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Originariamente inviata da professore
Per rendere memorabile il tuo 3000ellismo post la butto in polemica dura. Per mè bisogna essere totalmente cinici a spingere a fare dello sport i portatori di handicap. Emulare i "normali" nelle attività fisiche estreme, costringere gente con un agamba sola a fare i 100 metri e i ciechi a buttarsi giù da una montagna è il massimo della crudeltà umana.
Ma li vogliamo lasciare in pace sti poveretti? Una volta li davano in pasto ai Leoni e la gente si divertiva, oggi c'è la paraolimpiade, la TV le interviste penose.
Se la metà dei soldi per organizzare queste demenziali competizioni le usassero per abbattere le barriere architettoniche nelle città se ne gioverebbero tutti. Invece costa meno costringere 4 disgraziati a sfidarsi all'ultimo sangue sul giro di pista.
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Ti appoggio sulla polemica, ma ti rispondo:
Dubito fortemente che siano "costretti". Lo sport è anche un modo di reagire ad una menomazione fisica od un handicap, un modo per non lasciarsi andare. E dimostra una forza di volontà ammirevole, come è ammirevole la forza di volontà di chiunque partecipi o si metta in gioco agonisticamente. Che siano i calciatori pagati miliardi o l'ultimo atleta trentino "sconosciuto" di una oscura disciplina olimpionica invernale.
Il costo delle paraolimpiadi aiuta a sensibilizzare la gente sul problema dei "diversamente abili" e questo può essere solamente un bene.
Tra l'altro il costo delle barriere architettoniche, è enormemente maggiore rispetto a quello dell'organizzazioni dell'evento e, comunque, ragionando così non si dovrebbe fare nulla dalla mattina alla sera per mettere a posto tutto.
Questo è come il ragionamento (assurdo) della gente che pensa che eliminando la pubblicità od eventi organizzati per marketing dei prodotti si abbassano i costi.
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e francamente non so chi sia più menomato tra un amputato e un obeso che non riesce a correre...
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Concordo. (anche dal punto di vista dell'obeso

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