Riders e Scout rappresentano alla perfezione la differenza tra un progetto editoriale alla cui base via è una strategia ed uno che ne è privo e sostenuto da cazzoni incompetenti.
Riders ha successo perchè, come in tutti i progetti di successo dedicati al consumer, possiede e comunica:
1) una tensione culturale: qualsivoglia sia, ma deve sempre esistere
2) individuazione chiara delle motivazione dei clienti
3) Individuazione chiara del proprio target
4) Condivisibilità dei contenuti: ovvero adattabilità ad essere "condivisi" via social con immediatezza
5) utilizzo efficiente dell'effetto "network" tra consumatori finali e tra inserzionisti
A parte l'avere ovviamente a monte un modello di business che almeno teoricamente regga.
Scout non ha niente e non esprime niente di tutto ciò. E' una roba parrocchiale. Chiaro che sia fallita all'istante (per fortuna loro).
Insomma, se non sei qualcuno, non rappresenti qualcuno, non hai niente da dire e ti limiti ad un copincolla, non hai alcuna speranza di mandare a successo alcun progetto editoriale/digitale.
Come diceva Beniamino Franklin: "o scrivere qualcosa che valga la pena di leggere, o fare qualcosa di cui valga la pena scrivere"
In mezzo non ci sta niente.
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E' il viaggiatore solitario quello che va più lontano
Ultima modifica di Ste02; 04-12-2013 a 10:09
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