Serenje è un grosso villaggio posto a nord della nazionale e la T da cui si biforca la strada che lo raggiunge è il posto più frequentato: distributore, meccanico e parcheggio per i camion che fanno sosta la notte, fermata degli autobus, un ristorante che a quest’ora vende caffè, un supermercato. Colazione con un coffee milk bollente e qualche biscotto mentre intorno la gente comincia a prendere posizione non si sa in attesa di chi o cosa.
La T2 dal bivio con la T3 che sale al Congo prende il nome anche di Great North Road… larga e meglio conservata della parte precedente punta direttamente verso nord est al border di Tunduma con la Tanzania, da dove arriva una fetta consistente delle merci che sbarcano nei porti sull’oceano indiano. Lo Zambia non ha accesso sul mare per cui importa tutto da fuori confine.
Mi restano ancora una quarantina di km. e a Pensulo prendo la D235 che invece punta a nord ovest, per aggirare completamente la parte del Congo che ieri avevo lambito nella sua punta più meridionale. Poi la salita verso il profondo nord dello Zambia, delimitato completamente sempre dal Congo fino al Lago Tanganika.
La regionale alterna tratti di asfalto ad altri di piste rosse ancora bagnate dalle piogge e attraversa le Wet Lands che sono perennemente ricoperte di acqua. Dopo una trentina di km. si trova la deviazione che porta al Memoriale di Livingstone: quando morì i suoi assistenti africani che lo avevano seguito negli ultimi anni, prelevarono il suo cuore e i suoi intestini per seppellirli sotto un albero e dopo aver imbalsamato il corpo lo portarono a Zanzibar per farlo rientrare a Londra. Viste le condizioni del terreno decido di non avventurarmi per raggiungere un monumento in pietra e un piccolo museo con le statue in cera. Mi ha colpito quando ho letto… amava talmente questa terra da volerci lasciare il cuore a riposare per sempre.
Sulla punta più settentrionale del confine con il Congo il Tuta Bridge scavalca il Luapala e tutte le parti ricoperte d’acqua contigue. Due garrite ai lati sono presidiate da giovani militari ventenni che passano qui da soli un mese di turno: lo stop serve solo a fare due chiacchiere con le pochissime auto che passano… amici o conoscenti portano loro viveri freschi. Gli chiedo cosa ci stanno a fare… alzando il braccio mi indica un punto verso sud ovest… sono solo 500 mt… siam qui per sicurezza e per evitare intrusioni indesiderate.
Questa parte del Congo è relativamente tranquilla… più su dal Tanganika a salire inizia la zona orientale con il Kivu e la ribellione ad opera dell’M23, il movimento Tutsi che spalleggiato dal Ruanda, cerca di avere una maggiore autonomia e soprattutto mantenere il controllo sulle miniere di coltan da cui si estrae il tantalio per componenti di smartphone e pc.
L’autobus fotografato prima era pieno di militari con la scritta Peace Soldier in bella mostra.
TUTA BRIDGE
20 minuti e sono all’intersezione con la D451 che porta a Samfya, piccolo villaggio adagiato sulle sponde del lago Bangweulu. E’ uscito il sole finalmente e mi crogiolo sulla riva nel tentativo di abbronzarmi qualcosa in più dei polsi e del naso che spunta dalla maschera.
Mansa è a una trentina di km. ed è l’ultima cittadina degna di tale nome nel nord ovest del paese. D’ora in poi saranno solo villaggi più o meno grossi fino al confine tanzaniano.
I boda boda di Samfya riescono veramente a trasportare di tutto...