmente dalla giusta rivendicazione del riconoscimento della violenza subita nel corso della Prima Guerra Mondiale da parte dell’Impero Ottomano con il massacro di centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini Armeni deportati a piedi per tutta l’Anatolia per morire di stenti e sfinimento.
Questo piangersi (anche se per motivi più che validi) addosso, la mancata “pacificazione” con la Turchia, la guerra con l’Azerbaijan per le rivendicazioni territoriali, il fatto che il 40% della popolazione è coinvolta nella produzione agricola che nonostante ciò non è sufficiente al fabbisogno nazionale, la mancanza di risorse energetiche tanto da spingere il paese alla riapertura dell’impianto nucleare per la produzione di energia elettrica chiuso dopo il terremoto del 1988, fanno sì che l’Armenia sia oggi il meno progredito, specie dal punto di vista delle infrastrutture, dei paesi Caucasici.
Ci dirigiamo verso Piazza Della Repubblica dove ogni sera la gente si incontra davanti alla fontana con giochi d’acqua e suoni-e-luci.
Sulla piazza si affacciano il palazzo del Governo e quello del Ministero delle Finanze mentre al retro della Dancing Fountain si trova il Museo della Storia Armena che visiteremo più tardi.










Proseguiamo in direzione del Teatro Dell’Opera su vie pedonali caratterizzate da palazzi moderni, centri commerciali, negozi con vetrine che attraggono turisti per lo più di area medio Orientale come la famiglia Iraniana che incontriamo e con la quale scambiamo quattro chiacchiere, notare oltre alla mancanza del velo, obbligatorio nel loro paese, il trucco delle sopracciglia che, con la rinoplastica e lo smalto delle unghie, è una caratteristica costante delle spesso bellissime ma sempre comunque curatissime, donne Iraniane.









Alle spalle del Teatro dell’Opera c’è la “Cascata” di cui vanno tanto fieri a Yerevan ma i cui scalini da salire non ci attraggono.
Torniamo sui nostri passi per entrare e visitare il Museo Della Storia Armena che vale veramente la pena visitare per scoprire come l’Armenia, come la vicina Georgia sia stata una regione importantissima per lo sviluppo storico di quella che noi chiamiamo “Civiltà Occidentale” che, come fa notare Franco Cardini nel suo interessante libro sulla Via Della Seta, è sempre stata considerata in maniera “Europea Centrica” quando le radici, storiche commerciali e successivamente anche Cristiane, si sono sviluppate ad Oriente.
Il museo è ricchissimo di reperti che vanno dall’Età della Pietra al Bronzo ed alle fasi storiche successive come il grande Regno Armeno con capitale ANI le cui rovine abbiamo visitato in Turchia, dove si trovano, nel corso del secondo viaggio del 2005.
Come in molti musei è vietato fotografare cosa che riesco a fare di nascosto lontano dagli occhi vigili dei custodi presenti in quasi ogni sala e quasi sempre di sesso femminile ma raramente, come alla biglietteria del museo, capaci di parlare Inglese.









Nel book shop del museo incontro un archeologo Romano impegnato da più di un anno in una campagna di scavo sulle sponde del Lago Sevan.
Quando spiego la nostra intenzione di fare una gita l’indomani lungo la sponda Ovest del Sevan per poi tornare a Sud verso MARTUMI e da lì il Passo Selim e quindi ritorno a Yerevan lungo la strada che costeggia la frontiera Turca, mi sconsiglia dato il pessimo stato della strada.
Lo ringrazio dell’informazione e su suo consiglio acquisto un libro sul museo che porterò a Roma.



Dopo la visita al museo, fattasi l’ora di pranzo e dato il caldo afoso della giornata, decidiamo di tornare in albergo dove dopo una rinfrescata in camera saliamo in terrazza dove ci facciamo portare uno splendido piatto di frutta locale davvero ottima.



Tornati in camera ci facciamo un lungo riposino dopo aver espletato uno dei miei compiti durante le soste di viaggio: il bucato di magliette e abbigliamento intimo in capilene e le camicie che usiamo in moto in viaggio.
Lasciata Lilli a continuare il suo riposo, lei adora il letto mentre io anche a Roma no, salgo in terrazza per fumarmi un sigarino sorseggiando un espresso niente male.
La terrazza Bar-Ristorante è molto frequentata anche dai non ospiti per il suo bel panorama, la musica dal vivo la sera e piano bar nel pomeriggio e naturalmente il menu del ristorante.
Arrivata l’ora di cena, che per noi spesso ha un “Orario da Ospedale” scegliamo un ristorante davanti a quello scelto ieri sera, deve essere molto popolare perché c’è gente in fila e chi non ha prenotazione non viene fatto entrare, mi presento alla direttrice e spiego chi siamo, da dove veniamo, cosa guidiamo e lei molto carinamente ci fa accomodare in un ottimo tavolo nella sala fumatori dove un gruppo folkloristico vestito in costume ci allieterà con canti tradizionali ai quali i commensali presenti, siamo gli unici turisti, partecipano con commozione.
Ordiniamo costatine e bistecchine di maiale sorseggiando birra ed è tutto così buono che commettiamo l’errore di ordinare il bis cosa che ci farà passare, insieme al bevuto, una nottata “pesante”.
Concludiamo la cena sorseggiando un ottimo Brandy Ararat 20 anni, brandy non solo molto buono ma anche apprezzato da Winston Churchill e dalla nomenklatura del Regime Sovietico.



Pagato il conto, circa 50 euri dovuti alle doppie porzioni e soprattutto dal Brandy buono ma caro, rinunciamo alla passeggiata e torniamo in albergo dove ci buttiamo rintronati per cibo e bevande a letto.


29/06
Yerevan – Sosta – Gita in moto al Lago Sevan


Mi sveglio molto presto dopo aver dormito poco e male per il troppo cibo e bere della sera prima a cena.
Dopo aver perso, grazie ad una mia nipote ottima Nutrizionista, kg.18 non sono più abituato a mangiare come prima e quando eccedo ne risento.
Per quanto riguarda il bere dalle foto che postiamo dei nostri viaggi sembriamo degli alcolizzati, in realtà a Roma beviamo pochissimo e solo a casa, una bottiglia di vino ci dura tre giorni e ne berremo sia e no 1 e mezza a settimana, la birra poca e solo d’estate, per quanto riguarda i superalcolici da ex Bartender in un noto hotel a 5 stelle di Johannesburg, professione svolta part-time tra il 1976 ed il 1979 durante il mio periodo di apprendistato e studio presso uno studio di Commercialisti Revisori di Conto sempre di Johannesburg, sul mio vassoio bar ho tutto il necessario ed anche di più senza toccarli se non in occasioni speciali.
Fuori casa niente aperitivi o peggio ancora amari vari ma questo vale anche per cappuccini, cornetti, paste, tramezzini, tutte cose che adoro ma che mi concedo raramente e solo in posti di eccellenza dove i lieviti sono artigianali, il caffè è di ottima torrefazione, come quello che mi porto in viaggio e tramezzini e cibo da strada (che adoro) sono eccezionali.
Ma in viaggio cambiamo completamente e ci diamo alla pazza gioia, senza esagerare, specie alla fine di una giornata impegnativa in moto e quasi sempre, dato che difficilmente si trova vino all’altezza di quello di casa nostra, con la birra locale.
Preso il caffè in camera e fatta colazione in solitario in terrazza ci vestiamo da moto e scendo a togliere il paraspruzzi che si è rotto (terza volta, le prime due per le terribili strade Romane) sulla strada Frontiera –Vanadzor.



Fatta la riparazione e lasciato il pezzo in camera partiamo per il Lago Sevan
Seguendo le indicazioni di MAPS ed approfittando dello scarso traffico della mattina presto usciamo rapidamente e senza difficoltà dalla citta anche percorrendo una strada a 4 corsie dal fondo buono che ci porterà al Lago Sevan in poco più di un’ora.



Del Lago Sevan bisogna leggere molto bene la guida LP che sconsiglia vivamente di soggiornare nelle strutture presenti sul lungolago specialmente durante il periodo dell’Alta Stagione Estiva, anche per questo avevo deciso il percorso d’ingresso in Armenia diverso da quello previsto in prima stesura con la sosta sul lungo lago per poi proseguire per Yerevan.
Arrivati al paesino omonimo del lago ci dirigiamo verso la penisola, che dovrebbe essere il posto più caratteristico e turistico, dove contiamo di fare una sosta in un locale sul lago.
Arrivati ci rendiamo conto che il posto è orribile, pieno di bancarelle tipo suk, locali di ristorazione sporchi con in più l’aria piena di moscerini sciamanti e pungenti.
Mi fermo il tempo necessario per fare un paio di foto e poi con Lilli che insiste per lasciare il luogo senza fare una sosta ed andarcene, rimontiamo in moto per dirigerci verso un’altra parte del lungolago.









Percorriamo un tratto di costa viaggiando ad una quota di 1950 di altitudine in cui si trova il Lago Sevan che probabilmente d’Inverno, con le cime delle montagne che lo circondano innevate, ha un fascino diverso e più attraente di quello che ci si presenta oggi, deludente, in questo giorno parzialmente nuvoloso, caldo-umido e pieno di moscerini.
Come descritto dalla LP non ci sono locali, bar o ristoranti, dove ci sentiamo di fermarci per una pausa e magari pranzare, non ho nemmeno voglia di fare sosta per un sigarino quindi fatte le ultime foto al lago giriamo la moto e torniamo per la stessa strada per continuare la nostra giornata di “gita fuoriporta”.




https://youtu.be/xLhKTvgmdAc

Visto che non abbiamo perso tempo a pranzare sul lago e che seguendo il consiglio dell’archeologo Romano incontrato al Museo a Yerevan non scendiamo lungo la strada a Sud dal Lago Van, decidiamo di svoltare prima di rientrare a Yerevan seguendo le indicazioni stradali e quelle di MAPS per andare a visitare il Tempio di Garni che si trova a circa 30 kilometri e quasi un’ora dal centro città.

Passiamo indenni tra il traffico della periferia industriale di Yerevan che dobbiamo attraversare con una sorta di “tangenziale” ed imbocchiamo la strada che porta al Tempio di Garni, a due sole corsie spesso ancora più stretta, dal fondo accettabile da percorrere con uno sguardo al panorama ed una alle buche.
Lilli non ha il supporto del Top-Case che le piace tanto e nemmeno quello della borsa che abbiamo lasciato in albergo, quindi si appoggia alla mia schiena.
Questo un video che descrive il tipo di strada per arrivare al tempio di Garni

https://youtu.be/D7JosPFmDlc

Arriviamo a Garni e subito il traffico di auto e pulman turistici si fa intenso, la strada per arrivare al parcheggio davanti alla biglietteria ed ingresso è intasata per le macchine ma non per la nostra moto che svicola come nel traffico Romano.
Grazie alla mancia data al custode del parcheggio trovo un ottimo posto dove parcheggiare la moto guardata a vista per poter lasciare caschi e borsa da serbatoio vuota.
Pagato il biglietto d’ingresso visitiamo il sito composto da reperti Romani proveniente da un complesso termale ed il Tempio di Garni in stile Jonico l’unico sopravvissuto alla distruzione dei templi pagani successivamente alla conversione dell’Armenia al Cristianesimo, distrutto da un terremoto nel 17° secolo e ricostruito nel 1968 dal Governo Armeno Sovietico con quasi tutto il materiale originale trovato negli scavi archeologici effettuati in precedenza.
Anche qui ci sono parti mancanti, presenti al British Museum di Londra, asportate come nel caso delle Metope del Partenone e vari reperti sottratti al sito di Persepolis.










Finita la visita decidiamo di rinunciare a proseguire per il Monastero di Geghard perché il traffico di pulman turistici diretti al sito è impressionante all’ora di pranzo a cui siamo arrivati e la prospettiva di non poter trovare un parcheggio altrettanto comodo di quello trovato a Garni non ci piace.
Peccato perché il monastero meritava una visita, a saperlo non saremmo andati al Lago Sevan ma dopotutto sono tanti i posti da visitare durante il nostro viaggio che dovremo saltare e tanti altri che comunque visiteremo.
Tornati in albergo ci concediamo un pranzo a base di Club Sandwiches prima di buttarci in camera Lilli a dormire ed io a sistemare le foto e video su LapTop e HD esterno.



Alle 19,30 usciamo per andare a bere un drink sulla terrazza, io a fumarmi la pipa, ascoltando il piano bar per poi uscire più tardi a fare un po’ di spesa al Market proprio di fronte all’albergo, molto ben fornito con un direttore molto cortese che mi aiuta all’acquisto di frutta secca e di una piccola bottiglia di Brandy Ararat che, tanto per tenere alta la nostra reputazione, ci scoleremo allegramente dopo aver fatto le borse in previsione della partenza di domani verso il Monastero di Tatev.


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Antonio Tempora
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Vecchio 12-12-2019, 17:58   #6
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Bravo Antonio, come sempre report interessanti e dettagliati!!!!
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Vecchio 13-12-2019, 18:34   #7
Antonio Tempora
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30/06
Yerevan-Sisian-Monastero di Tatev-Hotel Halidzor
Km.245 Tempo Totale H3,50 Media Kmh 67 Quota massima 2314



Ci svegliamo con il sole, Yerevan come Roma in certi giorni d’Estate ti regala delle “sgrullate” di pioggia che cominciano in tardo pomeriggio per l’accumulo di caldo-umido e terminano dopo un’ora o due.
Non facciamo colazione e caricata la moto salutiamo lo staff dell’albergo uscito a salutarci e partiamo per il SUD dell’Armenia quando sono le 08,30.
Usciamo dalla città sempre guidati da MAPS questa volta on-line grazie alla SIM acquistata la prima sera del nostro arrivo.
Senza traffico ma attraversando, anche in città, strade in rifacimento ci dirigiamo sulla M2 direzione Sud con il Monte Ararat sulla nostra destra.



https://youtu.be/v44dvHBCSrk

La M2 è a 4 corsie ed il fondo almeno nel primo tratto è migliore di quelli di cui abbiamo avuto esperienza fino ad ora, questo probabilmente perché passa accanto a luoghi frequentati da fedeli e turisti in visita come al Monastero di Khor Virap a cui passiamo vicino, anche per questo ai lati della strada sono frequenti bancarelle di generi alimentari con in vendita prodotti dell’agricoltura locale.



Passata ARENI la M2 devia verso EST dirigendosi verso la Regione del Sisian, cambia da 4 a due corsie facendo intravedere la costruzione della strada a scorrimento veloce che metterà in comunicazione questa regione Armena meno facile da raggiungere dove però ci sono luoghi di culto e turistici importanti, come il Monastero di Tatev, nostra meta giornaliera, il Nagorno Karabakh e la frontiera con l’Iran.
Anche se a due corsie il fondo della strada è accettabile e pur con le dovute precauzioni ci godiamo una bella giornata di “guida motociclistica” con variazioni altimetriche, bei paesaggi, scarso traffico, tempo buono, temperatura piacevole.










Superato il Passo Vorotan, il punto più alto del nostro viaggio, entriamo nella Regione del Sisian con il tempo che comincia ad annuvolarsi all’orizzonte ma che fino all’incrocio con la cittadina che dà il nome alla regione, superato un lago artificiale per lo sbarramento del fiume Vorotan che più a SUD si immetterà al fiume Aras le cui rive abbiamo seguito dopo l’ingresso in Iran nel 2017, si mantiene asciutto.







La strada scorre veloce, per quanto si possa percorrere velocemente una strada Armena, poi tutto di un tratto vediamo quella che all’inizio sembra nebbia ma che, come ci spiegherà più tardi il proprietario dell’Hotel Halidzor, è una cappa di nuvole che costituisce una tale costante in questa zona da essere menzionata come avvertimento meteo nei bollettini regionali.
Sta di fatto che all’improvviso passiamo da tempo bello a pioggia e nebbia con pochissima visibilità.
Riduco la velocità e mi metto in coda ad un pulmino turistico con cui a tratti ho condiviso fin qui il viaggio e che sicuramente, come infatti avviene, porta turisti in visita al Monastero di Tatev.
L’antiappannante del mio casco funziona benissimo, quello di Lilli no e come sempre, volendo sempre vedere la strada davanti a noi, si fa tutto il percorso sotto la pioggia con la visiera aperta nonostante i miei urli e strepiti per fargliela abbassare e non farle prendere freddo anche perché, non dimentichiamoci, siamo vicini ai 2.000 metri di altitudine.
Il pulmino mi fa da apristrada fino all’incrocio con la strada per Tatev e la famosa funivia, che coincide con il miglioramento del tempo e soprattutto della visibilità






Superiamo l’ingresso alla funivia che porta al Monastero di Tatev, che con i suoi km.5,7 è la più lunga funivia “vai e vieni” al mondo, e scendiamo verso il piccolo paesino di HALIDZOR dove abbiamo prenotato per la notte.



Il paesino ha l’aspetto delle borgate abusive che fiorirono intorno a Roma all’inizio degli anni ottanta, le strade sono in terra battuta piene di animali domestici e veicoli agricoli, nonostante la pioggia il fondo è asciutto e mi ci butto con andatura “allegra” anche per infondere un po’ di sicurezza a Lilli che su questo tipo di strade non si sente tanto sicura, le indicazioni per l’hotel sono chiare e seguo il tracciato per il paesino fermandomi su suggerimento del mio fidato co-pilota che scende per andare in avanscoperta verso l’ingresso del nostro albergo, cosa che faccio anche io per rendermi conto della manovra da fare per parcheggiare la moto che fermerò poi all’interno accanto al fuoristrada di Jivan, il proprietario dell’Hotel Halidzor.

https://youtu.be/ggKKySfrHps

Consiglio vivamente questo piccolo albergo a conduzione familiare a chi desidera visitare il Monastero di Tatev.
Se viaggerete in gruppo non preoccupatevi, c’è un altro ingresso sul retro da cui si accede all’ampio giardino interno dove si possono parcheggiare le moto in maniera comoda e sicura.
Le camere sono comode e pulite, la nostra, “Matrimoniale Deluxe” aveva una plafoniera che oltre la luce multicolore mandava musica esilarante (mi pento di non aver fatto un video) ma soprattutto i proprietari, marito e moglie, fanno dell’ospitalità e la cucina locale un punto di forza imperdibile.
Portiamo le borse in camera e mentre Jivan chiama il botteghino della funivia per prenotare due posti sua moglie ci prepara un caffè con pasticcini.




Il nostro anfitrione ci accompagna con il suo fuoristrada all’ingresso della funivia dove ci verrà a riprendere per un costo di circa €5, laureato parla un po’ d’Inglese ma ci si capisce benissimo anche con la moglie che, come la mia, l’Inglese non lo parla ma lo capisce.
Acquistiamo i biglietti e ci mettiamo in coda per la nostra corsa che partirà entro pochi minuti quando la cabina, la sola di questa funivia che infatti “Va e Viene”, arriva alla stazione.




Partiamo e devo dire che la vista della gola che supereremo con un paio di “balzi” è impressionante, si può anche raggiungere il monastero con una strada asfaltata che da lontano e naturalmente mentre non siamo in moto, Lilli giudica: “non è poi così brutta…”.

https://youtu.be/NlNZ4px5rz4

Comunque vale la pena prendere la funivia e si capisce perché sia ritenuta con orgoglio una delle più famose mete turistiche Armene, il viaggio è comodo e si ammirano panorami che, anche oggi che il tempo è nuvoloso, sono bellissimi e spettacolari.







Arrivati in cima ci dirigiamo verso il monastero superando le solite bancarelle di souvenir dove incontro con piacere e sorpresa uno dei motociclisti Polacchi incontrati al Lago Sevan!








https://youtu.be/WdurEmQ_zWE

La chiesa è molto bella e meta di fedeli devoti della Chiesa Armena che si fanno benedire, come faremo anche noi mettendoci in fila, da un prete sempre presente per la funzione benedicente.













All’esterno della chiesa c’è una colonna che è un po’ il simbolo di questo luogo in quanto, costruita intorno all’anno mille, con la sua base oscillante, avvertiva i monaci in anticipo dell’arrivo di schiere nemiche o di tremori dovuti ai terremoti.






Finita la visita torniamo alla base sempre con la funivia e troviamo ad aspettarci Jivan che ci riporta al nostro albergo dove la moglie ha preparato un sontuoso pranzo a base di carne di manzo stufata in umido, patate, riso, formaggio molle e duro, verdura bollita, insalata ma soprattutto la Vodka a 60° prodotta e venduta dai nostri anfitrioni.
Una vera pacchia gastronomica dopo una giornata caratterizzata dalla pioggia e nebbia dell’ultimo tratto arricchita dalla splendida ospitalità ed amicizia di Jivan e di sua moglie.







https://youtu.be/5_WvXs5SJec

Dopo il caffè fatto con la mia macchinetta che offro ed un bel sigarino che mi fumo ce ne torniamo in camera per un salutare riposino satolli di buon cibo ma con l’avvertimento di Jivan che a cena avremo il bis questa volta con carne e verdura allo spiedo!
Prima di andare aletto mi faccio una bella doccia che non avevo potuto fare all’arrivo visto che dovevamo affrettarci alla partenza della funivia e poi mi addormento accanto a Lilli che si gode prima di addormentarsi anche lei una puntata del “Posto al Sole” su RaiPlay



Mi sveglio e mi vesto scendendo in giardino dove Jivan è già al lavoro sulla nostra cena accendendo il fuoco nel suo camino, infilando pezzi di cipolle, pomodori, peperoni e melanzane (tutto come dice lui “organic”) allo spiedo per poi passare ad infilzare maiale ed agnello.







Naturalmente siamo ancora sazi del cibo mangiato a pranzo ma il cibo a tavola è talmente buono che mangiamo tutto senza troppo sforzo sorseggiando dell’ottima birra oltre alla ormai famosa e forte vodka che ci aiuta a digerire il tutto.
Impossibile descrivere il sapore delle verdure grigliate, provo la stessa sensazione avuta nel primo viaggio in Grecia del 2002 quando assaggiando pomodori e frutta riscoprii sapori della mia infanzia, quando il cibo non era prodotto in maniera “industriale”, riconoscendo consistenze e sapori ormai dimenticati.
La serata tra cibo, chiacchiere, risate scorre via piacevolissima fino al momento di salutare per la notte i nostri anfitrioni dando loro la buonanotte per rivederci la mattina successiva per la colazione e la partenza.
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Antonio Tempora
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Vecchio 14-12-2019, 00:24   #8
papipapi
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I miei sinceri complimenti per l'impresa , a parte il report " che è stupendamente realizzato e raccontato ",mi colpisce la determinazione e complicità che trasmettete in ogni vs foto, ancora 1000000 di km con la stessa serenità
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Ciao Robbè
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Vecchio 15-12-2019, 20:08   #9
Antonio Tempora
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01/07
Halidzor-Goris-Meghri-Agarak-ML Hotel
Km.170 Tempo Totale H3,40 Media kmh. 52,60
Passo Tashtun 2359 Passo Meghri 2539 Tornanti Totale +/- n.27


Sveglia alle 06,30, carico la moto ed avverto Jivan che non faremo colazione ma ha già apparecchiato con pane fresco e marmellata fatta in casa oltre alla solita quantità di formaggi, non posso che mangiare un po’ prima di partire rassicurato dalle previsioni del tempo che danno nuvoloso ma senza la “cappa” di nuvole che ci ha accompagnato nella parte finale del nostro viaggio di ieri.
Pago il conto che con tutto il cibo, la stanza, i beveraggi ed il servizio taxi ci è costato circa €82,00 pagati in contanti e con ricevuta fiscale di ritorno.
Salutiamo i nostri simpaticissimi anfitrioni con Jivan che è ormai diventato un “amico” su FB e partiamo.
Lilli decide di farsi a piedi tutto la parte di sterratone del paese fino all’ingresso dove comincia l’asfalto.
Esco da solo e riesco a superare il tratto sabbioso ai lati delle strade dove la trazione diventa più difficile ed i mezzi agricoli che cominciano ad animare la giornata lavorativa di questa piccola località che più che di turismo vive di agricoltura.



https://youtu.be/NHb1InIJLLg

Lilli mi raggiunge e ripartiamo percorrendo i 15 kilometri della H45, già fatti all’andata, fino all’M2 dove con una sottile pioggia ma senza nebbia arriviamo a Goris, il centro più grande della zona dove, per il numero di alberghi e pensioni, sostano generalmente i gruppi turistici in visita a Tatev o come prima tappa provenendo dalla frontiera Iraniana.
Attraversiamo velocemente il paese e cominciamo a scendere di quota lungo il tratto più curvilineo del tratto di strada che percorreremo oggi come già preventivato sia leggendo la LP che guardando la mappa.



Il tratto caratterizzato da più di 20 tornanti comincia a Vorotan e anche se su MAPS la M2 appare anche sul lato dell’Azerbajan, in realtà è tutta sul lato Armeno.
Fortunatamente non piove, non c’è nebbia ed a parte i soliti TIR da superare non causa particolare stress se non per il solito infame fondo stradale che quando ti spinge ad acquistare sicurezza accelerando l’andatura ti frega con una buca improvvisa che ti costringe a pinzare e scartare per cui alla fine è meglio mantenere una velocità prudente e mantenere alta l’attenzione.



Finiti i tornanti la strada diventa più diritta e scende verso KAPAN che raggiungiamo dopo aver costeggiato un lago artificiale dalle acque che dal colore denotano l’uso da parte del complesso industriale che caratterizza questa animata cittadina dalla tipica architettura industriale Sovietica, altri circa km.37 ed entriamo in an altro piccolo borgo industriale di questa che è una importante zona mineraria di Rame e Molbideno.
Siamo sempre sulla M2, il tempo è parzialmente nuvoloso ma non da pioggia, attraversiamo un centro residenziale, commentiamo la vista di un signore che sta portando a spasso il suo cagnolino coperto da un cappottino, cosa che ci pare strana dato che siamo al Primo di Luglio, e veniamo improvvisamente avvolti dalla nebbia con pochissima visibilità e carreggiata che non solo peggiora nel fondo ma si restringe.
Sono poco meno di 15 kilometri ma pioggia, nebbia, fondo e tornanti con in più il dover superare i soliti TIR spesso obsoleti, rendono la tratta interminabile.
Lilli non fa una piega lasciandomi concentrato sul percorso aiutato da Google Maps che mi indica sullo schermo del mio smatphone la strada con le curve e tornanti che troverò davanti a me e questo si rivela un aiuto indispensabile data la scarsissima visibilità.



In pratica devo guidare con un occhio allo schermo del telefono, uno alla strada con maggiore attenzione alla linea spartitraffico per fortuna presente e visibile e vincendo l’istinto a chiudere eccessivamente il gas perché comunque la moto è un mezzo instabile per le sue due sole ruote e bisogna mantenere una velocità sufficiente a mantenere guidabile una moto come il mio GS già di per sé pesante e carico di guidatore, passeggero e bagagli.
Come Dio vuole superiamo i due passi e dopo l’ultimo, il più alto, comincia la discesa e finiscono le nuvole con il tempo che ritorna sereno e sempre più caldo tanto da asciugare giacche e pantaloni ma non i miei stivali al solito inzuppati.
Superiamo di slancio il piccolo paese di MEGHRI, tempo bello e temperatura che, ora che ci avviciniamo alla frontiera Iran, si alza sempre di più.
Prima di arrivare alla nostra meta giornaliera la M2 corre di fianco alla barriera di filo spinato che delimita il territorio Iraniano e quello Armeno, all’orizzonte le montagne dell’Iran che abbiamo già visto dal lato Iraniano quando siamo transitati per la strada Jolfa-Tabriz-Ardabil nel 2017, il cuore comincia a battere più forte per l’emozione del pensiero che domani proveremo a passare la frontiera…



Alla rotatoria all’entrata di AGARAK ci lasciamo a sinistra la svolta per la Dogana, superiamo di slancio un paio di cani che ci inseguono ringhiando ed entriamo in questa che speriamo sia la nostra ultima sosta in Armenia trovando subito l’ ML Hotel che ci aveva prenotato la reception dell’Hotel Paris.



Siamo arrivati che è l’ora di pranzo, l’albergo è comodo e pulito, il parcheggio di fronte all’ingresso è guardato dalle telecamere di sorveglianza, la stanza è grande e comoda con un bel bagno.
Devo accendere l’aria condizionata perché fa caldo, mi faccio una bella doccia e dopo che anche Lilli si è rinfrescata e cambiata scendiamo al ristorante del nostro albergo dove incontriamo una simpaticissima e giovane cameriera, Amina, che nel suo ottimo Inglese ci suggerisce cosa mangiare: pollo speziato e riso pilaf sempre accompagnato dall’ottima birra Armena.
Peccato che ci mettano tantissimo a servirci il pasto, quasi un’ora, perché tutto è espresso come si giustifica la cuoca che vado a sollecitare.
Non abbiamo fretta e quando arriva il cibo ce lo mangiamo con gusto per poi trasferirci nella Hall, anche area fumatori, dove mi fumo un sigarino sorseggiando un Caffè Armeno.
Risaliti in camera ci concediamo un meritato riposo, il viaggio come kilometraggio è stato breve ma difficoltoso più per le condizioni meteo che per la difficoltà della strada ma non ha lasciato traumi e Lilli è tranquilla e contenta addormentandosi subito.
Ci svegliamo nel tardo pomeriggio ed usciamo a farci una passeggiata scoprendo le quasi nulle attrattive di questa tipica cittadina di frontiera piccola e senza luoghi di interesse se non una larga piazza su cui si affacciano un paio di bar e negozietti da cui escono gruppi di ragazzi e ragazzi per i quali siamo l’attrattiva del giorno.


Torniamo al nostro albergo e ci accomodiamo nella sala ristorante dove ordiniamo ad Amina e la cuoca una bella cenetta ancora una volta gustosa e come il pranzo conclusa da me con caffè e sigarino.
In camera preparo le borse per domani: il “Grande Giorno”.


02/07
Agarak-Frontiera Iran-Meghri-Goris-Yerevan-Paris Hotel
Km. 391 Tempo Totale H6,54 Media kmh. 63,60


Ci svegliamo presto, preparo il caffè e faccio gli auguri a mia moglie Lilli che oggi compie 66 anni baciandola e ringraziandola per tutti i momenti felici vissuti con a lei in questi 30 anni che stiamo insieme di cui 26 da sposati. Lasciamo il nostro albergo alle 08,15 dirigendoci subito verso la frontiera arrivando all’ingresso da cui si accede al posto doganale Armeno dove fermata la moto cominciamo le sempre lunghe e dettagliate procedure di uscita prima di dirigerci verso il ponte che separa il lato della frontiera Armeno da quello Iraniano.
Devo far notare che non c’è alcuna assistenza da parte del personale doganale Armeno e se non ti dai da fare chiedendo in giro “aspetta e spera”, comunque come per l’ingresso bisogna entrare dentro l’edificio solo che questa volta non deve entrare solo il passeggero ma anche il guidatore.










Lasciata la dogana Armena passiamo il ponte e lasciata la moto davanti all’ingresso guardata a vista dai Gendarmi Iraniani, cortesissimi, entriamo nell’enorme Dogana Iraniana molto più grande, almeno a quanto ci appare, di quella di BARZAGAN alla frontiera con la Turchia.





Non c’è nessuno ad aiutarci come due anni fa quando per meno di 50 euri trovai un “fixer” che in poco più di mezz’ora sbrigò tutte le pratiche compreso la vidimazione del CDP, comunque cominciamo a metterci in fila per la timbratura dei passaporti esibendo la stampata del visto, operazione che dura un po’ perché c’è un solo sportello sia in entrata, come noi, che in uscita e si dà la precedenza ai cittadini Iraniani che vanno in Armenia.
Finalmente lasciamo il controllo passaporti e ci dirigiamo all’Ufficio Dogana Veicoli e qui accade ciò che temevamo accadesse fin da quando apparvero, mesi fa, sui siti dei viaggiatori ed FB le notizie della chiusura da parte del governo Iraniano all’ingresso dei veicoli e moto di cilindrata superiore al consentito.
Sono tutti cortesi ed anche mortificati ma irremovibili compreso il dirigente dell’ufficio che non recede dalla decisione, suo malgrado, di non farci entrare nonostante il nostro Visto speciale ed il CDP.
Come esco dall’edificio lascio da parte lo sconforto e la delusione per un viaggio programmato da un anno, con tanto tempo e denaro impiegato per organizzarlo, così desiderato al punto di tentare lo stesso un passaggio frontiera quasi impossibile da effettuare ma che mai nella vita avrei lasciato intentato basandomi sul principio “meglio rimorsi che rimpianti!”, l’Iran riaprirà le frontiere a moto ed auto di grossa cilindrata a metà Agosto…
Adesso ho un nuovo viaggio da programmare e devo essere rapido:
-Mando un WhatsUp a Payam, l’agente turistico Iraniano che mi aveva fatto avere il Visto e che avrebbe curato le prenotazioni alberghiere in Iran, come nel 2017, che risponde scusandosi a nome del suo paese, dei suoi concittadini, deluso e dispiaciuto.
-Mando un messaggio all’albergo di SAREYN dove stasera avremmo dovuto soggiornare e che avrebbe preparato una cena di compleanno per Lilli.
-Chiamo il Paris Hotel a Yerevan e prenoto la stanza per 2 notti chiedendo di organizzare una cena di compleanno per mia moglie.
-Mando una messaggio a Victoria, la proprietaria dell’Hotel di Kala Nera in Grecia dove dovevamo arrivare il 13/08 ma che adesso, saltato il Centro Asia ed il successivo ritorno in Iran per almeno altre 13 notti, deve essere anticipato compatibilmente con le prenotazioni dell’albergo. Mi risponde subito dandomi come data più vicina il 07/08
-Mando una mail allo Studios a Limni, sull’Isola di Evia, dove abbiamo soggiornato anche nel 2018, per sapere se ci sono appartamenti per fine Luglio, mi risponderà quando saremo arrivati a Yerevan dandomi come data disponibile quella del 28/07.
In pratica dovremo tornare in Georgia e da lì per la sesta volta in Turchia per visitare nuovi luoghi e ritornare in altri già visitati rimanendo quasi un mese.
Siamo delusi e dispiaciuti ma era nelle previsioni ed ora si tratta di organizzare e goderci un nuovo viaggio.
Torniamo sui nostri passi raggiungendo la moto rimasta parcheggiata all’ingresso, anche la guardia nella garitta è stupito e dispiaciuto del rifiuto a farci entrare a dimostrazione di quanto gentile ed ospitale sia il popolo Iraniano.

Questo il video dalla partenza dal nostro albergo ad Agarak al ritorno dal rifiuto d’ingresso della Dogana Iraniana.
Si può avere un’idea del posto di frontiera Armenia-Iran che rimane un punto di transito irrinunciabile per chi programma un viaggio Caucaso-Iran senza passare dall’Azerbajan.
Mi rimangono come ricordo la vista della bandiera Iraniana e delle sue montagne che ci auguriamo di poter rivedere in una più favorevole occasione.

https://youtu.be/jxdXbf6bfFM

Riprendiamo la moto e ritorniamo da dove siamo venuti per lo stupore dei gendarmi Armeni che non riescono a capire il perché del nostro ritorno.
Al solito le procedure d’ingresso, che devo rifare di nuovo compreso l’esborso in valuta armena per assicurazione e valore moto, sono lunghe anche a causa di una funzionaria lenta quanto una lumaca.
Alle H11,00 siamo fuori dalle procedure di frontiera e finalmente possiamo rifare la strada percorsa ieri solo che oggi il tempo è splendido e possiamo goderci gli bellissimi panorami che la pioggia e nebbia dell’andata non ci avevano consentito di apprezzare.






Sul road-book ho ancora il tragitto con l’ingresso in Iran ma non importa, la strada di ritorno a Yerevan ormai la conosco bene ed invece che in due giorni come all’andata la faremo in un giorno



Il tempo bello, il poco traffico, l’asfalto che per quanto irregolare è più facile da affrontare con il sole, i bei panorami rendono piacevoli persino i tornanti che, dopo una “sosta tecnica” richiesta da Lilli, affrontiamo allegramente con la mia dolce compagna che li conta in successione.





La strada di ritorno scorre veloce e quando arriviamo in vista del Monte Ararat ci fermiamo, attratti da un gruppo di moto parcheggiate, davanti alla Cantina Vinicola Areni dove ci facciamo una foto con i nostri “fratelli motociclisti”, un altro gruppo di Polacchi, che si fermano ad assaggiare il vino locale mentre io mi limito a bere acqua e mangiarmi qualche stuzzichino offerto dalle Hostess mentre Lilli effettua un’altra “sosta tecnica”.









Alle H18,00 arriviamo in albergo accolti festosamente dallo staff contento di rivederci.
Ho deciso di stare due notti per smaltire lo stress accumulato per le tappe di trasferimento e la delusione per il mancato ingresso in Iran.
Saliamo in camera, al solito bella e confortevole e troviamo un biglietto di Buon Compleanno per Lilli firmato dallo staff e due fette di torta che ci sbafiamo prima ancora di spogliarci e docciarci.





Ci riposiamo un po’ ed alle H21,00 ci rechiamo al ristorante dove ho prenotato la cena di compleanno per Lilli alla quale ho acquistato un braccialetto tra quelli esposti in vendita alla reception che giorni prima le era piaciuto.
Per cena ordiniamo una bella bistecca per me ed un filetto per Lilli entrambi di Angus, ci facciamo anche consigliare una bottiglia di vino Armeno davvero buono.
Alla fine con la musica “Happy Birthday” suonata dal paino-bar arriva il dolce con la candelina momento in cui consegno il biglietto d’auguri portato da Roma ed il regalo.








https://youtu.be/jrWlV0bUCzw

Cena, vino, atmosfera, umore tutto perfetto a riprova che, specialmente durante un viaggio impegnativo come questo, non bisogna mai farsi prendere dallo sconforto per un imprevisto, per quanto deludente possa essere, ma considerare la fortuna che si ha a poter continuare un viaggio, in salute e con la moto efficiente, diverso da quello programmato, ma che siamo sicuri sarà altrettanto bello.
E poi io sono felice di avere accanto la donna della mia vita alla quale il destino ha risparmiato, almeno per questa volta, le fatiche di un viaggio che sarebbe stato bello sì ma anche molto impegnativo dal punto di vista fisico, impegno che avrebbe affrontato con lo stesso spirito con cui ha intrapreso tanti altri viaggi affrontati sul sedile posteriore della mia moto durante questi 27 anni e 250.000 kilometri fatti assieme.
Torniamo in camera e ci buttiamo a letto a dormire.


03/07
Yerevan Giornata di Sosta


In questa giornata di sosta non siamo nemmeno usciti dall’albergo, solo io sono sceso a controllare e gonfiare le gomme aiutato dal comodo compressorino acquistato prima della partenza.
Facciamo colazione con la splendida vista dell’Ararat, niente a pranzo e cena con Club Sandwiches, birra e Tiramisu offerto dal Food & Beverage Manager molto simpatico e con un look “Hipster”.



Una giornata di tutto riposo, ho approfittato per salvare un po’ di foto sul Lap-Top, rispondere alle mail, fare un po’ di telefonate e Lilli si è pure vista un po’ di televisione su RaiPlay.
Domani si riparte per un altro viaggio.
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Antonio Tempora
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Vecchio 16-12-2019, 16:25   #10
Danielz77
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Antonio, ho saputo del tuo inconveniente alla frontiera iraniana. Sono davvero dispiaciuto.
Riguardo Yerevan e la famosa fontana.....io l'ho fatta praticamente a piedi (grazie ai miei umanissimi compagni di viaggio) da una strada adiacente che ci ha portato in cima. Ho scoperto solo dopo che puoi arrivare in cima con le scale mobili!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :-) che beffa l'Iran sapendo che ad agosto poi hanno sbloccato la situazione. Beh dai poco male potrai organizzare ancora.
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Vecchio 16-12-2019, 18:31   #11
Antonio Tempora
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04/07
Yerevan-Gyumri-Grontiera Georgia-Ninotsminda-Vardzia-Hotel Vardzia Resort
Km.257 Tempo Totale H5,30 Media Kmh.57,3
Altitudine Massima 2170mslm



Sveglia alle 06,30 e partenza alle 08,30, usciamo rapidamente dalla città e con il tempo bello prendiamo la M1 direzione NORD verso Gyumri che sui cartelli viene addirittura indicata come “High Way”!
Le 4 corsie durano circa 40 kilometri poi diventano due ma il fondo rimane abbastanza buono e senza troppe interruzioni per i lavori che faranno di questa una strada di veloce comunicazione tra la capitale e la seconda città più grande dell’Armenia.
Superiamo Gyurmi e percorriamo gli ultimi 50 kilometri prima della frontiera attraversando un altopiano a più di 2000 metri di altitudine con pianure verdissime e coltivate, con poco traffico ed il solito fondo stradale che ti fa stare sempre attento nella guida.






Arriviamo a BAVRA e passiamo per il posto di frontiera Armeno riscontrando questa volta una maggiore velocità nel disbrigo delle formalità, poi, dopo che Lilli saluta con un bacio l’Armenia che nonostante le pessime strade ci lascia nel cuore il bel ricordo della popolazione Armena e dei bei paesaggi, passiamo in quello Georgiano dove ancora una volta una volta svolgiamo le procedure di entrata, anche perché abbiamo l’assicurazione fatta a Batumi ancora valida, in maniera veloce.
Tra le foto fatte ai due posti di frontiera spicca quella di una donna con la scopa in mano che pulisce la garitta.
Sia in Armenia che in Georgia è un continuo di donne con scopa e raccoglitore che spazzano strade, marciapiedi, negozi, mercati etc. Una sorta di “Lavoro Socialmente Utile” molto diffuso.












Sono finite le procedure doganali, siamo oramai rientrati in Georgia attraverso questo enorme ed ancora in costruzione posto di frontiera che, una volta rese più transitabili le strade per i TIR provenienti dal Centro-Est della Turchia, Erzurum per intenderci, eviterà la congestione creata dal traffico commerciale alla dogana di Sarpi.
Lilli ha salutato l’Armenia, io non faccio in tempo a dirle “Finalmente sono finite le strade brutte ora torniamo in Georgia dove le strade sono migliori” che appena usciti dalla Dogana Georgiana cominciano i Km.24 di strada peggiori mai affrontati in tanti anni di viaggi in moto.
La strada fino a pochi kilometri da NINOTSMINDA non è semplicemente sterrata ma in costruzione con veri e propri crateri, camion, caterpillar, benne, schiacciasassi, macchine ed operai che distrattamente regolano il traffico in maniera talmente leziosa che quando suono per avvertirli della nostra presenza in carreggiata agitano le mani sorridenti sicuri che li stiamo salutando.
Fortunatamente il fondo è asciutto, non oso immaginare doverlo fare dopo una pioggia con i crateri pieni d’acqua impossibili da valutare nella loro profondità e il fango sdrucciolevole.
Se si nota nel video il beccheggio della moto ci si rende conto di quanto profonde fossero alcune buche che necessariamente non si potevano evitare.
Al solito mi ha aiutato l’esperienza della Tunisia sulla Pipe-Line nel 1996 e 1997, tenendo un’andatura relativamente alta e cambiando direzione tra una traccia e l’altra scegliendo come percorso quello leggermente più sgombero di pietre per il passaggio di auto e mezzi pesanti.
Come sempre i momenti più difficili sono quelli dove il mezzo che ti precede ha una velocità inferiore alla tua.
La moto si comporta benissimo, ancora una volta ringrazio Sant ‘Antonio, Santi Ohlins e Santo GS per la maniera in cui percorriamo tutto il tratto in maniera sicura e, relativamente, veloce.
Lilli ancora una volta si dimostra più che un semplice passeggero un vero e proprio co-pilota: non solo non si lamenta ma arrivati in un tratto dove la carreggiata si restringe ed a causa del mancato avvertimento da parte dell’operaio addetto alle segnalazioni sbaglio prendendo la corsia in costruzione interrotta, mi aiuta a spostare indietro la moto spingendola anche con l’aiuto del povero disgraziato colpevole di distrazione cazziato dal suo capo e coperto dalle mie intraducibili ingiurie.





Il video in forma integrale dura 23 minuti, va dalla partenza in dogana quando ho appena detto che sono finite le strade brutte al piccolo tratto successivo alla sosta per fare il pieno dove finalmente ricomincia l’asfalto che ci farà entrare in NINOTSMINDA.

https://youtu.be/UqLo3NSxHXY

Chi ha fatto lo stesso tratto insieme al gruppo che a Giugno ha visitato il Caucaso avrà bei ricordi….









Finalmente entriamo in Ninotsminda e da lì proseguendo sempre per la N11 arriviamo ad AKHALKALAKI che attraversiamo e superiamo per continuare sulla stessa strada che ci porterà verso l’incrocio con VARDZIA e, dopo la sosta, verso il posto di frontiera con la Turchia.
La strada è bella, sia per il fondo che per il verde degli alberi che fanno da cornice alla carreggiata a due corsie a fianco del quale scorre un torrente.
Guido rilassato ad andatura di “tranquilla crociera” godendomi il panorama, siamo in una stretta valle con ad entrambi i lati rilievi intorno ai 1400-1500 metri.
Quasi quasi mi fermerei a fumarmi un sigarino tanto è diversa l’atmosfera dal passaggio frontiera a quella idilliaca in cui ci troviamo, ma preferisco continuare anche perché non ho idea di come sarà la strada per la nostra meta finale: il Vardzia Resort.
Arriviamo all’incrocio e ci fermiamo il tempo di farci una foto al Castello di Khertvisi, uno dei più antichi della Georgia, che domina la strada.
Punto strategico conquistato da Alessandro Magno, dai Mongoli, dagli Ottomani e dai Russi.






Prendiamo la strada che in circa 14 kilometri ci porterà al nostro albergo, bella, panoramica, piacevole da guidare anche nei punti più stretti come si potrà notare meglio dal video.

https://youtu.be/x9O4Vrvx_oQ









Arriviamo al Vardzia Resort Hotel che ci appare talmente bello da cambiare la nostra prenotazione di solo una notte in due notti facendoci dare una bella stanza comoda e con una bella vista sulla gola attraversata dal Fiume Kura.
https://vardziaresort.com/ Conto per 2 notti €220,00 senza i pasti che sono stati pagati a parte a circa €20,00 l’uno.

Saliamo in camera dotata di tutti i comfort e ci facciamo una splendida doccia poi, avvolti dai comodi accappatoi ci facciamo una birretta in due e mi fumo un Toscanello al Caffè seduto in terrazzino di fronte al bel panorama della Gola di Vardzia e del Complesso Rupestre che visiteremo domani.

https://youtu.be/TyvimbvP0ic

Ci cambiamo e scendiamo al ristorante e ci sediamo ad un tavolo all’esterno in un bel giardino dove consumiamo il primo dei 4 pasti che avremo durante il nostro soggiorno, tutti gustosi e, a parte la Caesar Salad presa da Lilli, sempre a base di piatti tipici come la zuppa allo yogurt con cui comincio io prima del buonissimo Kachapuri nella sua variante locale.







Il riposo pomeridiano è benedetto perché la tappa non è stata lunga ma impegnativa specie nel tratto sterrato che rivediamo nel video della GoPro trovandolo ancora più impressionante.
All’ora di cena scendiamo di nuovo al ristorante e dato che è rinfrescato, non dimentichiamoci che siamo a circa 1400 metri di altezza, mangiamo ad un tavolo all’interno.
Ordiniamo un pollo fritto con salsa ai frutti di bosco e mentre mangiamo si presenta al nostro tavolo Agata, una simpatica giovane signora facente parte di un gruppo di Polacchi (Tu Quoque!) in visita alla Georgia su veicoli 4x4 affittati.
Parla bene l’Italiano perché ex moglie di un Romano da cui ha avuto un figlio e perché ha lavorato in Italia, a Roma, per 18 anni.
Ci racconta la storia della sua vita, ascoltiamo pazienti anche se avrei preferito godermi il pollo ma dopotutto è simpatica e finisco per offrirle anche il dessert.
Finita la cena ci salutiamo e torniamo in camera dove dopo un ultimo sigarino ci addormentiamo.
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Antonio Tempora
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Vecchio 17-12-2019, 00:07   #12
me'ndo
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Antonio non stancarti di scrivere ... complimentissimi a te e alla tua Signora
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Vecchio 17-12-2019, 19:53   #13
Antonio Tempora
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05/07
Vardzia –Sosta e Visita al Complesso Rupestre

Sveglia alla solita ora e dopo il caffè in camera scendiamo a fare colazione nella sala da pranzo dell’albergo usata solo per la prima colazione.
Salutiamo Agata che con il gruppo di Polacchi suoi amici sta partendo con i loro fuoristrada per continuare il loro tour della Georgia.
La colazione è molto buona specie per lo yogurt artigianale ed il miele, un vero vanto Georgiano, meno buoni i succhi di frutta.
Abbiamo chiesto alla reception un taxi per farci portare all’ingresso del Museo Rupestre, a poca distanza dall’albergo, dove effettueremo la visita al complesso rupestre.
Il nostro autista ci lascia all’ingresso dell’area archeologica, siamo in anticipo ed aspettiamo l’apertura del botteghino con un gruppo di turisti Israeliani guidati da una guida Georgiana che ci suggerisce di pagare, oltre i biglietti d’ingresso, anche quelli per il pulmino che ci porterà in cima all’area rupestre facendoci risparmiare la fatica di una camminata di qualche centinaio di metri in erta salita.









Scesi dal pulmino cominciamo la visita di questo che è stato un importantissimo monastero con seimila stanze scavate nella roccia, chiese rupestri tutto su tredici piani scavati nella roccia di difficile accesso per proteggersi dall’invasione Mongola ma che nulla poté fare per difendersi dall’invasione Persiana nel sedicesimo secolo, invasione che distrusse il sito disperdendone le preziose Icone.
Diciamo subito che il sito non è comparabile alla Cappadocia e tantomeno a Matera ma ha il suo fascino e la sua importanza specie per lo spirito e la tradizione religiosa del popolo Georgiano.
Per chi ritorna da un viaggio Georgia-Armenia è comunque una tappa scontata se non imperdibile dato che, purtroppo, non essendoci relazioni commerciali e formali tra l’Armenia e la Turchia, bisogna per forza ritornare in Georgia per poi rientrare in Turchia ed a meno di voler ritornare per il valico di SADAKLO, fatto all’andata, il posto di frontiera di BAVRA e quindi le “Valli Georgiane” sono il percorso più naturale.
Nel sito vivono ancora monaci e monache tanto che più tardi acquisteremo un opuscolo illustrativo proprio da una novizia che dirige il negozio di souvenir.
Facciamo amicizia con il gruppo di turisti Israeliani ed una simpatica signora del gruppo chiede di farsi fotografare con Lilli affascinata dal fatto che siamo vestiti uguali (!).
La visita è piacevole e si svolge con un “saliscendi” tra le varie grotte.










[IMG]https://imagizer.imageshack.com/img921/8334/8f5FVm.jpg[/IMG




https://youtu.be/l39pZcqmdqM

Il nostro autista ci riporta in albergo, il tempo si è rannuvolato e minaccia pioggia, prima di andare a pranzo ci fermiamo a vedere il personale del resort che stesi dei teli sotto gli alberi di Gelso, che fanno parte del rigoglioso giardino pieno di alberi di frutta e roseti, si sbrigano a raccogliere i frutti maturi prima che vengano rovinati dalla pioggia imminente.
Lilli si precipita contenta a mangiarli ricordando la sua infanzia a Campobasso, dove è nata e cresciuta, quando andava con parenti e amici sotto gli alberi di gelso a mangiarne i frutti.
Io da bravo “Pariolino” non sono cresciuto con queste abitudini ma trovo i frutti ugualmente gustosi.





https://youtu.be/8MuVQzt8Z80

Pranzo all’interno del ristorante dato che è cominciato a piovere, ci mangiamo due ottime zuppe nella sala da pranzo deserta dato che siamo i soli ospiti accuditi dal personale giovane e gentilissimo.




Alle pareti del ristorante sono appesi arazzi con un motivo ricorrente: il gallo.
La manager dell’albergo, che ce ne mostra altri nella sala convegni, ci spiega che il proprietario dell’hotel, emigrato da Vardzia da ragazzo in cerca di fortuna, tornato benestante ha costruito questo hotel cominciando a raccogliere e collezionare questi arazzi che sono un prodotto tipico confezionato a mano dalle donne di questa regione.







Approfittiamo della pioggia per poltrire in camera, Lilli dorme ed io lavoro un po’ al LapTop trasferendo le mie foto.
Scendiamo a cena e riprendiamo, questa volta gustandocelo, il pollo fritto con la salsa ai frutti di bosco e come contorno due tipi di melanzane al forno, una con le mandorle e le altre con il coriandolo, il tutto accompagnato da ottimo pane locale ed innaffiato da due birre.
A letto presto, domani si parte e si ritorna per la sesta volta in Turchia.
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Antonio Tempora
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Vecchio 18-12-2019, 17:57   #14
Antonio Tempora
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06/07
Vardzia-Frontiera Turchia a Turkgozu-Posof-Kars-Igdir-Dogubeyazit-Van-Double Tree Hilton Hotel Van
Km.598 Tempo Totale H 08,58 Media kmh.72,5
Quota Massima 2556 mslm



Sveglia mattina presto, chiuse le borse e fatta colazione lasciamo lo splendido Vardzia Resort riprendendo i 14 kilometri fino all’incrocio con la N11.
Siamo quasi i soli veicoli e l’unica prudenza è verso le cacate delle mucche che anche qui la fanno da padrone.





La N11 è una strada scorrevole e di tutto riposo, incontriamo solo un cantiere per rifacimento dell’asfalto a riprova di quanto importante sia per la Georgia l’ammodernamento della rete stradale.
Dall’albergo alla frontiera sono poco meno di km.80, arriviamo spediti al posto di frontiera dove veniamo accolti dai funzionari doganali Georgiani che, per la prima volta, si preoccupano di farmi spengere la GoPro cosa che faccio subito.



Solita velocità a svolgere le pratiche di uscita e breve intervista in Inglese da parte di una ragazza per conto del Ministero del Turismo Georgiano che ci domanda itinerario fatto e impressioni avute del loro paese.
Rispondiamo, ed è la verità, che siamo stati benissimo in un paese molto bello dove speriamo di tornare.
Passiamo dalla parte Turca, la dogana ricorda un po’ quella di KILIS da dove entrammo ed uscimmo dalla Siria nel 2007: sperduta e poco trafficata anche se abbiamo il piacere di incontrare un fratello motociclista Olandese che transita dopo di noi a cui diamo indicazioni su come procedere.
Dopo aver fatto vidimare i documenti personali e controllato quelli della moto ci fermiamo alla sbarra di ingresso in Turchia dove la funzionaria ci chiede informazioni in vista di un suo prossimo viaggio in Italia chiedendo ad un suo collega, venuto per l’ispezione ai bagagli, anche questa fatta solo a Kilis, di fare in fretta limitandolo all’apertura di una sola delle due borse esterne.





Passata la frontiera ci sentiamo, come sempre entrando in Turchia, “A Casa”.
E’ una sensazione che ci prende subito, passano le preoccupazioni per strade sconosciute e mete da raggiungere, Lilli comincia a distogliere lo sguardo dalla strada di fronte alla nostra moto per godersi il panorama circostante tanto da indicarmi luoghi e persone ai lati della strada che io naturalmente non posso notare per la concentrazione che comunque si deve sempre tenere quando si guida una moto.
Il tempo è variabile, la strada prima sale verso POSOF raggiungendo i 2550 metri tra rade gocce di pioggia e foschia poi comincia scendere lentamente tra curve e tornanti circondati da panorami che ricordano quelli dell’Altopiano di Campo Imperatore in Abruzzo, anche le casette ricordano un po’ quelle delle nostre montagne e tutto rende il nostro ingresso in Turchia molto piacevole.
Persino le mucche ora hanno un diverso atteggiamento: se ne stanno ordinate sui prati ai lati della strada senza occuparne la carreggiata.



La strada che stiamo percorrendo è la D955, poi D965, che ci porterà a KARS dove soggiornammo nel 2005 per visitare l’antica capitale del Regno Armeno: ANI

https://www.kgm.gov.tr/SiteCollectio...italar/b18.jpg

Ci fermiamo per un pieno e per il primo pranzo in Turchia presso un grazioso ristorantino proprio sulla strada dove ci concediamo un pranzetto a base di ali di pollo fritte e speziate con riso pilaf serviti direttamente dal proprietario-chef al quale poi offro un sigarino ricambiato dal primo Cay.






Riprendiamo la strada con tempo nuvolo e sprazzi di pioggia ma all’orizzonte il tempo è chiaro e come procediamo, per quella che ora è indicata come D70 che dopo usciti dalla provincia di Kars diventerà D80, verso EST la temperatura diventa sempre meno fresca tendente al temperato.
Passato IGDIR prendiamo la D975 direzione DOGUBEYAZIT che raggiungiamo che ha appena smesso di piovere, ci fermiamo ad un semaforo e di fronte a noi un cartella che indica il posto di frontiera di Barzagan da dove entrammo in Iran nel 2007 e di nuovo sento una botta di malinconia per il mancato viaggio in Centro Asia.



Passata Dogubeyazit, lasciato alle spalle il Monte Ararat al solito coperto di nubi, salito per l’ultimo passo a 2664 metri percorrendo un breve tratto di strada in costruzione che ormai, dopo l’esperienza fatta in Georgia-Armenia, facciamo a velocità sostenuta con Lilli che non fa una piega, scendiamo verso il Lago Van dove torniamo dopo 14 anni di cui ricordo la forte emozione arrivando in riva alle sue acque turchesi.





Arrivando all’ingresso di VAN incontriamo il nostro primo dei tanti posti di blocco che incontreremo in Turchia ed anche questa volta, come molte in seguito, siamo stati fatti passare senza essere fermati.
Facciamo l’ultimo pieno e attraversata la città, fortemente danneggiata nel terremoto del 2011 e ricostruita con edifici moderni, arriviamo al nostro albergo situato proprio sul lungolago.






Fatto il check-inn saliamo in camera e, da solo dato che Lilli non vuole essere punta dalle zanzare che qui imperversano con tanto di avviso scritto alla finestra, mi metto sul balcone dove mi fumo un sigarino dopo aver appeso ad asciugare più dal sudore, il tempo è girato a caldo-umido, che da pioggia giacche, pantaloni e camicie.
Scendiamo al ristorante dell’albergo per una semplice cena in un tavolo separato dagli altri occupati da una festa di compleanno, quindi risaliamo in camera dove sempre da solo mi godo il bel tramonto sul Lago Van in questa prima giornata del nostro nuovo viaggio in Turchia.


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Vecchio 19-12-2019, 13:08   #15
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07/07
Van-Tatvan-Bitlis-Batman-Hasankeyf-Midyat-Mardin-Double Tree Hilton Hotel
Km.464




https://www.kgm.gov.tr/SiteCollectio...ritalar/b9.jpg

Preparo il caffè sul terrazzino e poi chiuse le borse scendiamo a caricarle sulla moto e partiamo salutati dallo staff dell’albergo dopo aver pagato un conto complessivo di cena ed extra di circa €69,00





Come mi accade fortunatamente non spesso, sbaglio strada all’uscita dalla città ma sono sbagli che implicano, come questa volta, una piccola deviazione.
Lasciamo VAN e ci dirigiamo verso TATVAN con la D300 costeggiando le rive del Lago Van in senso inverso da quello percorso la prima volta nel 2005 quando provenienti da Tatvan arrivammo a Van dopo essere saliti al cratere con lago del Monte Nemrut (il vulcano non il Nemrut Dagi visitato giorni prima) e visitata l’Isola di Akdmar in mezzo al lago.
I colori del lago, il più grande della Turchia, ed uno dei più grandi al mondo senza emissari, sono inconfondibili e vanno dall’azzurro chiaro e chiarissimo al blu scuro a causa della concentrazione di sali minerali che rendono possibile la vita ad un solo tipo di pesce ed ai “soliti” batteri.







Arriviamo nei pressi di quello che nel 2005 era il solitario punto di imbarco verso l’Isola di Akdmar, luogo di pellegrinaggio dei fedeli della Chiesa Armena in visita alla Chiesa Della santa Croce, che all’epoca era in fase di restauro.
Oggi al posto del piccolo “Imbarcadero” c’è un piccolo porticciolo turistico pieno di natanti e lungo le rive, allora deserte, è un fiorire di locali tra bar e ristoranti per la sosta dei tantissimi turisti, per lo più Turchi, che affollano le rive.






Superata Tatvan deviamo verso SUD sempre sulla D300 che cambia numero a seconda se la destinazione sia DYARBAKIR, splendida città visitata nel 2005, o verso BATMAN dove ci dirigiamo noi.
Il tempo è bello e secco, la strada è buona ed ancora una volta sono stupito di quanto siano cambiate in meglio le strade percorse nel 2004-2005 con il nostro GS1100 del 1994 che ancora possiedo.
Da semplici strade a due corsie scanalate dalle tracce dei pneumatici dei pesanti TIR che scavavano veri e propri canyons nell’asfalto reso molle dal calore del sole, oggi guidiamo su strade moderne a 4 corsie brevemente interrotte all’ingresso di centri abitati o per lavori in corso.
Ci fermiamo a fare il pieno ed a rinfrescarci con delle bottigliette d’acqua offerte dal gestore del distributore che abita in una casa sul retro dove ci mostra orgoglioso i suoi cani.
Fa molto caldo ed è il primo giorno da quando siamo in viaggio che ne abbiamo esperienza ma d’altronde ce lo aspettavamo avendo preso la direzione verso la Regione Mesopotamica caratterizzata dal caldo-umido.
Superata Batman ci dirigiamo per la nostra meta di mezza giornata: la piccola cittadina di HASANKEYF caratterizzata da abitazioni troglodite, moschee e torri Selgiukide che presto verranno sommerse dalla costruenda Diga sul Tigri.
Nonostante le proteste internazionali per il disastro archeologico che comporterà l’innalzarsi ad oltre 50 meri di altezza delle acque sulle case e grotte rupestri, il Governo Turco è andato avanti.

https://www.youtube.com/watch?v=x_OI7jqYkzE



Alcuni monumenti come una moschea del 14 secolo ed una torre sono stati spostati, sulla collina è stata costruita una nuova città dove verranno spostati i cittadini, per lo più di etnia Curda, come vennero spostati negli anni cinquanta gli abitanti di Matera definita da Alcide De Gasperi, allora Primo Ministro, “La vergogna d’Italia”.
Il progresso genera sempre rinunce, obiezioni e perdite in funzione dei benefici che potrà portare.
E’ un dato di fatto però che quando visitammo la seconda volta la Turchia nel 2005 e ci dirigemmo ad EST, ricordai ciò che avevo studiato nelle Medie in Geografia di questa regione che veniva definita nei testi scolastici come “Un altopiano semi-arido, scarsamente popolato e scarsamente produttivo”.
Dopo la costruzione della “Diga Ataturk” quello che mi appariva davanti era una distesa di coltivazioni irrigate dalle acque provenienti dallo sbarramento del fiume Eufrate con addirittura campi coltivati a riso.
Lo sviluppo economico di quella regione ha subito un’impennata negli anni successivi contribuendo al successo politico di Erdogan nel proprio paese dato che raccoglie la maggior parte dei voti proprio nel bacino elettorale Anatolico.
Questo sbarramento che interessa il fiume Tigri, pur con tutti gli aspetti negativi legati alla scomparsa sotto le acque del lago artificiale creato dalla diga, dei reperti archeologici e delle vecchie case dei cittadini di Hasankeyf, non potrà che portare benefici alla popolazione locale ed a quella delle regioni limitrofe.
Arriviamo ad un posto di ristoro proprio davanti al piccolo centro abitativo di Hasankeyf e parcheggiata la moto ci sediamo a bere una bibita ammirando il panorama e chiacchierando con turisti e locali.
Siamo gli unici turisti stranieri e suscitiamo al solito la curiosità di chi come noi è venuto qui per visitare e fotografare un luogo che presto sarà solo un ricordo fotografico.












Riposati e rinfrancati dalle bibite fresche, acquistato un libro fotografico che illustra i tesori archeologici di Hasankeyf, riprendiamo la moto, attraversiamo il ponte sul fiume dando un ultimo sguardo alle grotte sulla riva che presto saranno sommerse, superiamo i cantieri impegnati alla costruzione della diga, con il nuovo insediamento abitativo sulla nostra sinistra, diamo uno sguardo alla cupola del Mausoleo di Zeynel Bey spostato per salvarlo dall’inondazione e continuiamo in direzione di MIDYAT con la D955 che scorre piacevole tra campi coltivati.
Dopo Midyat con la D380 arriviamo rapidamente a MARDIN dove facciamo l’ultimo pieno di benzina e visto che MAPS off-line come già accaduto in precedenza a Tblisi fa un po’ le bizze per indicarci il tragitto per il nostro albergo, fermiamo un taxi e con poca spesa-molta resa arriviamo al Double Tree Hilton Hotel di Mardin nella parte nuova della città.
Anche questo è un bell’albergo e godiamo di uno sconto speciale dato che la prenotazione è stata fatta direttamente dalla reception dell’hotel di Van facente parte della stessa catena alberghiera.
Bella stanza con vista sulla nostra moto parcheggiata, doccia e vestito in maglietta-bermuda-sandali scendo a bere una Birra Efes e fumarmi un sigarino sulla terrazza prospicente il Bar-Ristorante dell’albergo dove mi rilasso al caldo umido del tardo pomeriggio su uno dei divani alla vista della Pianura Mesopotamica sotto di noi che ci troviamo su una collina in alto a poco più di mille metri di altitudine.
Tornato in camera lavoro un po’ su foto e video e ci mangiamo un po’ della frutta secca che ci portiamo dietro dalla Georgia dato che abbiamo fame e non abbiamo pranzato.
Più tardi dopo il riposino ci cambiamo per scendere a mangiare al ristorante del nostro albergo.
Il cibo è buono anche se gli “straccetti”, carne speziata e stufata ridotta poi a striscioline, di Lilli sembrano a suo dire non per il gusto, buono, ma per l’aspetto, un cibo di lusso per gatti.
Fatto sta che certamente per il caldo subito in giornata, il primo del viaggio sino a qui caratterizzato da tempo variabile, temperatura mite ed anche pioggia e freddo e non per il cibo del ristorante ma più per la frutta secca mangiata come anacardi e nocciole ricchi di oli essenziali sicuramente avariati dal troppo caldo e dai troppi giorni in moto, che infatti ci crea al solo nominarla anche adesso a Roma un senso di nausea e disgusto, ci sentiamo entrambi male durante la notte con conseguente vomito e diarrea come fortunatamente ci è capitato solo un’altra volta durante un viaggio in moto.
Passeremo una pessima notte ma fortunatamente non dovremo prendere medicinali.
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Antonio Tempora
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Vecchio 20-12-2019, 17:01   #16
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08/07 – 09/07
Mardinin – Sosta e Visita

La botta allo stomaco è stata forte e se non avessi vomitato sarebbe stata certamente peggio.
Il disgusto per il cibo è tale che per prima cosa buttiamo via la frutta secca, tutta, la maggiore imputata insieme al caldo del nostro mal di stomaco.
Un’intossicazione da cibo del ristorante la escludiamo altrimenti, come a Kitzbuhel nel 1992 dopo una cena di Ferragosto, ospiti di un bellissimo albergo, il Tenerhof della catena Romantic Hotel in pensione completa, anche gli altri ospiti dell’albergo si sarebbero sentiti male.
In tarda mattinata anche Lilli comincia a dare di stomaco, scendo alla reception e fermo la stanza per una notte extra e mi faccio portare un po’ di lattine di Coca Cola da bere “sfiatata” come toccasana e per reidratarci.
Ci ributtiamo a dormire dato che oltre tutto siamo anche sfiniti per la notte insonne.
Trascorriamo la giornata in camera ricuperando piano piano le forze e la salute guardando in TV le reti RAI per svagarci un po’.
La sera mi faccio portare dal Room Service un po’ di riso pilaf in bianco che mangio solo io ricavandone sollievo e la giornata finisce come era cominciata: dormendo.

La mattina dopo ci svegliamo che il dolore di stomaco e la diarrea sono spariti per entrambi, addirittura scendo a fare colazione con yogurt, miele e due fette di pane per assorbire il residuo di acidità nello stomaco.
Non ci va per ora il caffè come sempre in questi casi di malessere allo stomaco, preferendo il the.
Con un taxi ci facciamo portare alla città vecchia di Mardin, sono le 09.30 e già comincia a fare caldo.
Le case sono in pietra giallo ocra e sono abbarbicate sulla collina sormontate da un castello che giudichiamo troppo in alto da raggiungere.
Non abbiamo né una guida né una cartina della città, l’albergo non ne è provvisto, dopotutto siamo i soli turisti stranieri ed anche di locali non ce ne è traccia.
Quando nel 2005 preferimmo sostare a Dyarbakir senza passare per Mardin c’erano frotte di turisti soprattutto Giapponesi che affollavano la regione occupando le camere d’albergo, ora non ce ne sono forse a causa della vicinanza con il confine Siriano e l’acuirsi dei conflitti interni con la parte della cittadinanza Curda della Turchia.
Vaghiamo senza meta per le strade ed i vicoli in salita dove incontriamo sulle scale che si inerpicano verso il Castello, un Cristiano di Erbil in Iraq che sfuggito al disastro susseguito alla guerra ed all’invasione da parte dell’ISIS, fa ora parte della comunità della chiesa Siro Ortodossa i cui monasteri si susseguono lungo l’area a Sud-Est di Mardin, molti di loro sono stati espropriati dal Governo Turco negli scorsi anni mentre la maggior parte della Comunità Cristiana rimane concentrata a Midyat, a Mardin invece c’è una sola piccola Chiesa Sirio-Ortodossa.








Non ci sono turisti ma la città vecchia è molto animata, chi volesse soggiornarvi per una sosta in viaggio tenga conto che le strade sono strette ed acciottolate, senza possibilità di parcheggio all’esterno, ci sono alberghi anche molto carini (siamo entrati in un paio per dare un’occhiata) ma bisogna assicurarsi prima che sia disponibile un parcheggio per la moto.
Negozi, piccoli ristoranti e mercati sono affollati e troviamo anche una simpatica parrucchiera di un “coiffeur” di nome Marylin acconciata e vestita come la famosa attrice.
















Facciamo una pausa in uno dei bar dotati di terrazza con splendida vista sulla pianura della Mesopotamia che spazia verso il confine con la Siria a meno di 50 kilometri di distanza con a fianco la Moschea con un alto minareto.











Lasciato il bar risaliamo di nuovo le scale che caratterizzano la Città Vecchia e giungiamo presso un bell’edificio adibito a scuola pubblica e centro di formazione per Arti e Mestieri legati al folklore locale.
Chiediamo di entrare ed il direttore contento del nostro interesse ci mostra le varie sale dove vengono insegnate e messe in pratica le varie attività artigianali.










Torniamo in albergo con un altro taxi e dopo la mia fumatina nella terrazza del ristorante, alterno la pipa con i sigari per non finire troppo presto la mia scorta ed anche perché in fin dei conti quello della pipa è tutto un altro fumare, raggiungo Lilli in camera dove rimaniamo anche per cena facendoci portare dal room-service due porzioni di riso pilaf in bianco ed una di melone e cocomero per rinfrescarci un po’.
Domani si riparte verso SanliUrfa.
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Vecchio 21-12-2019, 17:33   #17
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10/07
Mardin-Gobekli Tepe-Sanliurfa-Hilton Garden Inn Sanliurfa
Km.250 Tempo Totale H3.45 Quota Massima 902



Pago il conto dell’albergo che per le tre notti e gli extra è costato circa €92,00 e carico la moto.
Sono un po’ preoccupato perché a causa della piccola intossicazione alimentare ed il fatto di aver mangiato in 2 giorni solo due piatti di riso ed un po’ di frutta mi sento un po’ debole, tutto passa quando lasciamo l’albergo ed imbocchiamo la grande tangenziale, che poi è il prolungamento della D950 a poca distanza dal nostro albergo, che scendendo ci porta a prendere la D400 che ci porterà attraverso la pianura verso SANLIURFA.
La strada al solito è grande ed a 4 corsie e per i primi 50-60 kilometri abbiamo un forte vento laterale che però non crea problemi alla guida, poco traffico e quando il vento cessa aumento la velocità di crociera.
Piccola deviazione perché invece di proseguire per la D400 imbocco la nuova autostrada 052 sperando di trovare un’uscita per il Sito Archeologico di Gobeklitepe dove intendiamo fare sosta per la visita, invece devo uscire per Sanliurfa dove fatto il pieno con un po’ di “rinfresco” offerto dal solito gestore che non smentisce l’ospitalità tipica di tutti i gestori di distributori di benzina in Turchia, riprendo la superstrada che in pochi kilometri mi porta alla deviazione per Gobeklitepe.




Questo sito archeologico ha un’importanza eccezionale è sta facendo riscrivere la storia dello sviluppo di quella che definiamo “Civiltà Occidentale” che, come abbiamo studiato a scuola, vede uno sviluppo contraddistinto da varie fasi: Paleolitico (età della pietra), Neolitico (nomadismo-caccia-raccolta dei vegetali adatti all’alimentazione), Età del Rame (che precede quella del Bronzo con l’invenzione dell’aratro probabilmente in Mesopotamia nel V millennio prima di Cristo), Età del Bronzo ( il periodo va dal 3300 BC al 1200 BC ed ha visto lo sviluppo di grandi civiltà come l’Egizia, la Micenea, la Minoica, la Assiro Ittita ed ancora oggi rimane il mistero della sua improvvisa scomparsa).
Fino alla scoperta casuale, un aratro di un contadino portò all’affioramento dei primi reperti nel 1994 con successivo inizio dei lavori di scavo, si riteneva che i templi più antichi fossero quelli situati a Malta datati circa 3500 anni prima di Cristo.
Dato che la costruzione dei templi veniva attribuita solo ai popoli stanziali che avevano già scoperto ed usato l’agricoltura con la semina e raccolta dei cereali facendo finire l’era dei Nomadi-Raccoglitori ed iniziando quella degli agricoltori costruttori di templi e città fondamento delle prime forme di civiltà, la datazione dell’inizio di questa Era veniva posta a circa 3500 anni prima di Cristo con la successiva scoperta della scrittura ( la prima nell’attuale Iraq con i caratteri cuneiformi e la stesura del primo Poema Epico: la Saga Di Gilgamesh scritta 4500 anni fa) che segna il passaggio dalla Preistoria alla Storia.
Ma Gobeklitepe viene costruito 10.000 anni prima di Cristo e dimostra una capacità costruttiva eccezionale attribuibile solo a popolazioni e civiltà sviluppatesi in uno spazio temporale molto successivo!
Altro mistero legato a questo sito, ancora da scavare per il 90%, è che non è stato sepolto, come nel caso di quasi tutti i reperti archeologici che conosciamo, da eventi naturali come inondazioni, terremoti, tempeste di sabbia ma direttamente dai suoi costruttori che inspiegabilmente ad un certo punto decisero di far cessare le funzioni religiose legate alla costruzione dei vari templi che compongono il luogo e di coprire il tutto con materiale di risulta portato anche da luoghi lontani dal sito stesso.
I reperti più importanti sono stati trasportati in un museo costruito appositamente a Sanliurfa, museo che visiteremo domani.

Arriviamo all’ingresso del sito con una breve strada attraversando verdissimi campi coltivati grazie all’acqua portata dalle varie dighe costruite negli ultimi 20 anni sbarrando i due fiumi, Tigri ed Eufrate, che hanno fatto tornare verde una regione conosciuta nell’antichità come “Mezzaluna Fertile”.
Mi rendo conto che il parcheggio posizionato fuori dall’area archeologica, che comprende anche un piccolo museo e caffetteria, non è sicuro per lasciare la nostra moto carica di bagagli, mi reco quindi al gabbiotto all’ingresso dove il custode gentilmente mi lascia parcheggiare nell’area interna sorvegliata a vista custodendo lui nel suo gabbiotto le nostre giacche e caschi oltre alla borsa da serbatoio.
Il tragitto dal parcheggio al sito, coperto da una tenso-struttura che mi fa vergognare come Italiano di come invece lasciamo noi alle intemperie luoghi meravigliosi sparsi in tutta Italia, viene fatto con un piccolo pulmino che copre i circa 500 metri in salita che con il caldo che fa sarebbe stato impegnativo da affrontare.
Nei precedenti viaggi in Turchia ho avuto l’opportunità di visitare luoghi splendidi come Pergamo, Efeso, Afrodisia, Xantos, Lethoon, Patara, le tombe rupestri di Dalyan, quelle sommerse di Kekova, Sagalassos che visiteremo nei giorni a venire, tanti monumenti e splendide Moschee ma non ho mai provato l’emozione e lo sconcerto che questo luogo ricco di storia e mistero provoca.














[IMG]https://imagizer.imageshack.com/img923/2635/PUa94s.jpg[/IMG

https://youtu.be/zChvvpHOiGU

Finita la visita ci trasferiamo nella caffetteria dove acquisto un libro sul sito incontrando anche il figlio del contadino che con il suo aratro scoprì i primi reperti nel 1994.
Ci beviamo due bibite fresche prima di riprendere la strada in una giornata soleggiata e molto calda.
Arriviamo al nostro albergo nel primo pomeriggio e parcheggiamo la moto sull’ampio marciapiede all’ingresso dell’hotel proprio davanti alla grande vetrata da cui la reception la può sorvegliare.




Saliamo in camera, al solito bella, in questo albergo che fa parte della stessa catena degli hotels in cui abbiamo soggiornato a Van e Mardin, forse un po’ più caro (pagheremo €175,00 per due notti) ma sempre molto più economico di un pari categoria Italiano.
Fatta la doccia scendo per ispezionare l’albergo e fumarmi un sigarino che sono costretto a fumare nell’area “smoking” posta in una terrazza all’aperto senza aria condizionata dove la fredda Efes non mitiga il caldo del tardo pomeriggio di questa giornata assolata.
Finito di bere e fumare esco dall’hotel per una passeggiata, mentre Lilli continua il suo riposino in camera, scoprendo che accanto al nostro albergo c’è un grande Centro Commerciale ricco di negozi e ristoranti di tutti i tipi compresi Fast-Food dove certamente ci recheremo a cena stasera dato che ci è tornata la fame.
Ritornato in stanza ci cambiamo ed usciamo, è sera ma fa ancora molto caldo, fortunatamente il Centro Commerciale è climatizzato e scegliamo un ristorante tradizionale dove ci sediamo per la cena.
Nonostante la fame siamo ancora titubanti a scegliere pietanze che potrebbero “risvegliare” il mal di stomaco.
Lilli si prende del pollo arrosto con patatine fritte io invece mi butto sulla specialità della casa: agnello alla brace con contorno di peperoni arrosto e cipolle crude che qui sono buonissime.



Il proprietario del ristorante mi porta anche la tipica “pizza” con pomodoro e spezie già mangiata durante altri viaggi in Turchia ma ne mangio, nonostante sia buonissima come l’agnello, a malincuore solo metà per non esagerare.
Finito di mangiare andiamo in un negozio che dal nome richiama “Mediaworld” ed aiutato da un cortesissimo manager acquisto a pochissimo un ottimo HD esterno da un Tetrabyte.
Ritorniamo in albergo, Lilli si guarda in diretta “Un Posto Al Sole” trasmesso da RAI3 nel televisore satellitare in camera e più tardi ci addormentiamo con la pancia piena e senza mal di stomaco…Finalmente!
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Antonio Tempora
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Ultima modifica di Antonio Tempora; 23-12-2019 a 17:59
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Vecchio 23-12-2019, 18:17   #18
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11/07
Sosta a Sanliurfa e Visita


Colazione in albergo e vestiti da “escursione” usciamo attraversando la piazza per dirigerci al nuovo Museo di Sanliurfa costruito ed inaugurato nel 2015.
Il museo è proprio di fronte al nostro albergo, sono le 09,30 ma fa già caldo.
Siamo nella parte più calda della Turchia, ricordo che nel 2005 quando visitammo questa regione per la prima volta avevamo sofferto lo stesso caldo, venivamo dal Nemrut Dagi dove faceva talmente caldo che Lilli dormì tutta la notte con una bottiglia d’acqua tenuta dietro al collo per avere un po’ di sollievo.
Sanliurfa è l’antica Edessa, ritenuta la patria del Profeta Abramo, a poca distanza da HARRAN, una delle più antiche città della Mesopotamia, visitata nel 2005 e famosa per le sue abitazioni a forma di trullo e per essere stata successivamente chiamata Carre luogo della celebre battaglia che vide le Legioni di Crasso sconfitte dai Parti.
Il museo è bellissimo sia come costruzione che per la ricchezza dei reperti che vanno dai primi insediamenti nella zona in epoca Preistorica che all’Epoca Romana e successiva.
Paghiamo i biglietti d’ingresso compreso un registratore Audio Esplicativo che si rivelerà molto utile per capire il significato dei reperti esposti.
Il reperto più importante, oltre a quelli trovati a Gobeklitepe, è la statua dell’Uomo di Urfa, la più antica statua umana al mondo datata circa 9.000 anni prima di Cristo.











Dal periodo Neolitico ed i reperti del sito di Gobeklitepe si passa a quelli Persiani,Ellenistici e Romani per poi andare a quelli relativi all’epoca Islamica, si passa da una sala all’altra in un ordine cronologico preciso e facile da seguire sia per le tavole esplicative multilingue sia con l’ausilio del registratore con il quale traduco dall’Inglese le spiegazioni a Lilli.









Al periodo relativo all’Impero Romano è stato dedicato un attiguo museo dove sono raccolti i Mosaici provenienti dalle più importanti Ville Romane.
Non è importante come la Villa Del Casale in Sicilia per la ricchezza dei mosaici ma ancora una volta noto con invidia la bellezza e la cura con cui è stata costruita questa esposizione che permette ai visitatori una visita comoda per la sua collocazione compresa la climatizzazione che non solo preserva i reperti ma rende ancora più piacevole la visita.
Uno dei mosaici più importanti è quello che ritrae Le Amazzoni tra cui una regina a cavallo che mostra il suo seno mozzato si dice per favorire il tiro con l’arco.










Usciamo dal secondo museo e ci avviamo a piedi verso il centro di Sanliurfa sotto un caldo non ancora torrido, in alto sulla collina le abitazioni troglodite che anche qui abbondano e denotano l’antichità dei primi insediamenti urbani di questa città.
Camminiamo su un percorso pedonale e presto entriamo in un ampio parco alberato dove spicca uno dei monumenti più noti di Sanliurfa: la Piscina di Abramo.
Narra la storia che il re Nimrod scagliò Abramo nel fuoco ma questi cadendo formò una piscina che spense le fiamme e le scintille si trasformarono in pesci ritenuti da allora sacri tanto che i fedeli giungono in questo luogo per celebrare il Patriarca delle tre religioni Monoteiste e dare da mangiare ai pesci.











Visitiamo anche una Moschea nei pressi affollata come tutto il parco da famiglie in visita al luogo.
Non è la moschea visitata nel 2005, la più importante della città, ma è comunque interessante.









Ci inoltriamo quindi nel Bazaar dove eravamo già stati nel 2005 ma che vale sempre la pena visitare.
Fatto costruire da Solimano il Magnifico ha la sua parte più interessante nel Mercato Coperto con il Gunruk Ani, un cortile pieno di caffè e piccoli ristoranti.













Ci sediamo ad un tavolo del Gunruk Ani ed ordino degli spiedini di agnello speziati con due bibite, una per me ed una per Lilli che non mangia, godendoci il luogo fresco rispetto alla calura esterna e finisco il pranzo con un sigarino e con la specialità della casa: Caffe Turco con Pistacchi, molto buono.











Usciamo dal mercato e ripercorso il viale che corre lungo il parco ci dirigiamo verso l’albergo lungo la stessa strada fatta in precedenza ma fa troppo caldo così, nonostante la distanza dal nostro albergo non sia eccessiva, decidiamo di prendere un taxi che con comodo ci riporta all’Hilton Hotel.
Passiamo il pomeriggio in camera, Lilli a riposare io a trasferire in copia le foto e video nel nuovo Hard Disk esterno acquistato ieri che va una bomba.
Usciamo di nuovo a sera andando di nuovo a cena in un altro ristorante dello Shopping Center dove mangiamo altrettanto bene pagando come ieri sera circa €16,00 per un pasto buono ed abbondante in un ristorante la cui unica pecca è forse la poca pulizia della sala.



A letto presto, domani si riparte per la Cappadocia che visiteremo per la quarta volta.
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Vecchio 27-12-2019, 17:16   #19
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12/07
Sanliurfa-Adana-Newsehir-Urgup-Esbelli Evi Hotel
Km.624 Tempo Totale H 6,22 Media kmh 103
Quota Max 1443



Partenza alle 08,15, l’albergo è situato molto bene anche per entrare ed uscire dalla città a poca distanza dalla D400 che ci porta subito fuori da Sanliurfa direzione MERSIN e dopo circa km.20 prendiamo l’autostrada verso ADANA e sarà tutta autostrada fino alla CAPPADOCIA.
Superiamo GAZIANTEP dove sostammo per una notte nel nostro viaggio del 2007 per Siria e Giordania e vediamo le indicazioni stradali per KILIS dove passammo la frontiera con la Siria, ora tristemente famosa per i profughi che a centinaia di migliaia sono scappati in Turchia in seguito alla sanguinosa guerra civile prima dalle truppe governative di Assad e poi dall’ISIS.
Dopo ADANA vicino all’incrocio con TARSUS svoltiamo verso NORD sempre sulla autostrada che da 052 diventa 021.



Nel 2004 venivamo dalla Lycia e dopo la sosta ad ANAMUR arrivammo nei pressi di TARSUS e deviammo verso NORD lungo una strada statale a due corsie trafficatissima per la costruzione della autostrada che stiamo percorrendo e che all’epoca arrivava a POZANTI.
Oltre ai lavori in corso dovemmo affrontare un asfalto scivoloso e pieno dei solchi provocati dal passaggio dei TIR.
Ora invece ci troviamo su un’autostrada moderna ed a 6 corsie ed alla prima sosta per il pieno mi reco nell’ufficietto apposito per ricaricare la tessera con cui pagare il pedaggio.
Ogni tanto c’è una deviazione dentro ad un distributore per i controlli nel check-point della Gendarma ma quasi mai si viene fermati per un ispezione.
L’autostrada finisce all’inizio della Cappadocia, a NIGDE, facendo intuire che continueranno i lavori per prolungarla fino a NEWSEHIR ed incrociarla con la D300 e le destinazioni KAYSERI-KONYA.
Prendiamo quindi la D765 passando accanto a DERINKOYU dove visitammo sempre nel 2004 una delle più importanti ed affascinanti “Città Sotterranee”.
Facciamo l’ultimo pieno della giornata quando mancano solo km.30 da URGUP dove arriviamo senza difficoltà da una direzione diversa dal quella del 2017




Questa volta troviamo subito l’Esbelli Evi Cave Hotel, forse uno dei più begli alberghi della Cappadocia.

https://www.esbelli.com/

Il proprietario Suha Erzog ci ospitò in amicizia, nel corso del nostro primo soggiorno due anni fa di ritorno dall’Iran, senza farci pagare nulla dopo 3 notti passate in una suite paradisiaca immersa nel verde di un giardino fiorito esclusivo della nostra sistemazione.

https://www.esbelli.com/suites/tunnel-cave-suite

Eravamo stati presentati dal mio amico Paolo Volpara, suo amico da una vita, come “amici fraterni” e lui disse che agli amici non fa pagare e che potevamo restare gratis a nostro piacimento.
Benestante e molto colto, parla diverse lingue compreso un Italiano corretto, ha deciso di tenere l’albergo, le cui stanze sono scavate nella roccia essendo l’unione di diverse case troglodite comuni in questa zona con la tipica architettura in “Sali-Scendi” e le tracce dell’uso contadino con i frantoi e le vasche per la pigiatura del mosto all’interno di alcune stanze, non tanto per il profitto quanto per il piacere di ospitare gli amici ed arricchirsi della loro presenza.
Addirittura per ampliare la possibilità di parcheggio ha acquistato alcune case limitrofe non per trasformarle ma per avere più spazio per le auto dei suoi ospiti nel piazzale di fronte all’ingresso dell’hotel.
Parcheggio la moto felice di essere di nuovo in Cappadocia per la quarta volta.





La nostra stanza è diversa ma altrettanto bella con una grande camera da letto con scrittoio e bagno, una seconda stanza con angolo cottura, frigorifero fornito di birre e bibite analcoliche, un letto singolo ed un secondo bagno che, come il principale, ha una doccia fantastica e tutti gli accessori compresi ottimi saponi e creme emollienti.

https://www.esbelli.com/suites/colorband-cave-suite

Mi faccio una splendida doccia ed avvolto da un morbidissimo accappatoio che con le pantofole in spugna fa parte del corredo del nostro bagno, esco nel nostro spazio davanti al nostro appartamentino, come sempre pieno di alberi da fiore e frutta e mi fumo un sigarino sorseggiando una EFES.
Dopo un breve riposino salgo in terrazza dove viene servita la colazione, questo albergo è un Meublé, ed incontro Suha che, felice di vederci di nuovo, dopo aver confermato che saremo di nuovo suoi ospiti, mi mostra orgoglioso la sua nuova bicicletta elettrica.




Ci vestiamo per la cena ed usciamo per scendere a piedi verso il centro di Urgup, il nostro albergo è più in alto poco distante dal centro e vicino ad una cantina sociale dove si degustano i vini prodotti nella zona.
A poca distanza c’è anche il ristorante dove ceneremo, conosciuto due anni prima, si chiama Ziggy ed ha delle belle terrazze da cui si ammira il complesso troglodita più ampio di Urgup ma soprattutto si mangia e beve molto bene.




Lilli beve birra io invece mi faccio due calici di ottimo vino rosso.
Ordino il mio piatto preferito: fegato di agnello cotto con cipolle, un po’ come il “Fegato alla Veneziana” ma con un sapore ancora più deciso, Lilli al solito si fa il suo bravo pollo alla griglia con contorno di riso pilaf.
Prima della portata principale ci facciamo fuori una quantità industriale di “Meze”, i tipici antipasti Turchi tra cui delle fantastiche melanzane al sugo.
Dolce e Caffè Turco solo per me e poi sigarino come digestivo.
Conto sui €55,00, è un ristorante famoso e merita il costo più alto della media in Turchia.
Tornati in albergo mi siedo in terrazza con un bel whisky che mi sono versato dal bar messo a disposizione degli ospiti e mi metto a bere di fronte ad una splendida luna prima di andare a raggiungere Lilli che sta già a letto a guardarsi la televisione collegata con il satellite alla RAI.
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Vecchio 30-12-2019, 18:31   #20
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13/07
Sosta ad Urgup e gitarella in moto


Siamo nel nostro “Paradiso Terreste” in Cappadocia: l’Esbelli Evi Hotel e per la prima volta da quando siamo in viaggio, ed oggi sono 25 giorni, ho dormito per più di 7 ore nel nostro comodissimo letto sotto un caldo piumone.
Se fuori la temperatura è Estiva, anche se la sera è meglio mettersi una felpa leggera, dentro il nostro appartamento, scavato nella roccia, fa quasi freddo.
Preparo il caffè nel cucinino della stanza attigua alla nostra, composta da letto singolo, tavolino, divano, televisore satellitare, angolo cottura e bagno e lo consumiamo nel salottino del nostro giardino esterno.
Lavati e vestiti da moto saliamo in terrazza per consumare la splendida colazione preparata con frutta fresca, formaggi, pane e dolci freschi, confetture e omelette preparata espressa con gli ingredienti scelti dal menu.
Io scelgo per una semplice pomodoro e formaggio.
La giornata è bella ed il panorama sulla terrazza splendido





Finita la colazione prendiamo la moto per la nostra gita che ci porterà a ripercorrere strade e luoghi visitati la prima volta nel 2004.
La Cappadocia da allora è cambiata moltissimo soprattutto in virtù di un successo turistico che ha portato milioni di visitatori da ogni parte del mondo con i Cinesi che oramai sono talmente tanti che solo a GOREME ci sono oggi 15 ristoranti Cinesi (!!!) oltre ad alberghi a conduzione Cinese.
Quando visitammo la prima volta la Cappadocia prendemmo una guida privata che ci condusse a scoprire, con la sua macchina, Avanos, Zelve, Il museo all’aperto di Goreme, tutti luoghi che nell’Agosto 2004 erano visitati da un numero infinitamente inferiore a quelli che affollano ora i siti compresi quelli che si avventuravano alle gite in pallone areostatico.
Proprio quest’ultimi oggi affollano il cielo mattutino mentre 15 anni fa ce ne erano sì e no 3-4.
Ma per l’economia locale è sicuramente meglio così compreso il fatto che mentre alcuni dei “monumenti” più fotografati, come i “Camini di Fata” o i “Funghi”, un tempo erano accessibili senza il fastidio dell’accalcarsi della folla scaricata dai pullman turistici, oggi sono recintati e l’ingresso, una volta gratuito, oggi è a pagamento.
Un po’ di foto “prima” e “dopo” con una presa da una simpatica coppia di Città Del Capo.














La gita comincia entrando in un “Punto Panoramico” con ingresso a pagamento e quindi proseguendo scendiamo con una strada “acciottolata” verso Goreme passando accanto all’ingresso del Open Air Museum, che visiteremo con calma domani, per proseguire entrando nel paese di Goreme oggi sviluppatissimo con le strade gremite di alberghi, ristoranti, procacciatori di affari per gite in quad, cavallo, piccole moto da cross e, naturalmente, palloni areostatici.
Proseguiamo per Zelve da cui poi parte una piccola ma panoramica strada asfaltata che superata AVANOS, dove nel 2004 visitammo una fabbrica di ceramica acquistando uno splendido piatto che ci fu spedito a casa e successivamente venimmo invitati ad una festa di matrimonio con Lilli coinvolta nei balli tradizionali dalle donne presenti, ritorna dolcemente verso URGUP passando davanti alla roccia a forma di “Gallina” per una foto ricordo.














Tornati in albergo lasciamo caschi, giacche e borsa da serbatoio alla reception e scendiamo a piedi al centro di Urgup dove, inutilmente, cerco un adesivo da montare sulla moto, articolo oramai scomparso da tutti i negozi di souvenir della Turchia mentre abbondano i “magneti” di ogni foggia e grandezza.
Fortunatamente ho ancora quello acquistato proprio ad Urgup nel 2005.
Girovaghiamo visitando ancora una volta le case troglodite tipiche di Urgup e la antica Moschea.










Comperiamo al Market un po’ di frutta e siccome fa caldo e non ci va di camminare in salita, anche se la distanza è poca, ci concediamo il lusso (veramente a buon mercato) di un taxi che ci riporta comodamente a casa.
Docciati ed avvolti dal nostro morbido accappatoio ci mangiamo in terrazza la nostra frutta.



Riposino pomeridiano sotto il piumone poi salgo in terrazza dove offro a Suha e la sua manager un caffè fatto con la mia Moka, il mio amico gradisce tanto che gli regalo un pacchetto da 3 etti della mia scorta che, visto che il viaggio nostro malgrado sarà meno impegnativo, rimane comunque consistente dato che siamo partiti con kg.2,00 del caffè della torrefazione Romana che bevo da ormai 30 anni.
A sera scendiamo di nuovo in paese per cenare in un ristorantino all’aperto frequentato dai locali dove mangiamo costolette per me e spiedini per Lilli con patatine fritte e Coca Cola spendendo €14,00 in due.
Ritorno a casa, un po’ di televisione, scrittura del diario giornaliero, fumatina di pipa, whisketto e poi nanna.

14/07
Sosta ad Urgup e gita in Taxi


Dopo la solita splendida colazione ci facciamo chiamare un taxi per farci portare per prima cosa ad UCHISAR che nei viaggi precedenti avevamo sempre visto da fuori senza mai fermarci a visitare “Il Castello”.
Il taxi ci lascia davanti alla biglietteria, oggi spenderemo di taxi e biglietti d’ingresso circa €45,00.
Paghiamo il biglietto e saliamo per ripide scale verso la cima di quello che è il punto più alto della Cappadocia, già fortezza Bizantina, “condominio” troglodita e piccionaia usata fino a non molti anni fa dai contadini per la raccolta degli escrementi di piccione usati come fertilizzante, cosa che ha contribuito alla creazione moltissime di “piccionaie” scavate nelle rocce vulcaniche, che hanno formato lo straordinario ed affascinante panorama della Cappadocia, che si possono trovare in tutte le località sede di abitazioni.
Il panorama dalla cima è bellissimo e ci tratteniamo per ammirare la vista che spazia a 360 gradi.











Scesi dal Castello passeggiamo per i vicoli disseminati da ristoranti e negozi di souvenir fermandoci a prendere un caffe in un bar panoramico.






Prendiamo un altro taxi e ci facciamo portare davanti all’ingresso dell’Open Air Museum di Goreme dove troviamo una ressa davanti alla biglietteria dove fortunatamente la fila per acquistare l’ingresso risulta veloce.
Una volta c’erano pochi turisti, in maggior parte Giapponesi oltre ai “soliti” Europei.
Oggi invece, spariti qui come nel resto della Turchia i Giapponesi, sono i Cinesi a farla da padrone con le guide locali che si sono adeguate al nuovo trend turistico imparando il Mandarino.
Devo dire che sono tutti più interessati a farsi dei “selfie” piuttosto che all’arricchimento culturale, ma questa purtroppo è una tendenza comune a quasi tutti i turisti in giro per il mondo.
Anche il sito è cambiato rispetto alla nostra prima visita 15 anni fa: le chiese rupestri scavate nella roccia, caratteristica del luogo, centro dello sviluppo della Religione Cristiana, sono state restaurate con gli affreschi che appaiono nel loro splendore.
I danni vandalici alle figure di Santi ed Angeli, qui come in altri luoghi della Cristianità la devozione agli Arcangeli Michele e Gabriele (venerati anche dall’Islam) è fortissima, non è dovuta tanto all’invasione Islamica quanto in massima parte alla Iconoclastia Bizantina.
Le chiese sono visitabile quasi tutte con il biglietto d’ingresso ma per le più importanti occorre pagare un biglietto suppletivo.
Fare foto o riprese video non è consentito ma approfittando della reflex Pentax con la possibilità di regolare gli ISO a 1600-3200, cosa impensabile con le macchine analogiche a rullino (che potevano al massimo montare un 400 ASA con la possibilità di un successivo “tiraggio” per guadagnare un altro po’ di luce con l’handicap della maggiore “grana”) riesco a scattare molte foto senza essere “beccato” dai custodi con l’eccezione di uno che dopo avermi “redarguito” scoppia in una risata dimostrando la sua simpatia per gli Italiani.
Finita la visita ci incamminiamo verso il centro di Goreme per prendere il taxi di ritorno fermati di continuo dai procacciatori che offrono ogni tipo di escursione.

















Con l’ultimo taxi torniamo al nostro albergo ci finiamo la frutta acquistata ieri fresca di frigorifero e ce la mangiamo all’esterno dove i miei stivali, lavati con lo shampoo, si asciugano al sole finalmente puliti e profumati.
Solito riposino pomeridiano poi salgo in terrazza dove faccio la conoscenza dei parenti di Suha, fratello, sorella e la moglie del fratello trovando il modo per ripagarlo, almeno in piccola parte, della sua generosa ospitalità.
La cognata, medico mentre il marito è oculista, partecipa per conto del Rotary ad una campagna per la cura della Tubercolosi e Lebbra in Africa sia svolgendo attività medica sia raccogliendo fondi tramite dei simpatici “pupazzetti” che lei stessa costruisce con perline e filo di rame.
Faccio una donazione di cento dollari per la gioia di tutti.




Torniamo a cena da Ziggy e mi riprendo il mio buonissimo fegato di agnello mentre Lilli si fa un bel filetto ai ferri come piace a lei: ben cotto, cosa che mi fa inorridire ma come si dice “De Gustibus…..”


E’ la nostra ultima sera, domani si riparte per una nuova destinazione suggerita da Suha di cui non ero nemmeno a conoscenza: il Sito Archeologico di Sagalassos nella regione di ISPARTA.
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Vecchio 31-12-2019, 12:57   #21
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meglio di una guida turistica .... complimenti eeee ... preso nota
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Vecchio 03-01-2020, 11:57   #22
Antonio Tempora
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15/07
Urgup-Konya-Sagalassos
Km.551 Tempo Totale H6,36 Media kmh. 83,4
Quota Max 1548




Facciamo le borse con calma e dopo aver caricato la moto andiamo a fare colazione, dato che la notte è piovuto mangiamo dentro.
Salutiamo la famiglia di Suha e lui ci accompagna alla moto dove ci guarda partire salutandoci.
Il tempo è bigio ma all’orizzonte tende a schiarirsi, prendiamo la D300 attraversando la Cappadocia direzione KONYA dove ci fermiamo per la prima sosta per il pieno ed il pranzo, che consumiamo in un piccolo chioschetto accanto al distributore, specializzato in polpette di carne speziatissime e servite dentro una Pita arrotolata con insalata, cipolle e pomodori.
Naturalmente Lilli si astiene dal mangiarle dato che la carne è cruda e solo “marinata” nelle spezie, io l’avevo già provata nel 2004 in un ristorante tradizionale di Istanbul e mi butto tra lo sguardo atterrito di mia moglie che teme un’intossicazione alimentare, bevo un paio di Coca Cola e dopo un caffè ed un sigarino ripartiamo.
Naturalmente non solo non mi sento male ma trovo il pasto consumato molto più digeribile di tanti altri.
Lasciamo KONYA e prendiamo la D330 direzione Lago Beysehir, eravamo nel 2005 nella “regione dei Laghi” facendo tappa ad Egirdir da dove esplorammo la zona davvero bella.
Si tratta dell’antica Pisidia citata anche nelle Lettere di San Paolo alla comunità Ebrea di Antiochia di Pisidia.
Sia il Lago Egirdir che quello di Beysehir sono molto belli, a Beysehir paese poi c’è una bellissima moschea costruita in legno di Cedro del Libano le cui colonne ancora profumano di essenza di cedro nonostante sia stata costruita nel XIII° secolo.
Ci lasciamo il lago Beysehir e proseguiamo sulla D330 questa volta costeggiando il Lago Egirdir dove non ci fermiamo per una sosta ma proseguiamo verso ISPARTA.





Superata Isparta prendiamo la D685 che ad un certo punto si divide, da una parte verso ANTALYA e la costa dall’altra verso AGLASUN per una bellissima curvilinea e panoramicissima strada ben asfaltata fra boschi e monti.
GoPro scarica e mia moglie che non si vuole fermare non mi permettono di fare foto, credetemi è una delle più belle strade da percorrere e la destinazione, il sito archeologico di SAGALASSOS, splendido.
Arrivati all’ingresso di Aglasun facciamo l’ultimo pieno ed attraversato il piccolo paesino, che vive con piccoli hotels e ristoranti del crescente turismo, ci dirigiamo verso il nostro albergo: Sagalassos Lodge & SPA

http://www.sagalassoslodge.com/EN-default.asp

La strada che porta all’albergo è la stessa che poi porterà al sito ma Lilli, nonostante sia asfaltata, già ha deciso che essendo stretta, in salita e piena di curve (quindi perfetta per un giro in moto!), domani per la visita prenderemo un taxi.
Parcheggio la moto davanti all’ingresso dell’albergo e fatto il check-in saliamo nella nostra bella stanza dove docciato ed avvolto da un morbido accappatoio in dotazione al bagno mi siedo nel piccolo terrazzino e dopo aver pulito le cacate delle rondini che hanno fatto il nido sul cornicione mi fumo un bel sigarino guardando il panorama.





Al ristorante a “buffet” dell’albergo, Lilli non gradisce il doversi alzare e scegliere da mangiare ma il suo scetticismo sparisce quando riempio il nostro tavolo di antipasti, insalate, carni e contorni tutti buonissimi, ci facciamo portare due Efes dal simpatico cameriere che supervisiona la sala e che avendo lavorato in Italia parla un po’ d’Italiano e si fa chiamare “Nando”!
Ultimo sigarino nel terrazzino della nostra stanza di fronte ad una splendida luna e poi a nanna.


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Vecchio 03-01-2020, 23:51   #23
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16/07
Sagalassos – Sosta e Visita


https://it.wikipedia.org/wiki/Sagalassos

Dopo una splendida colazione dove mi sono concentrato su yogurt fresco con miele locale, ottimo come tutto quello prodotto in Turchia, chiamiamo un taxi e ci facciamo portare al Sito Archeologico di Sagalassos che mi era assolutamente sconosciuto e la cui visita mi è stata suggerita da Suha mentre eravamo suoi ospiti.
Il percorso è solo di poco meno di cinque kilometri su strada asfaltata un po’ stretta ma percorribilissima da tutti meno che da mia moglie che potendo evitare evita…
Arriviamo all’ingresso e diamo appuntamento all’autista per il ritorno, ci avviamo verso la biglietteria che non ha ancora aperto dato che siamo in anticipo sull’orario di apertura, veniamo accolti da un simpatico signore che in un perfetto Inglese si presenta come la nostra guida.
Si chiama Dirk, è un archeologo Belga e fa parte della spedizione Belga che ha contribuito agli scavi del sito e che ora nel periodo di chiusura della scuola dove insegna in Belgio si trasferisce qui con la moglie, anche lei archeologa ed insegnante, per guidare, gratuitamente, i turisti in visita a questo meraviglioso sito.



Mi spiega la differenza fra l’opera di scoperta, ricostruzione e restauro dei monumenti di Sagalassos rispetto a quelli molto meglio restaurati di Afrodisia col fatto che quest’ultima gode di sponsorizzazioni e donazioni molto più ingenti degli scarsi capitali dati dallo stato Turco ora che l’apporto del governo Belga è venuto molto meno anche per la direttiva del governo Turco di impiegare molti più addetti Turchi di quanto fossero inizialmente anche se meno qualificati.
Comunque trovo straordinario, in Italia solo il FAI con i suoi soci effettua un servizio simile, che due insegnanti dedichino le loro ferie ad un opera di divulgazione gratuita al solo scopo di rendere noto un sito archeologico che, ripeto, mi era del tutto sconosciuto.
Sagalassos era al centro di una strada di grande ed importantissima comunicazione tra Antalya e la Pisidia, salendo le pendici dei Monti Tauri Occidentali, fino ad Antiochia di Pisidia.
Proprio per tenere in funzione questa strada dopo il declino e la scomparsa dell’antica Sagalassos, dovuto a terremoti ed invasioni che portarono alla migrazione della popolazione giù a valle nell’attuale Aglasun, molti dei monumenti crollati furono utilizzati come materiale di costruzione per la manutenzione della strada che ancora oggi vede il suo percorso coprire alcuni monumenti.
La antica strada è ancora presente ed in parte percorribile in fuoristrada e si può rilevare nel profilo delle alte colline che circondano il sito, Dirk mi dice che alcuni motociclisti tedeschi la hanno percorsa recentemente con le loro enduro.



Nel suo Inglese perfetto Dirk ci porta su e giù per le rovine restaurate e tra quelle ancora oggetto di scavo dove infatti lavorano diversi addetti.
Siamo solo noi due a godere della sua guida, siamo arrivati all’apertura del sito ed i torpedoni con i turisti, per lo più Turchi, devono ancora arrivare.
Oltre a noi ci sono anche una coppia di Francesi che, non capisco perché, se ne vanno in giro da soli.
Mi spiega che l’interesse degli archeologi è quello di riportare alla luce monumenti non facilmente visibili la cui presenza e conoscenza è data dalle cronache degli storici che hanno descritto questa antica ed importante città oggetto dell’interesse di Alessandro Magno prima e dell’Impero Romano poi che qui impose la sua Pax Romana per diversi secoli prima della dominazione Bizantina, testimoniata dalle rovine di una chiesa ed all’azione Iconoclasta sul mosaico all’interno della Biblioteca Romana, e di quella Islamica.
Questo interesse per la scoperta e la ricostruzione con il materiale originale (anastilosi) dei monumenti seppelliti da riportare in superficie giustifica l’apparente stato di abbandono del Teatro per il fatto, come mi fa notare il nostro ”Cicerone”, che questo è sempre stato visibile ed è un manufatto simile ai tanti teatri di tipo Greco presenti in Turchia e quindi può essere lasciato così com’è.
L’abbondanza d’acqua e le fertili campagne facevano di Sagalassos un importante mercato e punto di snodo, guerre e disastri naturali, siamo in una regione molto sismica, permettevano alla popolazione di trovare rifugio nelle colline circostanti potendo lo stesso godere di protezione e mezzi di sussistenza.
Per quasi tre ore ci descrive il sito accompagnandoci e rispondendo alle mie domande, tra una foto e l’altra, dando sempre risposte dotte ed esaustive che io traduco in simultanea a Lilli che capisce un po’ d’Inglese ma non abbastanza da seguire una descrizione così complessa.















Fa molto caldo e Dirk mi lascia andare da solo a visitare il Teatro dove salgo in cima alle gradinate per scattare una foto panoramica prima di ridiscendere all’ingresso del sito dove veniamo presentati a sua moglie con la quale scambiamo telefoni e mail prima di goderci una birra in attesa del nostro autista che ci riporterà in albergo.











In camera ci cambiamo e scendiamo a bordo piscina, che con la SPA fa di questo albergo un piacevole luogo di villeggiatura oltre che ottima base per visitare le rovine archeologiche, e consumiamo un gradevole pranzo ordinando dal menu portato da Nando.



Il tempo sta cambiando e dal caldo della mattinata sta girando a fresco ed anche un po’ freddino, siamo a circa 1500 metri di altitudine e come in montagna quando va via il sole e viene la pioggia bisogna mettersi la felpa.
Dopo il solito riposino pomeridiano scendiamo per la cena che consumiamo all’interno del ristorante dopo esserci fatti due birre a bordo piscina, cena sempre a buffet e sempre molto buona



Comincia a piovere e fa proprio freddo ma in stanza si sta al caldo, domani si riparte e si ritorna dopo 14 anni a PAMUKKALE
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Vecchio 07-01-2020, 19:58   #24
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17/07
Sagalassos-Burdur-Yesilova-Salda Golu-Denizli-Pamukkale-Hal Tur Hotel
Km.202 Tempo Totale H.2,55 Altitudine Max 1445




Come al solito sono solo io a fare colazione, non piove ed anche se il cielo è un po’ “bigio” non minaccia pioggia.
Caricata la moto e pagato il conto partiamo e prima di lasciare AGLASUN prendiamo l’indicazione per BURDUR seguendo un segnale stradale e le indicazioni di Maps Off Line.
In teoria la D685 che ci aveva portato a Sagalassos prosegue verso SUD larga e scorrevole per poi incrociare la D650 che porta comodamente a BURDUR in un totale di circa 55 kilometri.
Noi invece prendiamo la “vecchia strada” che su Maps viene indicata come “Burdur-Aglasun Yolu” che non solo accorcia di ben 21 kilometri il percorso ma scorre tortuosa tra piccoli paesini rurali con un piccolo passaggio montano che persino mia moglie ha giudicato piacevole.
Poco traffico, bei panorami, ottimo per iniziare una giornata di trasferimento.
Attraversiamo BURDUR dove sicuramente torneremo in un prossimo viaggio in questa regione ricca di storia, laghi e siti archeologici, per visitare il suo museo dove sono conservati i reperti monumentali più importanti dei siti archeologici tra cui quelli di Sagalassos.
Da Burdur con la D330 passato l’omonimo lago prendiamo una breve deviazione per arrivare rapidamente ad una delle destinazioni turistiche più popolari della zona tra i Turchi: il SALDA GOLU.
Il lago si è formato in un cratere di vulcano spento, ad una quota di circa 1300 mslm, è uno dei più profondi della Turchia e le sue acque alcaline lo rendono famoso per i colori “caraibici” delle sue sponde.
Oggi il tempo nuvoloso non aiuta nell’apprezzare i suoi colori.




Senza fretta, godendoci strada e panorami, con solo qualche spruzzata di pioggia che non fa in tempo a bagnare le giacche, arriviamo a DENIZLI, la città più grande della regione, attraversandola rapidamente nel traffico della sua via centrale dove passa la E87 a quattro corsie.
Superata Denizli rimangono solo 17 kilometri per arrivare alla nostra destinazione: l’Hotel Hal Tur dove avevamo soggiornato 14 anni fa quando visitammo PAMUKKALE la prima volta.

https://www.haltur.net/index.php

Già entrando in questa, che con EFESO e GOREME è una delle località turistiche più visitate, ci accorgiamo di quanto tutto sia, inevitabilmente, cambiato come si può notare dalle foto “prima e dopo”.







Come 14 anni fa il proprietario dell’albergo mi fa parcheggiare all’interno e ci dà una stanza accanto alla stessa che avevamo nel 2005.



Parcheggiata la moto e scaricate le borse ci facciamo una doccia e dato che è ancora ora di pranzo (ma tanto in Turchia si mangia a qualunque ora!) andiamo a mangiare un pasto leggero prima di un lungo riposino con Lilli che si gode tutti i canali RAI del nostro televisore satellitare dove gira in continuo la notizia della morte dello scrittore CAMILLERI.
La nostra stanza è di fronte alla piscina ma soprattutto alle Vasche di Travertino che rendono famosa questa località.



Quando ci svegliamo ci facciamo una foto con la stessa posa di quella scattata 14 anni prima, siamo un po’ diversi ma il nostro Amore e la voglia di viaggiare in moto sono gli stessi!....Come i nostri pigiamini da viaggio….




Esco da solo a farmi una passeggiatina, è stato creato in quello che era un incolto piazzale sotto le Vasche di Travertino un laghetto artificiale circondato da parchi acquatici e ristoranti, l’acqua è quella che viene giù dalla sommità delle Vasche e viene captata anche da altre fonti.
Negozi di souvenir e ristoranti, anche qui in maggioranza Cinesi, rendono Pamukkale caotica ed il nostro albergo risulta non solo piacevole per la vista ma anche per la quiete e la professionalità del personale oltre che per la buona cucina del suo ristorante.
A sera ceniamo a bordo piscina e ci facciamo fare una foto come 14 anni fa, mangiamo bene e nonostante il tempo sia variabile non piove.




Domani il tempo migliora e visiteremo il sito di HIERAPOLIS e le Vasche di Travertino con il sole.
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Vecchio 08-01-2020, 17:06   #25
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18/07
Pamukkale – Sosta e visita a Hierapolis


Alle otto siamo già vestiti da “Piccoli Esploratori” e scendiamo a fare colazione che non è a livello della cena: molto “salata” e poco “dolce”.
Ci facciamo chiamare un taxi che con una guida da “Formula 1” ci porta all’ingresso delle Rovine di Hierapolis.
Ci sono tre ingressi verso quelle che sono le attrattive di questa località, una di fronte al nostro albergo, superato il laghetto si sale attraverso la parte delle Vasche di Travertino che può essere percorsa a piedi, un’altra a destra raggiungibile in macchina o con pullman turistici, l’altra è quella che prendiamo noi proprio all’ingresso di quella che dovrebbe essere l’attrattiva più importante di Pamukkale: HIERAPOLIS
Invece ci troviamo in un vero e proprio “Deserto dei Tartari”, un ampio parcheggio deserto, biglietterie pure loro deserte tanto che devo “svegliare” i dipendenti indaffarati a parlare tra di loro.
Ci siamo solo noi ed incontreremo solo un’altra coppia in visita a questo splendido sito.
Le acque sulfuree sono sempre state famose sia nel periodo Ellenistico che durante l’Impero Romano, le loro proprietà curative facevano venire migliaia di visitatori in cerca di rimedio alle loro malattie, quelle che guarivano tornavano al loro luogo di origine, quelli che morivano a causa dell’aggravarsi delle loro patologie venivano sepolti, tra questi ultimi i più ricchi pagavano per una sepoltura degna del loro lignaggio dando vita ad una delle più grandi Necropoli dell’Antichità.




Superata la Necropoli entriamo per la Porta Romana, molto simile nella forma a quelle presenti nelle mura delle maggiori città dell’Impero Romano lungo le antiche Vie Consolari.



Siamo nella Via Colonnata di Festino, dal nome dell’architetto che la ha progettata, i monumenti più importanti sono i Bagni Basilica ed anche le bellissime latrine per non parlare della via stessa perfettamente conservata mentre rimane quasi nulla delle colonne che doveva adornare il percorso ma la cosa non deve stupire dato che, come a Roma, le colonne di travertino, nel periodo successivo alla caduta dell’ Impero Romano, venivano rotte e gettate nelle fornaci per la produzione di Calce che con la Pozzolana dà vita alla Malta Cementizia ancora oggi usata.








Siamo soli in visita a queste splendide rovine e seguendo il percorso ben segnato deviamo per quelle che in realtà sono la maggiore attrattiva di Pamukkale ed anche la più fotografata e pubblicizzata nei dépliant turistici che riguardano la Turchia: le Vasche di Travertino.
Qui orde di turisti si affollano per fotografare e farsi fotografare, non sono tutte affollate perché la penuria d’acqua sulfurea, che con i depositi di travertino hanno creato e reso famosa questa località, deviata per riempire le piscine termali degli alberghi sorti persino dentro il sito archeologico, ha reso le piscine non solo prive del loro “sostentamento” ma a causa del continuo camminare da parte di orde di turisti, nere di sporco.
Prima invece il flusso continuo dell’acqua lasciava circa 3 centimetri al giorno di sedimento calcare.
Già nel 2004 lo splendore dato del riflesso dei raggi solari sul bianco del calcare era quasi del tutto svanito e le autorità erano intervenute proibendo le “passeggiate” ed iniziando un’opera di pulizia con scopettoni per togliere la patina di sporco e cercare di ripristinare il bianco originale che però solo lo scorrere continuo dell’acqua può riportare al suo splendore.
Oggi le vasche sono “bagnate” in maniera selettiva e solo in un percorso, quello che porta all'ingresso centrale, è consentito camminare in mezzo alle vasche.




Naturalmente quasi tutti i turisti in visita si affollano nelle vasche per fotografare e farsi fotografare, qui una piccola selezione di alcune “Bellezze al Bagno”










Lasciamo la folla e ci dirigiamo verso la collina dove sorge il Teatro Romano che molti turisti raggiungono in pulmino per evitare la “fatica” di una breve passeggiata.







Scendiamo ed andiamo a visitare le Terme Romane ora Centro Museale dove sono raccolti i maggiori reperti, statue e sarcofagi, rinvenuti nel sito, prima però entriamo in quella che dopo le vasche risulta essere la maggiore attrattiva di Pamukkale: la Piscina.
Praticamente i pullman scaricano nell’ingresso OVEST orde di turisti che arrivano in costume da bagno e sandali con il telo da spiaggia come solo vestito, tutti corrono a mettersi in fila per fare il bagno tra i ruderi Romani per farsi fotografare dai fotografi professionisti o semplicemente per un “selfie”.
Passeggiando per il paese non riuscivo a capire il perché di teli da spiaggia, sandali, pinne e maschere, braccioli e ciambelle venduti nei negozi pur essendo così lontani dal mare.
Cinesi e turisti dell’Europa dell’Est che affollano Pamukkale non vengono per le rovine di Hierapolis ma per fare il bagno nelle Vasche di Travertino e nella Grande Piscina!





Finalmente visitiamo il museo, ancora una volta da soli, pieno di reperti certamente degni di una visita, mentre fuori passano i turisti completamente disinteressati.









Il Museo è vicino all’uscita del Sito Archeologico contraddistinta da una Porta di epoca Bizantina e dall’Agorà





A questo punto la visita è finita e dobbiamo scendere e ritornare al nostro albergo, decidiamo di utilizzare il percorso tra le Vasche di Travertino che in discesa e senza nessuna difficoltà se non quello di dover mettere a volte i piedi in ammollo e districarsi tra la folla di turisti, riporta alla base di partenza giù al paese.
Devo ammettere che dove il bianco del calcare è tornato al suo splendore originale la luce del sole riflessa è davvero abbagliante.
Lilli che non vuole togliersi le scarpe per paura di scivolare se le lava accuratamente sotto l’acqua di una fontanella ed alla fine le sue suole non sono solo pulite ma così scivolose da doversele, finalmente, togliere.





Tornati al nostro albergo ci facciamo portare in camera un vassoio di frutta mista e poi ci concediamo il solito riposino pomeridiano.
Quando esco per fumarmi un sigarino incontro Sam, un motociclista Coreano, anche lui ospite del nostro albergo, che è arrivato qui direttamente da Seul con il suo GS, simpatico mi dà un po’ di informazioni sulla Transiberiana (fatta da Vladivostock per poi passare in Georgia dalle Porte Caucasiche) che definisce “trafficatissima”, ripartirà anche lui domani come noi per proseguire il suo viaggio in direzione Grecia e Centro Europa.



Lilli mi raggiunge ed insieme facciamo una passeggiatina intorno al laghetto artificiale prima di cenare di nuovo a bordo piscina.
Anche qui come in Cappadocia è scoppiata la moda delle gite in Pallone Areostatico e mentre ceniamo vediamo passare i palloni che atterrano poi a poca distanza dal nostro albergo.




Tornati in camera preparo le borse, domani si riparte e torniamo ancora una volta, la quinta, a FETHYIE, sulla Costa della LYCIA nel nostro solito albergo e sempre nella stessa stanza.
__________________
Antonio Tempora
"Ama il tuo sogno ogni inferiore amore disprezzando" - Ezra Pound
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