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Vecchio 29-12-2009, 22:53   #58
Zel
Mukkista doc
 
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prima di tutto aggiungo il mio candidato ai buoni consigli già letti:

76 Racing Team: se è andata quasi bene a me, buona camicia a tutti!



nel merito:

qua purtroppo c'è un conflitto di civiltà molto difficile da dirimere.

io sono stato beneficato da alcuni che considero autentici maestri di motociclismo. sono tre.
uno di essi è nicola66, un dilettante di una padronanza veramente fuori del comune, e un caratteraccio pure.

un altro è un professionista, e pure lui un amico. che mi ha beneficato come "cliente" nel setting formale dei corsi (2007: feci due "base" - naturalmente in una pistina come Ottobiano - senza passare al veloce perché per il momento non m'interessava e Alés, come prima esperienza su una piccola pista di velocità, con un GS 1150 può risultare pericolosa per sé e per gli altri, e altra moto non avevo, e non farei mai un corso con una moto diversa, o di categoria diversa, dalla mia), e poi come amico in ben tre estati consecutive passate tra bagni e (molta) modo in Sardegna insieme, con un occhio che un dilettante non ha, per quanto sia bravo. è inutile dire quanto gli debba sotto entrambi i profili. e senza lo sblocco del corso, difficilmente avrei "preso le misure" per imparare il resto dopo.

io considero i corsi di pilotaggio, rigorosamente in circuito, articolati per gradi crescenti, e con propedeuticità ferree per il passaggio al livello successivo, una vera mano santa da ogni punto di vista.

è del tutto evidente che la ragione non è che poi uno si mette a guidare un eventuale GS 1150 per strada uscendo fuori di busto e di culo interno a ogni curva intrapresa all'improvvisata, perché per farlo senza dover mantenere l'equilibrio per evitare la caduta bisogna andare di un forte, ma di un forte che veramente non ha tanto senso farlo in strada, se uno sa un minimo guidare; e perché se sbagli a interpretare una S tripla che non conosci rischi di farla molto peggio che rimanendo in carena e semmai assecondando di spalle busto ecc.

Però fare i corsi è servito molto, ha aggiunto elasticità mentale, ha aggiunto percezione dei limiti miei e della motocicletta in un contesto protetto e seguito, ha aggiunto la consapevolezza che i manubri si accarezzano, non si spremono, e si riesce ad accarezzarli anche da una posizione apparentemente innaturale e priva del sostegno dell'abitudine; ha insegnato che la moto ha una sua dinamica e allontanandosi fisicamente dalla centralità in sella oltre che imparare a condurla in una maniera nuova, si impara a osservarla muoversi nello spazio con un pochino più di distacco, e per il motociclistica il distacco è qualcosa che salva la vita a volte, e il culo spesso; ha aggiunto insomma uno step senza il quale un temperamento pedante e prudente come me, avrebbe impiegato diciotto vite a raggiungere la visione, la coordinazione e l'efficacia che ha raggiunto essenzialmente in poco più di due anni e mezzo.
Quindi io dico sì ai corsi base ed evoluzione. Ma con dei ma.

Posso ammettere che a livello di teoria e "dimostrazione pratica insieme", anche un non professionista (spiegherò cosa intendo con questa parola poi) possa avere parecchio da trasmettere circa il concetto di guida sicura su strada. E posso ammettere che si faccia pagare per organizzare comitive con cui spartire queste capacità.

Devo però esprimere una notevole perplessità per istruttori estranei in tutta la propria vita alla dimensione agonistica. Io non penso che uno che fa gare sia unto del signore perché ho stereotipi machisti. Penso che uno fa gare (anche andando male) si confronti col problema dell'efficacia nella guida veloce della moto su un livello talmente alto, ma talmente alto, che maturi nei confronti de "gli altri" un distacco di superiorità tale da poter contemplare di insegnare, se unisce a ciò qualità propriamente didattiche di osservatore e comunicatore partecipativo. Competenze e capacità tali da poter tematizzare, suddividere, studiare, classificare, replicare, valutare l'insieme di gesti e l'armonia dell'insieme, che ognuno di noi, suoi potenziali allievi, mette nell'andare in moto.

Di scuole con istruttori decisamente improvvisati, rispetto al succitato standard, ce ne sono fin troppe. Nella dimensione della guida sicura su strada, un "fratello maggiore" può fare moltissimo, ma come istruttore serve un "padre", uno che sia incommensurabilmente superiore ai figli (almeno quando ne prende in mano l'educazione). E questo ahimé non sempre risulta chiaro a tutti coloro che si propongono in questo mondo.

Come non poche sono le scuole con qualche grosso nome che fa cassetta e con il resto del parco istruttori che o ha un curriculum così così, o ha un buon curriculum ma fondamentalmente gliene frega na pippa di mandare gli allievi al macello in branco.

Di gente che ha "il livello" e accetta di "farsi il mazzo" per gli allievi, insieme e con "sipari" UNO PER UNO, ce n'è, ma è comunque solo una certa percentuale dell'"offerta nel settore", ben lontana dal 100%; e dal di fuori non sempre è riconoscibilissima. Anche perché una caratteristica tipica di chi ha da imparare, soprattutto se ha molto da imparare, è di non avere mezzi propri per distinguere uno che ha da insegnare da un cazzarotto. Onestamente, secondo me sapere che uno (magari un po' di tempo fa) ha buttato sangue un po' di anni tra civ e monomarca di un minimo spessore quanto meno nazionale (se parliamo di off, gli equivalenti), è un po' il minimo sindacale per poter parlare di istruttore e non di "fratello maggiore a ore".

Non sempre questo requisito si realizza. Nel senso che so per certo di persone che fanno o hanno fatto sporadicamente gli istruttori di taluni corsi e che, o non sono degni nemmeno di passargli i guanti, a nicola66, o quando va bene sono alla sua altezza o poco meglio (che non è robina da poco anche se lui dice che è lui normale e chi meno di lui incapace - giudizio che un pilota vero, anche se dal palmares semideserto, sottoscriverebbe senz'altro).
Sia chiaro: può essere comunque gente che ha molto o moltissimo da insegnare al motociclista stradaiolo medio di oggi (io ne conosco almeno due di motociclisti con i veri controcollioni e mi hanno insegnato tanto); certo, è meglio averla come amica e compare di giri, piuttosto che pagarla per una full immersion una tantum. Ma non sottilizzerei troppo.

Trovo assolutamente sbagliato demonizzare i corsi in toto, quindi trovo che nicola66 NEL MERITO sbagli, per notevole esagerazione dei termini della sua polemica.
Però penso che, come dire?, non sia male conservare un ciccino di "causticità" critica nel considerare il rapporto tra le credenziali diciamo DISCIPLINARI E DIDATTICHE dell'offerta, e l'esborso della sommetta richiesta in cambio.

Ed è pur vero che un corso, uno stesso corso, può essere per 8 persone che lo fanno una mano santa che consente di alzare con consapevolezza il margine stradale e ridurre notevolmente l'incidenza percentuale di errori propri, mentre per altre 2 la "rassicurazione nei propri mezzi" ottenuta diventa una sorta di "licenza di esagerare". Se vogliamo essere persone intelligenti e consapevoli, non dobbiamo mai credere negli automatismi validi per tutti.

Detto tutto ciò, aggiungo che, con quel museo di orrori che spesso si vede in giro (a tutte le andature, con tutte le tipologie di moto) per le nostre strade, chiunque, gratis o a pagamento, dia qualche spunto e strumento in più per restare quanto meno in corsia, o per insegnare "con l'esempio" che tentare di piegare le piastre violentando un manubrio non è un riflesso spontaneo che agevoli granché la sicurezza personale in strada, né la gestione di manovre delicate, l'efficacia e l'armonia , be' costui già fa opera meritoria e degna di lode per conto mio.

Io ai corsi debbo molto, come moltissimo debbo ai "fratelli maggiori".
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本田 シービーアール1000アールアール ファイアーブレード
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