GIORNO 10 – 307 km
Berane - Sarajevo
Le
Gole del Fiume Tara sono la principale attrattiva turistica delle montagne montenegrine. Il canyon è lungo 144 km e raggiunge profondità di 1300 metri. Praticamente è al secondo posto dopo il Gran Canyon ed è alto il doppio del Verdon.
La strada che lo percorre, e che via via si alza di quota, è bellissima, ottimamente asfaltata e pochissimo frequentata. Ci sono tutti gli ingredienti per custodirla nel taccuino dei ricordi.
La giornata è splendida e parto pieno di entusiasmo.
Lungo il percorso molte sono le gallerie, talvolta scavate nella roccia viva. Davvero suggestive.
A circa metà percorso incontro un ponte sulla forra (l’unico tra l’altro), veramente alto. Mi fermo a scattare qualche foto.
La strada quindi prosegue, sempre molto bella. E caxxeggio con la telecamera.
Intorno, sul gigantesco altopiano sopra il canyon, boschi di conifere a perdita d’occhio.
C’è un punto dove si può ammirare la gola nella sua massima altezza, ma per raggiungerlo bisogna camminare su una facile cresta per una mezzoretta. Il cocuzzolo si chiama
Curevac. Non me lo faccio dire due volte.
Mi trovo ora nel bel mezzo del
Parco Nazionale del Durmitor, un gruppo montuoso di calcare simile a quello delle nostre Dolomiti. Ampi spazi, prati sconfinati e cime rocciose che mi ricordano le Alpi Carniche. Non c’è una nuvola in giro…
… e nemmeno un cane, così posso giocare con la telecamera ancora una volta senza rotture di zebedei (visto che posso guidare con una mano sola).
Ma il Montenegro non finisce qui di stupirmi. Mi attendono ora le
gole del fiume Piva che mi porteranno fino al confine con la Bosnia Erzegovina, che sta proprio sul ponte sul fiume, dove questo è bello stretto. Il gabbiotto della frontiera è minuscolo e si fa un po’ di coda.
La Piva ha una gola più incassata della Tara e la strada che la percorre è un susseguirsi di gallerie nella roccia.
Poi la valle si apre e appare un lago
Quindi la forra si stringe di nuovo, sempre molto suggestiva.
Il canyon finisce ed entro in Bosnia Erzegovina, dove la strada, ora scesa di tono, mi porta dritto a
Sarajevo. Mi sistemo in centro in un alberghetto modesto.
Giornata grandiosa quella di oggi. Sono veramente felice: ho attraversato il Montenegro più puro e mi trovo ora in una capitale che mi affascina già al primo impatto: minareti accanto a campanili, burka a fianco di minigonne, e un passato recente che vorrei capire meglio.
Inizio a esplorare la città, che di notte, illuminata, ha un fascino unico.
GIORNO 11 – 168 km
Sarajevo - Jaice
Giornata dedicata sempre alla capitale. Prendo una guida tutta per me, bosniaca tengo a precisarlo, che mi accompagna a piedi e in macchina in giro per la città per quasi tutta la giornata.
Visitiamo i luoghi della guerra: il mercato coperto, il viale dei cecchini, il bunker, la collina da cui i serbi bombardavano la città e la pista olimpionica di bob ormai in disuso.
Dall’alto il panorama lascia senza fiato.
Il panorama ho detto!
Ma lascia senza fiato anche una lapide dedicata ai soldati serbi e al loro generale, che da qui hanno bombardato la città per tutta la durata dell’assedio e che sono celebrati come degli eroi.
La cosa in effetti si spiega per il fatto che la Bosrnia Erzegovina ha in pancia la Republika Srpska, in pratica uno stato dentro lo stato, tipo San Marino o la città del Vaticano da noi, solo che occupa – a macchia di leopardo - il 49% di tutto il territorio. Due polizie, due sistemi legislativi, tutto doppio insomma.
Sarajevo città è circondata quasi completamente dalla Republika Srpska (appena oltre le case, le montagne attorno sono appunto Republika Srpska), esattamente dove ho trovato la lapide. Ecco spiegato il motivo per cui, a due passi da una città martoriata, si esaltano ancora oggi i carnefici.
Mah… ho l’impressione che la faccenda non sia risolta del tutto. A sentire la mia guida bosniaca gli attriti e le differenze sono ancora palpabili, ma vorrei sentire anche l’altra campana per chiudere il cerchio: prossimo giro, guida serba.
Fatto sta che Sarajevo ha subito 11.541 vittime, tutte con un nome e un cognome, di cui 1600 bambini innocenti.
Gironzolando in città vedo il cartello di una mostra unica e irripetibile destinata a Srebrenica, forse la più tragica vicenda della guerra balcanica. Entro e resto impressionato.
Le fotografie sono bellissime e viene anche proiettato un documentario, costruito con testimonianze dirette dei superstiti, che mi tiene incollato per tre ore. Aggiacciante…
A Srebrenica come tutti sanno, nel 1995, in pochi giorni, furono trucidati dai serbi con esecuzioni di massa 8000 uomini e ragazzi bosniaci, sotto gli occhi dei caschi blu olandesi che nulla fecero per prevenire lo sterminio.
E’ pomeriggio inoltrato, lascio la città e inizio il lungo rientro. Guido su strade scorrevoli e mi fermo a
Jaice, un paesello con delle belle cascate.
GIORNO 11 – 738 km
Jaice - Verona
Giornata tutta dedicata al rientro. Lunghetto ma scorrevole. L’autostrada mi porterà infine a casa dove la famiglia mi aspetta per la foto ricordo. Il viaggio, bello denso, è finito.
CONCLUSIONI
La
Slovenia e la
Croazia non erano tra le mete del viaggio, e poi c’ero già stato, per cui le ho solo attraversate.
La
Bosnia Erzegovina custodisce due autentiche perle che andrebbero viste almeno una volta: Mostar e Sarajevo, città davvero bellissime, dove consiglio di fermarsi a dormire per goderne dell’atmosfera anche notturna.
Il
Montenegro è la nazione più europea di tutte. Vocata al turismo sia sulla costa che nell’entroterra. E’ ricca di attrattive e di eccellenze paesaggistiche. Assolutamente da vedere, tanto che Lonely Planet, nel 2013, l’ha inserita al secondo posto assoluto tra i dieci luoghi da visitare nel mondo.
L’
Albania è un tuffo all’indietro, ancora arretrata com’è. Tuttavia le Alpi Albanesi, a confine con il Montenegro, sono davvero belle, autentiche, incantevoli e selvagge; c’è poi il mare, straordinariamente turchese, che andrebbe maggiormente (molto) valorizzato. Ho incontrato qualche famiglia italiana che l’aveva scelto come metà per le proprie vacanze, complici i prezzi davvero imbattibili (il suo mare è bello come quello delle isole ioniche della Grecia per intendersi, ma molto a più buon mercato).
La
Macedonia, nella zona che ho attraversato, quella occidentale, è assolutamente piacevole, rilassante e decisamente turistica: il Lago di Ohrid merita davvero e mi ci vedrei bene anche per una breve vacanza in famiglia. Il resto del paese, da quel che ho letto, non vale la candela.
Il
Kosovo, poveretto, invece non ha nulla che valga la pena di essere visto (eccetto Decani), per cui ci sono stato più che altro per curiosità. Tuttavia è il paese forse in più rapido sviluppo di tutti, a causa della permanenza prolungata della KFOR (ormai non più necessaria) e quindi occidentale. Quasi tutta la sua superfice è destinata alla coltivazione e, da sempre ha costituito la zona di produzione agricola più florida di tutta la ex Jugoslavia.
QUALCHE NOTA PRATICA
In tutti gli stati attraversati si entra con la semplice carta d’identità valida per l’espatrio. Alle frontiere i controlli sono veloci e il personale è sempre cordiale e ben disposto con i turisti. Per il Kosovo è necessaria l’assicurazione temporanea (in quanto è uno stato riconosciuto praticamente da nessuno); per le altre nazioni dipende dalla vostra assicurazione. Il costo è comunque di pochi euro.
La polizia, molto presente quasi ovunque, è assolutamente innocua in Albania. Più fastidiosa in Kosovo. Negli altri stati sta nella media.
Per quanto riguarda i costi: la benzina è più economica che in Italia (e ci vuol poco); viaggiando in due si spendono per dormire dai 20 ai 25 euro a testa; una cena completa si aggira tra i 10 e 15 euro. E’ dunque un viaggio piuttosto economico.
Bene. E’ tutto credo. Spero questo report possa esser utile, o quanto meno da stimolo, a coloro che hanno o avranno l’idea di far girare le ruote nei Balcani Occidentali. Per domande o richieste, son qua.
Un saluto a tutti. Nel primo post ho inserito il link al video.