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Pivello Mukkista
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ubicazione: Gorizia
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Giovedì 2 giugno: Batumi-Erzurum
Per due che vanno in moto, forse la giornata più bella.
Partiamo sotto una spruzzata di pioggia, tuta e via, mezzoretta al valico e siamo in Turchia.
Qualche decina di chilometri lungo la costa del Mar Nero, grigio come al solito. Ad Hopa svoltiamo verso l'interno, direzione Artvin, ci inoltriamo fra le montagne, in mezzo ad una natura prorompente, che invade il terreno fino al ciglio della strada: nei primi paesi che attraversiamo, gruppi di donne portano grossi sacchi (un lenzuolo con gli angoli opposti annodati, mi sembra) pieni di foglie di tè appena colte.
C'è un forte vento che spira dalla costa e si incattivisce inoltrandosi nelle valli: dobbiamo guidare con molta attenzione e mi affretto ad abbassare il parabrezza (l'avevo alzato per la pioggia) dopo aver rischiato una sbandata contro un terrapieno. Dopo il passo la situazione migliora, pioggia e vento finiscono ed il panorama ricco e verdeggiante lascia il posto ai colori caldi, alle tonalità ocra delle valli dell'interno della Turchia.
Artvin ci appare arroccata su un costone, affascinante per la splendida posizione: prima e dopo, per chilometri, imponenti lavoro stradali, dighe e laghi artificiali in serie, che ci danno l'idea di un Paese in grande e veloce trasformazione.
Più avanti la strada si inoltra in uno splendido canyon percorso da un fiume vorticoso lungo più di ottanta chilometri: li percorreremo "con mucho gusto", sia sull'asfalto buono che nei tratti di lavori in corso (un sacco di gallerie e viadotti), insozzando per bene le nostre moto di un bel fango grigio molto "offroad" che sa molto di grandi viaggi ai confini del mondo. Non vedo l'ora di farmi un giretto in Corso, a casa, con la moto più sporca della città.
Tuttavia, se vi interessa, affrettatevi, perchè tra un paio d'anni rischierete di percorrere questo tratto tutto in galleria e su viadotti, senza gustarvi un metro di questo splendido luogo e dell'umanità che vi abita, se non nelle foto di qualche guida.
Ci fermiamo in uno dei soliti bar sperduti che ci attraggono molto. Vi si è fermato per la pausa pranzo anche un gruppo di operai che lavorano alla nuova strada: un'occhiata alle moto, la richiesta di una foto in sella, qualche tentativo di comunicazione ben riuscito, la simpatia è immediata. Unico cibo disponibile pane e formaggio, ma quei paninoni portatici avvolti in un foglio di giornale sono stati un pranzo da re. Mentre uno degli operai prega scalzo su una panca, gli altri ci sfidano ad una gara di braccio di ferro, nella quale Aldo vince ed io vengo sonoramente battuto (capirai, aveva vent'anni meno di me ed era allenato a spaccare pietre, mentre io mi allenavo a pigiare i tasti di un computer), ma è lo stesso una grande festa e l'addio è caloroso. Rimangono i loro volti nelle foto, le loro giacche arancione, i boccioli di rosa sparsi sui tavoli, numerosi bicchieri di tè bevuti in compagnia.
Difficile dimenticarli.
Veloci su buona strada fino ad Erzurum: sosta in periferia davanti alla concessionaria Mazda, dal cui direttore veniamo immediatamente invitati per una tazza di caffè. Ho tentato di mandargli, come promesso, le foto che abbiamo fatto, ma non c'è stato verso: forse Internet non è uguale per tutti.
Albergo in centro, doccia e subito fuori per un giro in città: una città del nord est della Turchia, certo, ma moderna e vivace. Passiamo la serata all'Erzurum Evleri, un ristorante ricavato in una abitazione ottomana molto ben conservata, abbandonandoci all' "abbraccio languido della alcove private" (Lonely Planet), ci facciamo un paio di tè ed una bella fumata di narghilè (tabacco alle rose): chiacchiere in libertà in un ambiente unico. Fuori piove e qui si sta proprio bene.
Kebab, kofte e insalata a cena, accompagnati da un ottimo ayran fresco, in un locale frequentato da turchi, e noi un po' lo siamo diventati: ciò che ci vuole dopo una giornata intera al sole ed al vento.
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