@IlMaglio: credo che fotografare, al di là delle questioni tecniche e teoriche, sia un'attitudine mentale simile alla traduzione di una lingua: da una parte il testo, dall'altra la traduzione e in mezzo ci stai tu. Leggendo avrai sensazioni che tenterai di tradurre per altri. In fotografia il primo passo vale lo stesso (e forse è più complicato): si tratta di tradurre la realtà, tridimensionale, in continuo evolversi, in qualcosa di piatto, riquadrato, fermo, senza suoni e odori. Magari da colore a bianconero. Per farlo ci vuole esercizio, si deve aver visto il molto fatto dai maestri, si deve sbagliare, ci si deve dimenticare di avere sta roba in mano, si deve osservare attraverso la sua finestra, il suo occhio, sapendo che la realtà la si vive da soli. Poi magari la si racconta: con immagini o semplici parole, non c'è differenza. E poi ti deve piacere.
In breve: guardare sempre attraverso l'obiettivo (o il monitoricchio delle saponette anche se è difficile in piena luce) e decidere se scattare onnò. Poi si sviluppa uno stile, si decide di più etc etc.
Mobbàsta che stò addiventà contortamientepoetico emmebbannano*.
*PS
la mia K100RSsedicimilavalvole tira a destra. Cheffaccio?