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Vecchio 03-09-2012, 22:44   #1
67mototopo67
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Questo mio racconto, non può che cominciare con un riconoscimento a Simona, la mia compagna di vita e di viaggio…è stata complice e protagonista di questa meravigliosa “avventura” (alla quale partecipiamo io,lei e la nostra Tigrona) e conscio che la sua passione per la moto non è innata, ma è stata “agevolata” dalla mia, devo darle atto di aver contribuito in maniera fondamentale alla perfetta realizzazione di questo progetto.
Poi un paio di appunti sulla moto e sul viaggio…probabilmente questa passione per i mezzi a due ruote (e un motore) è nata quando mio padre, durante le vacanze in montagna, mi caricava sulla sua Lambretta per andare a prendere il latte dal contadino o l’acqua alla fontana; l’emozione che scaturiva in me era qualcosa di inspiegabile, mi sembrava di volare…con impressi ancora oggi nella mente quei momenti, penso a questi 30 anni passati in moto (ora ne ho 44) e a quante emozioni mi hanno regalato e a quante me ne regaleranno ancora, ringraziandolo per tutto ciò.
Infine il viaggio…per come la vedo io, l’essere umano ha bisogno di arricchire costantemente il proprio bagaglio culturale ed emotivo con un’esplorazione continua di questo spettacolare miracolo della natura, che è la nostra terra…ciò avviene spesso anche solo girando l’angolo di casa propria, ma il fatto di andare “lontano”, aggiunge quel non so che di avventuroso che risveglia in noi alcuni istinti primordiali ormai sopiti…lontano da casa, lontano dalle sicurezze, lontano dalle persone che conosci…ecco che, se ti succede un fatto imprevisto, ti trovi a doverti confrontare con te stesso, con le tue capacità, con le tue conoscenze…se sarai in grado di cavartela, sarà una nuova conquista!
Capo Nord, meta per eccellenza di tanti moto turisti…è doveroso sottolineare che esistono luoghi molto più lontani e inaccessibili che sono stati raggiunti in moto, ma nel mio caso come in molti altri, nella vita bisogna tener conto di svariati fattori ed essere consci del fatto che ad ogni nostra azione corrispondono una serie di reazioni alle quali dobbiamo essere preparati…io non voglio rischiare la vita attraversando l’Africa, e non posso permettermi di trasportare la moto oltreoceano o doverla abbandonare in qualche deserto della Mongolia…quindi questa meta era il massimo a cui ambivo da quando cominciai a leggere i primi resoconti di viaggio sulle riviste di moto…è comunque un punto di arrivo al quale ognuno può attribuire i significati che vuole, i quali sono strettamente personali e non confrontabili con quelli di chiunque altro.
Dopo questa lunga e forse noiosissima premessa, veniamo al dunque!
2012…quest’anno tocca a me scegliere la meta e il mezzo (con Simona facciamo un anno a testa)…inoltre la Triumph si decide e finalmente sforna una Tiger da turismo con il cardano (erano anni che aspettavo questo momento) superando se stessa e infarcendola di tutto ciò che un moto turista può desiderare…da appassionato del marchio e della tipologia di motore non potevo chiedere di meglio.
Faccio l’investimento e la prima ad arrivare a Bologna si trova già nel mio garage!
Inizialmente ho qualche remora, non tanto perché è un mezzo completamente nuovo e quindi da rodare (mi fido di questa marca che mi ha portato svariate volte in giro per l’Europa senza mai lasciarmi a piedi), ma piuttosto perché è nuova e immacolata….adesso riderete, ma la mia paura è di rovinarla, segnarla o comunque danneggiarla…lo so non sono normale!
Ma ormai avevo deciso e il lato meno emotivo di me ha prevalso e mi sono convinto che non c’era occasione migliore di questa, per affrontare un viaggio di questo tipo.
I preparativi hanno riguardato la preparazione tecnica della moto, e l’organizzazione del viaggio.
Essendo un modello appena uscito, si presentava il problema di come accessoriarla per il carico dei bagagli…le soluzioni proposte da Triumph non mi convincevano, quindi mi metto alla ricerca di un buon kit di valigie in alluminio e cerco il modo di utilizzare una borsa da serbatoio Bagster già in mio possesso…fortuna e buona volontà mi hanno portato ad ottenere un kit Mytech (valigie,baule e borse interne) che si è rivelato eccezionale per capienza (149 litri totali), praticità e robustezza… dopo qualche difficoltà, è arrivato anche il copriserbatoio Bagster, che oltre a garantire una assoluta stabilità alla borsa, preserva anche il serbatoio stesso da segni o ammaccature….infine ho utilizzato delle borse morbide da montare sia sui coperchi delle valigie laterali che sul baule, impermeabili e utilissime.
La moto non necessitava di altro in quanto già completamente accessoriata con manopole riscaldate, faretti, etc.etc…inoltre ho sostituto gli pneumatici con degli ottimi Dunlop Trailmax TR91, che si sono rivelati molto più confortevoli degli originali e molto più performanti su terreni sporchi o sconnessi.
Infine una nota sugli intervalli di manutenzione…Triumph fortunatamente prevede il secondo tagliando (dopo quello dei 1000 km) a 16000 km….la cosa mi ha permesso di partire tranquillo con già 6000 km sapendo di doverne percorrere circa 9000.
Per la pianificazione dell’itinerario, dopo aver spulciato vari report, ho deciso di ispirarmi (pesantemente) a quello di Guido (che ringrazio), forumista di TCP, che messo a conoscenza del mio intento ha accettato di incontrarci per una pizza e per ragguagliarmi su tutte le informazioni del caso.
Il penultimo passo è stato quello di decidere di sfruttare l’opzione treno con moto al seguito da Verona a Berlino e ritorno…mi preme sottolineare che io ero uno di quelli che diceva che bisogna partire con la moto e rientrare con la moto, senza utilizzare altri mezzi se non strettamente necessario (vedi traghetti)…ebbene in questo caso, per varie ragioni, ho cambiato idea.
L’autostrada è una cosa che mi annoia a morte (pur se utile in certi casi) e i giorni a disposizione per la vacanza scarseggiavano…l’appiattimento degli pneumatici era in agguato e i km che mancavano al tagliando non permettevano divagazioni…da qui la scelta del treno, che si è rivelata una buona soluzione se pur con qualche inefficienza che poi vi racconterò.
Ultimo ma non ultimo per importanza, la pianificazione delle tappe con il navigatore satellitare (nel mio caso Garmin Montana) che come al solito comportano qualche incavolatura, ma che nella maggior parte dei casi ti fanno guadagnare tantissimo tempo e tanta serenità nel districarsi in luoghi sconosciuti.
Naturalmente avrei preso con me anche le cartine nonchè tutte le tappe su supporto cartaceo da tenere ben evidenti nella tasca della borsa da serbatoio.
Il primo passo è stata la programmazione sul PC…poi il trasferimento delle rotte pianificate sul dispositivo…e qui i primi improperi…caricavo la prima rotta e quando cercavo di trasferire la seconda, spariva la prima…non vi dico il nervoso…poi spulciando in rete vieni a sapere che le rotte vanno inviate tutte contemporaneamente con un procedimento che ha dell’assurdo (se incontro il programmatore che ha previsto questa procedura…).
Ok, siamo pronti per partire, la lista delle cose da prendere è stata completamente spuntata, la moto è carica come un mulo (il precarico al massimo mi permette però di mantenere un assetto assolutamente neutro).
Foto di rito fuori dal garage e ce la prendiamo con comodo….dobbiamo essere a Verona per metà giornata e siamo ampiamente in anticipo. Avviamo la Tigrona che sorniona, incurante del sovraccarico si avvia, come spinta da un trattore, come a dire : ci vuol ben altro a mettermi in difficoltà!
A 200 metri da casa, alla prima rotonda, imposto la prima rotta (come se per andare a Verona ce ne fosse bisogno)…e cosa mi risponde il navigatore?...”NON SONO DISPONIBILI LE CARTOGRAFIE PER IL SEGUENTE PERCORSO”….come? non ci credo….ma cosa dici (parlo con il navigatore)…provo e riprovo, ma niente da fare, non c’era verso di fargli caricare la rotta salvata…non capisco, le cartografie del navigatore sono le più aggiornate, ma per qualche ragione andava in conflitto con quelle pianificate sul PC (mi infamo per non averle testate prima).
Mi ripropongo al più presto di scoprire l’arcano e sul momento risolvo impostando direttamente la meta.
Scoprirò che purtroppo non potrò utilizzare nessuna delle tracce salvate, ma anche che, avendo il percorso evidenziato sulla cartina, ci vorrà pochissimo tempo, ogni giorno, a impostarlo sul navigatore.
In moto l’unica differenza che rilevo, rispetto a quando è scarica, è una sensibilità al vento laterale piuttosto accentuata e che avrei potuto prevedere, visto gli ingombri da autoarticolato…ad ogni modo, dopo pochi km, l’abitudine ha preso il sopravvento e la cosa non ha più avuto rilevanza degna di nota fino al rientro.
Oggi ci sono 34 gradi e si scoppia dal caldo…mi ripeto di farne tesoro per quando dovremo affrontare neve e tempeste (neanche fossi Ambrogio Fogar)…che per inciso mai affronterò.
Il mio abbigliamento (come quello di Simona) alla partenza prevede: giacca da moto, guanti, jeans, e stivali…lo so che i jeans non sono un abbigliamento consono, ma dobbiamo stare in treno per un giorno e lo spazio a disposizione in una cuccetta da 6 non è che abbondi…inoltre non sono uno che gira sempre con tutte le protezioni del caso, conscio dei rischi che corro ma altrettanto conscio del fatto che se mi sento costretto dentro a una armatura non mi godo la moto (oltretutto io guido da turista e in modo molto prudente, pur dovendo ammettere che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo).
Comunque l’abbigliamento tecnico e i pantaloni di pelle sono stivati nella borsa sopra al baule e quando le condizioni climatiche lo richiederanno, saremo pronti e attrezzati.
Giunti a Verona, facciamo conoscenza con altri ragazzi (anche due ragazze con Ktm 990 con passeggera….complimenti per il fisico) che si dirigono verso la nostra stessa meta, ognuno con i propri sogni e le proprie convinzioni….ci gelano i commenti di alcuni motociclisti che rientrano da Capo Nord e dopo averci domandato per dove eravamo diretti sentenziano “bellissimo, saremmo pronti a ripartire domattina…però abbiamo preso 18 giorni di pioggia su 19….poi tanto freddo e la benzina oltre i 2 euro al litro…comunque buon viaggio”.
Grazie, grazie molte per l’incoraggiamento…guardo la faccia di Simona che dice tutto senza bisogno di aprire bocca….faccio finta di niente e mi dirigo a recuperare qualche cosa da mangiare in stazione…tanto c’è sciopero dei ferrotranvieri e si preannuncia una lunga attesa.
Viene infine il momento di caricare le moto sul vagone bisarca; mi avevano avvisato che bisogna stare attenti ad abbassare molto la testa per non sbattere il casco sul soffitto che è bassissimo…memore di ciò arrivo sano e salvo alla mia postazione…altri hanno dato delle belle “zuccate” (al ritorno anche io, si vede che non mi ricordavo bene) e addirittura c’è chi si è incastrato con la moto, per aver lasciato una borsa troppo alta legata sul baule…tutto risolto con qualche risata.
Il treno parte con tre ore di ritardo, dopo che le ferrovie tedesche avevano annunciato dispiaciute che loro erano pronte, ma che non c’era personale disponibile per agganciare i vagoni bisarca alla motrice…tra me e me penso che riusciamo sempre a farci riconoscere…poi però penso anche che il diritto allo sciopero è sacrosanto oltre a essere l’unico mezzo che hanno gli operai per rivendicare i propri diritti e mi metto l’animo in pace.
Nella cuccetta troviamo una coppia di tedeschi…lei, evidentemente scocciata dal fatto che non sarebbero stati soli, si alza e perlustrando il vagone come un soldato delle SS, trova una nuova sistemazione in una cuccetta vuota…nel giro di poco tempo traslocano tutta la loro roba altrove lasciandoci (a questo punto fortunatamente) soli a nostra volta, liberi di gestirci i nostri spazi a piacimento.
Sapevo che al Brennero c’erano dei lavori in corso e che probabilmente il treno non avrebbe fatto il tragitto previsto…ma partire da Verona sapendo di dover arrivare a Berlino e leggere fuori dal finestrino “Milano Lambrate” è stato un po’ uno shock…che cavolo ci facciamo a Milano…misteri delle ferrovie, fatto sta che mi rassegno e spero che il ritardo non aumenti in maniera spropositata, visto che al nostro arrivo a Berlino, previsto inizialmente per le 11:30 del giorno dopo (che poi invece si riveleranno purtroppo le 15:00) ci aspetta una tappa di 600 km per arrivare a Varsavia prima meta del nostro tour.
In treno ci si annoia (portatevi eventualmente da leggere) e si dorme così così….ad ogni modo scarichiamo la moto con tre ore di ritardo, salutiamo gli amici motociclisti (che lo stesso giorno saranno protagonisti di varie vicissitudini, che poi ci racconteranno durante un nuovo incontro durante il tragitto) e affrontiamo la tappa verso la Polonia seguendo il “fido” navigatore…in un batter d’occhio siamo fuori da Berlino e un susseguirsi di autostrade si consuma sotto le nostre ruote.
Discorso rifornimenti: la moto consuma poco, ma consuma, quindi con un occhio alla strumentazione e uno ai km che ci sono tra un distributore e l’altro, mi convinco che posso rifornirmi all’incirca tenendo una autonomia di un centinaio di km, almeno qui in Polonia.
Non è stata una gran pensata…supero di poco un distributore con l’autonomia prevista e dopo 50 km il distributore che doveva esserci….non c’è….in più finisce l’autostrada e la lunghissima tangenziale non prevede rifornimenti…con 20 km di autonomia decido che non posso continuare sperando e faccio cercare un distributore al navigatore…ne trova uno a 18 km, mi avvio con il motore a 2000 giri, imprecando perché era già tardi, era buio e avremmo dovuto già essere in albergo (fortunatamente i primi due pernottamenti li avevamo già prenotati dall’Italia).
Durante il tragitto, con l’autonomia indicata che calava inesorabilmente, scorgo un insegna prima del previsto e fortuna vuole che ci fosse un distributore aperto…pensando a come fosse ridicola l’eventualità di rimanere senza benzina in Polonia durante un viaggio a Capo Nord, faccio il pieno e mi rincuoro…i margini che terrò da quel momento, saranno maggiori anche se devo dire che in Finlandia e in Norvegia non passano mai più di 70-80 km da un distributore all’altro.
Ormai erano le 10 di sera, naturalmente il giro serale a Varsavia era saltato, per cui una cena veloce al bar dell’Ibis Hotel e a letto!
La mattina seguente un po’ di traffico, semafori e strade leggermente dissestate per uscire dalla città, poi lunghi stradoni dritti immersi prima nella campagna poi nei boschi…ancora caldo, ma il sole ci regala serenità e gioia di viaggiare…pranzo in un improbabile night a lato della strada ed entriamo in Lituania….anche qui tanta agricoltura, una Trabant abbandonata presso un benzinaio, qualche segno di povertà tangibile e tantissime cicogne che costruiscono il nido su supporti appositi che vengono innalzati a lato delle abitazioni. Di seguito la frontiera con la Lettonia, naturalmente abbandonata ma carica di significato, in quanto riporta alla memoria momenti drammatici, storie di privazione della libertà e impossibilità di espatriare se non con il bene placito di chi si arroga il diritto di decidere per te.
Qualche mulino ed ecco che dopo 650 km arriviamo a Riga, seconda tappa del nostro tour.
Quando entriamo nelle grosse città, il navigatore dimostra di non gradire, rallentando in maniera evidente la velocità con cui elargisce le informazioni…cercando l’albergo, capita quindi di arrivare a un bivio, dover rallentare praticamente fino a fermarsi, in attesa del verdetto: destra o sinistra…naturalmente gli abitanti del luogo non apprezzano questi tentennamenti e ci apostrofano con sonori “saluti”.
La sera la dedichiamo alla visita della città, molto viva, piena di luci e di gioventù che scorazza per i viottoli medioevali con improbabili risciò a pedali pieni di led e dotati di impianto stereo.
Il giorno successivo, prima di entrare in Estonia sostiamo presso un chiosco nei pressi di una spiaggia…l’acqua non aveva molto di invitante e nell’aria c’era un odore acre di carburanti…eppure la gente rimaneva lì, come niente fosse, a prendere il sole e a fare il bagno incurante dell’aria a nostro avviso irrespirabile…forse c’erano abituati o forse non avevano molte alternative…sta di fatto che dopo esserci ristorati, ce ne siamo andati velocemente diretti a Tallinn per imbarcarci verso Helsinki. Ancora sole, rettilinei in mezzo ai boschi, tanto cruise control per non affaticare i polsi ed eccoci arrivare al porto.
Nelle previsioni c’era: in moto non ci saranno problemi di posto, sono due ore di navigazione, chissà quante corse giornaliere e quante compagnie…sbagliato!
Era domenica ed evidentemente periodo di flussi intensi…il primo traghetto libero è alle 10:30 di sera, che si fa? Non era il caso di cercare da dormire in Finlandia a mezzanotte e mezza….ma fortunatamente la compagnia navale prevede una opzione che ti permette, dopo l’attracco, di rimanere a dormire sulla nave fino alle sei di mattina, in quanto è l’ultima corsa della giornata.
Approfittiamo (saltiamo così anche la visita a Helsinki) e sveglia alle cinque e trenta per la prossima tappa che prevede la sosta a Phtipudas nel bel mezzo della regione dei grandi laghi finlandesi.
Boschi e laghi, laghi e boschi, poi ancora boschi e laghi…tutto bello anche se alla fine ti stanchi un po’ di tutti questi rettilinei agli 80 all’ora….oltretutto per vedere un minimo di panorama devi aspettare che gli alberi si diradino un po’ in quanto è tutto in pianura e non vi è traccia di colline o punti panoramici sopraelevati.
Sulla guida la cittadina di Phtipudas era indicata come località turistica….io non so cosa intendano in Finlandia per “turistica”, ma di sicuro non assomigliava ne a Riccione ne a Cesenatico….forse posso paragonarla a Porretta Terme, però con molta meno gente!
Ad ogni modo cerchiamo da dormire e l’Hotel centrale (penso l’unico) direi che fa proprio al caso nostro…oddio non era il massimo, non esattamente pulitissimo, ma vista la cifra che ci propone il simpatico proprietario e visto che in giro non c’era molto altro, ce lo facciamo andare bene!
Si dimostra stupito quando gli raccontiamo che dall’Italia non abbiamo ancora preso un goccio di pioggia…dice che ci sono stati grossi temporali nei giorni precedenti…in effetti sulle prime pagine dei giornali locali c’è una bella foto di un’auto con roulotte uscita di strada a causa di un fulmine!
Meno male che l’abbiamo schivato…oltretutto pochi giorni prima che passassimo dalla Polonia, c’era stato addirittura un tornado.
Comunque facciamo un giro nel centro deserto e ceniamo a base di hamburger nell’unica baracchina che troviamo…alla faccia della località turistica!
In stanza ci sono 30 gradi, fortuna che è dotata di aria condizionata….si, condizionata da un ventilatore…meglio di niente.
Il mattino successivo si parte in direzione Rovaniemi…la casa di Babbo Natale e il circolo polare artico ci aspettano.
Passando in prossimità del mare, alcuni nuvolosi ci fanno temere il peggio…in realtà, appena ci allontaniamo dalla costa, torna a splendere il sole e così sarà fino a destinazione.
Troviamo facilmente alloggio presso una abitazione adibita a bed and breakfast….dove giustamente tutto l’arredamento richiama un bel rosso Babbo Natale…rammentiamo dopo aver “scarpazzato” un po’ con gli stivali, che in quasi tutti i paesi nordici, è buona educazione togliersi le scarpe quando si gira in casa…certo appena arrivati, vestiti di tutto punto da moto non è il massimo infilarsi le infradito, però dopo essersi sistemati è giusto rispettare questa usanza.
Ho rischiato grosso (improperi della morosa), quando ci siamo resi conto che il famosissimo e rinomatissimo Villaggio di Babbo Natale chiudeva alle 18…erano le quasi le 17 e noi stavamo ancora cercando l’entrata…poi tutto si è risolto e in fretta e furia siamo riusciti a visitarlo…abbiamo le prove che Babbo Natale esiste!
Caso vuole che all’uscita parlassimo dei ragazzi incontrati a Verona…ed ecco che si materializzano sulla strada (loro erano saliti dalla Svezia), miracolo delle coincidenze.
Li ritroviamo nel sito dove campeggia il Circolo polare artico, e ci raccontano delle loro disavventure dopo l’arrivo a Berlino…prima hanno discusso se seguire le indicazioni di un Garmin o di un Tom Tom, poi battezzatone uno, avendo impostato “strada più corta”, sono stati guidati attraverso il centro di Berlino facendo una fila pazzesca che ha portato i Ktm a surriscaldarsi e quindi a doversi fermare….poi ripartiti, nel nervosismo del traffico una delle moto ha urtato con le valigie una macchina tedesca che nonostante avesse solo un graffio ha voluto chiamare la polizia, che naturalmente ha fatto anche la multa al motociclista…infine uno di loro ha perso il portafoglio in autostrada per aver lasciato una tasca della giacca aperta e sono dovuti andare a fare la denuncia per tutti i documenti…quindi sono arrivati a destinazione alle due di notte, con l’imbarco il giorno dopo alle sei di mattina….ecco se a me capitava una cosa del genere tornavo a casa!
Li salutiamo e girovaghiamo per la cittadina di Rovaniemi….niente di speciale…però al solito ristorante italiano si mangia bene!
Il giorno seguente ultima tappa in Finlandia fino a Inari…ancora laghi e boschi, boschi e laghi e renne…..renne in mezzo alla strada che se ne fregano bellamente del traffico…e a quelle più grosse è meglio dare la precedenza, perché con le corna superano la moto e non di poco!
Prima di arrivare al paesino, visitiamo un museo sulla febbre dell’oro e sulla storia dei cercatori…quanta fatica per raggranellare pochi grammi di questo prezioso minerale!
Il sito è gestito da due signori barbuti, che ricordano i personaggi dell’epoca e che sfornano delle buonissime ciambelle fritte fatte in casa.
L’Explorer continua a regalarmi grandi soddisfazioni, per la comodità e la pastosità del suo infinito motorone….mi rendo conto che ha tutto quello che cerco e non vorrei nessun altra moto in cambio….questo viaggio è giusto farlo con lei!
Alla fine della giornata soggiorniamo nella prima hytte all’interno di un campeggio….3x3 mt., due letti, un termosifone e poco altro, ma va benissimo! Abbiamo con noi i sacchi a pelo della Quechua (comfort fino a 10 gradi), così da non dover pagare tutte le volte per la biancheria….si riveleranno utilissimi e…udite udite…rientrano nei loro sacchetti contenitivi senza grande sforzo…incredibile!
I letti sono un po’ duri, ma quella che rimane la scocciatura più grande (assolutamente sopportabile) sono il bagno e la doccia a un centinaio di metri di distanza dalla hytte….così bisogna organizzarsi per non girare in boxer per il campeggio….e soprattutto quando ti svegli nel bel mezzo della notte e devi decidere se resistere comprimendo la vescica o avventurarti fuori, tipo alle 3 di notte con un bel freschino e una luce accecante (sì, perché a quelle latitudini e in quel periodo, il sole tramonta forse per un’ora) rischiando di perdere completamente il sonno…sono belle cose!
La sera cena nell’unico hotel del paese che pratica prezzi popolari…due piatti unici 60 euro…era buono, ma che fatica mandare giù…il conto.
Un bell’arcobaleno ci dà la buonanotte…in lontananza piove, ma noi a 300 km da Capo Nord non abbiamo ancora preso una goccia d’acqua.
Ecco che me la sono tirata…il giorno dopo, la tappa fatidica…oggi arriviamo alla meta!
Ci alziamo sotto un cielo splendido…dopo un po’ di chilometri la vegetazione comincia a diradarsi e compaiono le prime colline, poi le prime montagne…la strada segue il profilo del terreno e sembra di essere sulle montagne russe, salite e discese si susseguono velocemente e a volte tolgono il fiato per la compressione che ricevi scollinando anche a bassa velocità…mano a mano che ci incamminiamo verso la Norvegia, grosse nubi si addensano all’orizzonte…il confine segnerà anche la fine del cielo azzurro!
Devo dire che in Norvegia quando ci sono nuvole e vento, la pioggia non cade quasi mai…il problema è quando finisce il vento!
Ad ogni modo comincia a piovere e la temperatura cambia bruscamente, passando da 25 a 15 gradi….è ora di accendere manopole riscaldate e faretti supplementari (per vedere e farsi vedere meglio).
La pioggia però dura praticamente il tempo di infilarsi la tuta e ripartire…forse è stato solo un avvertimento…a proposito di avvertimenti, sono preoccupatissimo di rispettare alla lettera i limiti di velocità indicati (visto che si parla di multe da più di 1000 euro se superi di 20 km/h il limite imposto), ma vedo che anche qua vige l’usanza del lampeggio per avvertirti di eventuali postazioni di controllo, da parte di chi proviene dal lato opposto…tutto il mondo è paese!
Avvistiamo i primi fiordi, le prime isolette, le prime casette dei pescatori isolate con i piccoli pescherecci parcheggiati a fianco….tutto sembra piccolo confrontato con l’immensità della natura che ti circonda…noi stessi ci sentiamo un puntino nel nulla, complice il traffico scarsissimo.
Gli ultimi 100 km sono un susseguirsi di emozioni…non ero così certo che in vita mia avrei mai avuto l’occasione, la compagnia, la forza, la moto giusta per arrivare fin qua…invece sto per raggiungere Capo Nord…è un sogno!
A tenermi ben sveglio e vigile, ci pensa un vento fortissimo che ha cominciato a sbatacchiarci di qua e di là…a volte fa paura, mi sembra quasi di non riuscire a tenere la moto…cerco di stare in mezzo alla carreggiata, perché a volte arriva uno “schiaffo” dal mare, a volte dalle montagne e non sai mai per cosa ti devi preparare…il rischio è di invadere la corsia opposta o uscire di strada.
Mi racconteranno successivamente di persone che non hanno potuto raggiungere la “rupe” o che sono caduti a causa del vento fortissimo.
Non esagero se dico che ci vuole anche fortuna…se il vento fosse aumentato ancora non so se sarei stato capace di tenere in strada la moto in tutta sicurezza…dovevo pensare che con me c’era anche un'altra persona e l’ultima cosa che volevo al mondo era mettere a rischio la sua incolumità.
Ad ogni modo, ad un certo punto raggiungiamo il rinomato tunnel che ci aspettavamo essere a pagamento…scorgiamo qualche telecamera e le postazioni dei caselli vuote…che si fa?...avevo letto che in Norvegia, per abbattere i costi e ridurre il personale, in varie situazioni i pedaggi venivano effettuati pagando anticipatamente una certa cifra che poi ti veniva scalata nel momento in cui una telecamera rilevava la tua targa in corrispondenza dei vari passaggi a pagamento...chi non effettua questo versamento preventivo, deve recarsi presso dei distributori convenzionati e saldare l’importo entro un certo periodo, pena il fatto di vedersi recapitare poi a casa la richiesta di pagamento rincarata del doppio.
Facciamo finta di niente, e passiamo, ripromettendoci poi di informarci presso l’ostello (scopriremo che da fine giugno il tunnel non è più a pagamento perché con l’importo dei pedaggi avevano già coperto i costi di realizzazione…proprio come le autostrade italiane, vero?) .
Fa un certo effetto vedere la quota indicata dal navigatore segnare 0,-10,-20,-50 (fino a quando tiene il segnale) e altrettanto strano puntare con la moto verso le profondità della terra con una discesa piuttosto ripida, un leggero piano e di seguito una lunga salita che carichi come siamo mi porta anche a scalare un paio di marce…ebbene sì, si passa sotto il livello del mare…praticamente come il tunnel della manica ma molto più in piccolo!
Ed infine, eccoci ad Honningsvag, la cittadina a 30 km da Capo Nord dove pernotteremo….il primo ostello è pieno, ma il secondo fortunatamente ha una camera….fa molta differenza arrivare nel primo o nel tardo pomeriggio, perché durante la giornata sono tanti i “pellegrini” che arrivano in macchina, in moto o anche in bicicletta (dei veri temerari)…consiglio quindi di organizzarsi per arrivare abbastanza presto.
Qui vediamo l’unica alce del nostro viaggio…peccato che ci fosse solo la testa, imbalsamata attaccata alla parete della reception!
Scarichiamo e siamo pronti per salire alla “rupe”!
Il cielo purtroppo non è sereno e mano a mano che saliamo, le nuvole si avvicinano sempre di più…fino a quando non ci entriamo proprio dentro…il vento persiste, la temperatura scende fino a 7 gradi, la tensione è alle stelle, il navigatore scandisce il conto alla rovescia… finalmente usciamo dalla nuvola e scorgo il mitico cartello blu dove campeggia la scritta “CAPO NORD”…. urlo alla Simona ”ce l’abbiamo fatta”, e dalla voce capisco che anche per lei l’emozione è forte…dopotutto ha sopportato tutte le scomodità che un viaggio in moto impone a una ragazza, e raggiungere questa meta ha tutto il sapore di un traguardo meritatamente guadagnato.
Il primo pensiero va alle foto di rito, ho già in mente ingrandimenti e raccolte varie da realizzare tornato a casa….sbrigate queste formalità ci dirigiamo al casello, in questo caso completo di personale, che ci estorce la modica cifra di 75 euro per poter parcheggiare venti metri più in là, visitare il centro turistico e recarci sotto al mitico globo….se devo dire la verità ero molto più emozionato quando ho visto il cartellino blu con indicata la località di quando, insieme a tante altre persone, mi sono recato sotto il mappamondo…comunque fatto trenta abbiamo fatto trentuno e non ci siamo voluti far mancare anche questa visita.
Del sole a mezzanotte non se ne parla, visto che era già il due agosto (credo che duri solo fino a fine luglio) e viste le nuvole…quindi in paio d’ore siamo fuori.
Fuori nel parcheggio incontriamo un ragazzo con un Supertenerè 1200, che da Reggio Calabria alla “rupe” ha impiegato 56 ore, battendo credo ogni record!
Si era imposto un limite di 60 ore ed era riuscito nel suo intento…non voleva dimostrare niente a nessuno, era una sfida con se stesso e ha vinto…complimenti!
La discesa si rivela più tranquilla, come la serata nella cittadina…il giorno dopo dobbiamo ripartire in quanto l’unica sosta di un giorno che faremo, sarà alle isole Lofoten.
La mattina successiva, durante l’abbondante colazione, si presenta un pescatore con un granchio reale del diametro di mezzo metro, veramente impressionante.
Gonfiamo gli pneumatici, dopo aver constatato sul computer di bordo, che la pressione era calata eccessivamente e iniziamo il trasferimento verso Alta, il quale prevede una visita a Hammerfest, la città più a nord del mondo…..il tempo non è granché e la città nemmeno, quindi breve sosta e via verso la nostra meta.
Si attraversano vari passi che pur non superando i 1000 metri di altezza, sono imbiancati da nevi perenni che rendono molto suggestivo il paesaggio….arrivati a destinazione troviamo da dormire all’interno di quello che sembra un garage (in realtà è arredato e dotato di finestra sulla parete posteriore), presso l’abitazione di un signore gentilissimo…ci racconta alcuni aneddoti e ci regala un souvenir fatto in casa, una serie di pietre intagliate orgogliosamente a mano…ne potremo portare con noi solo una, visto che non è il caso di aggiungere sassi al nostro bagaglio.
Visitiamo un sito archeologico con incisioni rupestri e ceniamo assieme a due delle ragazze con il Ktm, incontrate per la prima volta a Verona, che ciclicamente rincontriamo…alla fine le tappe canoniche sono spesso le stesse.
Infatti, faremo parte della strada insieme anche il giorno successivo per recarci a Tromso, dove ci attende un cielo plumbeo e una simpatica pioggerella…un ponte suggestivo ci porta all’interno della città, dove però non troviamo una sistemazione a un prezzo ragionevole, quindi dirottiamo verso il campeggio dove pernotteremo nell’ennesima hytte.
Finalmente arriva il giorno delle isole Lofoten…in tanti dicono che da sole valgono il viaggio!
Inizialmente si presentano come montagne piuttosto stondate e poco emozionanti che mi portano a pensare che non siano poi un granché…mi dovrò immediatamente ricredere quando ci addentreremo nel cuore di queste isole, dove troveremo vere e proprie pareti rocciose ripide e frastagliate che si ergono dal mare e salgono per diverse centinaia di metri…più tantissimi isolotti che sporgono come dorsi di tartaruga qua e là, creando un paesaggio assolutamente unico….il cielo fortunatamente si apre un po’ e i giochi di luce al tramonto saranno spettacolari.
Il giorno successivo sostiamo sulle isole per visitarle con calma…troveremo spiagge bianche come quelle dei Caraibi, un museo sulla storia vichinga, stradine che costeggiano il mare della larghezza di un paio di metri, e “A”, l’ultima delle città delle Lofoten, un paesino di pescatori specializzati nella pesca dello stoccafisso.
A questo punto non so se valgono il viaggio, ma di sicuro non si può fare a meno di visitarle, se si sale fino a quassù.
Un cielo azzurro più che mai si presenta la mattina successiva e, dal traghetto che ci riporta sul terreno norvegese, mi permette di fare le ultime foto delle isole con il sole….direzione Mo I Rana.
I traghetti sono utilissimi per risparmiare tempo e km…si usano come gli autobus: arrivi all’imbarco, un gentile bigliettaio raggiunge ogni veicolo facendoti il biglietto senza dover neanche scendere dalla moto, poi sali e, data la relativa calma del mare (almeno nel nostro caso) in corrispondenza dei fiordi, non devi neanche legare il mezzo…sali sul ponte e ti godi la traversata che dura da 15 minuti fino ad un’oretta, a seconda dei casi.
Riattraversiamo il circolo polare artico girando costantemente in quota, circa 1000 metri, con una temperatura che non sale oltre i 12 gradi…nell’attraversare le decine di gallerie che si presentano, mi rendo conto che il faro abbaglia a volte chi sopraggiunge sul lato opposto…nessun problema, sul supporto del faro anteriore hanno previsto una furbissima levetta che abbassa di qualche grado le luci, pensata proprio per quando si viaggia carichi…et voilà… il gioco è fatto.
Mo I Rana è una graziosa cittadina situata ai bordi di un fiordo…o perlomeno così appariva durante il veloce attraversamento…in realtà risulterà molto più carino il campeggio dove dormiremo, in quanto la città verificheremo essere poi assolutamente deserta e priva di un qualsiasi ristorante che possa chiamarsi tale…una vera delusione…quindi cena a base di hamburger.
Da tutti i punti di vista, molto meglio Trondheim che raggiungeremo il giorno successivo…non avendo troppa voglia di sbatterci per cercare una sistemazione, decidiamo per l’albergo…200 euro a notte e passa la paura…per una volta si può fare!
Vorrebbero farci pagare anche il parcheggio della moto, ma da vero furbetto la lascio sulla strada, nonostante le minacce di possibili multe…per questa volta mi andrà bene, nessuna sanzione.
Segue il nostro esempio anche un GS Adventure targato San Marino, che poi si rivelerà essere di una coppia di Bologna (Sasso Marconi), che, contrariamente a noi che stavamo scendendo, salivano a Capo Nord….ci dicono, andate tranquilli, nella bassa Norvegia adesso splende il sole…infatti il giorno dopo prenderemo l’unica intera e intensa giornata completamente sotto l’acqua!
La città è molto piacevole da visitare, moderna, con un centro storico interessante e caratteristiche case ai bordi del canale navigabile…ceniamo benissimo all’ennesimo “Ristorantino Italiano”, gestito da un napoletano…visto il tempo inclemente rispetto alla città partenopea, domandiamo se non gli mancasse un po’ la città natale…non l’avessimo mai fatto, indispettito ci informa che lì dove sta si trova benissimo e che mai e poi mai sarebbe ritornato a casa…in effetti chi glielo faceva fare, sarà diventato ricco, con le cifre che si spendono da queste parti..oltretutto oltre al ristorante, al piano di sotto aveva anche la pasticceria, quindi potete immaginare gli introiti.
Distrattamente lascio la borsa con i souvenir al ristorante…la mattina successiva, ci rechiamo sul posto per vedere se l’avevano trovata…la risposta è stata: certo, non siamo mica a Napoli….OK!
Il giorno dopo, dicevamo, solo pioggia…l’unica cosa interessante doveva essere l’Atlantic Road, quella specie di toboga sul mare, naturalmente a pagamento.
Se devo dire la verità, forse a causa del grigiore, non ci ho trovato niente di spettacolare…a parte il primo ponte dalla forma sicuramente particolare, per il resto non ho visto niente che non avessi già incontrato durante i precedenti trasferimenti.
Durante la ricerca dell’ostello ad Andalsnes, rischiamo l’arresto per esserci addentrati in una zona militare…scappiamo prima che una qualche vedetta ci avvisti e non molto distante troviamo il nostro “rifugio” dalle intemperie, una simpatica struttura con un prato sul tetto (come tante case nel nord della Norvegia).
Da Andalsnes a Geiranger, attraverseremo la famosissima strada dei Troll…per il navigatore però non era così famosa e si rifiutava testardamente di inserirla nel percorso…mi affiderò quindi a un metodo rivoluzionario: seguire i cartelli stradali!
La strada è veramente suggestiva e si inerpica sulla parete della montagna come quella dello Stelvio…il fondo scivoloso consiglia molta prudenza, ma in men che non si dica siamo in cima e ci godiamo il panorama…vestiti di tutto punto con caschi e tute antipioggia adndosso…di sicuro ci bagniamo meno dei turisti con l’ombrellino.
Di seguito il cielo azzurro si aprirà su sterminati campi di fragole (!), e il resto della giornata si svolgerà attraversando paesaggi spettacolari.
Il fiordo più famoso della Norvegia, il Geiranger fiord, toglie il fiato, così come le cascate e i laghi dal fondo blu cobalto…tutto questo rimarrà impresso nei nostri occhi per molto tempo.
Arrivati a Geiranger, quel simpatico del navigatore mi fa imboccare quella che inizialmente sembra una semplicissima strada sterrata, pianeggiante e perfettamente percorribile…cavolo, ho l’”endurona” (che a pieno carico sarà 450 kg), che vuoi che sia!
Peccato che nel volgere di poche centinaia di metri si trasformi in una insidiosissima, ripidissima, sconnessissima, scivolosissima strada da trattori, con solchi di 30 cm, dove non si vedeva la fine e dove ormai era troppo tardi per fermarsi e tornare indietro in quanto strettissima.
Che fare? Il mio unico neurone realizza in breve tempo che non ci sono molte possibilità…bisogna proseguire…”strizzo le chiappe”, preoccupato soprattutto dell’incolumità della Simona, tengo la seconda inserita con un filo di gas (meno male che il triple digerisce tranquillamente i 2000 giri, garantendo comunque un tiro taurino), metaforicamente chiudo gli occhi e vado.
Non so come, probabilmente grazie anche al controllo di trazione, riesco a mantenere una traiettoria più o meno rettilinea e tra uno sbalanzo e l’altro raggiungo la vetta, infossandomi nell’avvallamento successivo, che naturalmente non si vedeva, ma uscendone comunque in piedi.
Dopo aver realizzato di essermi salvato da una possibile “grossa grana”, maledico un po’ il “suggeritore di traiettorie” e riporto i battiti del cuore dai 200 ai canonici 70!
Il sole ci accompagnerà per il resto del viaggio e danzare tra le curve e le strade che costeggiano i fiordi, o si inerpicano sui passi avvicinando laghetti e lingue di neve, si rivelerà un’esperienza indimenticabile.
Bergen e Oslo naturalmente meritano una visita, anche se le grosse città non catturavano particolarmente la mia attenzione
Copenaghen l’ho trovata più interessante, in quanto le vie del centro storico totalmente pedonalizzate si rivelano con scorci e personaggi curiosi e caratteristici…vivamente consigliata!
L’ultima attrazione degna di nota, saranno i ponti di Malmo e quello di Nyborg, altamente suggestivi per le dimensioni delle campate e per il fatto di trovarsi a viaggiare praticamente in mezzo al mare.
L’ultima tappa prima di riprendere il treno da Berlino, sarà a Rheinsberg, dove troviamo una pensione confortevole a un prezzo finalmente onesto e un grazioso castello dotato di parco che non manchiamo di visitare…l’unica nota stonata, risulta essere la strada asfaltata in modo disastroso (strano, ci troviamo in Germania, dove tutto è curato), per almeno una trentina di km….mi porta a ridurre la velocità fino a 40 km/h per fare si che non mi si smonti a mezzo la moto…oltretutto lascerà qualche strascico, infatti complici le temperature tornate torride e probabilmente una quantità di olio eccessiva nella coppia conica del cardano, causerà un trafilaggio d’olio, che poi fortunatamente non si ripeterà più, rientrati a casa….ad ogni modo, mi riprometto di portare la moto dal concessionario per evitare che in situazioni limite si verifichino nuovamente questi inconvenienti.
Sul treno che prendiamo a Berlino, si presenta nella nostra cuccetta un tedesco tutto “impellato”, con marchi Harley Davidson cuciti dappertutto, che come la volta precedente sbuffa nello scoprire che non farà il viaggio da solo….poi arriva un italiano tutto marchiato Bmw che a sua volta non dimostra di essere felice di avere ospiti…quest’ultimo, decide di andare alla ricerca di una cabina vuota e raggiante ritorna a prendere la sua roba dopo averla trovata…noi a nostra volta ne cerchiamo un’altra per non rimanere con il tedesco incazzoso….ne adocchiamo una e dopo aver chiesto al capotreno se potevamo spostarci, quest’ultimo decide che a spostarsi può essere l’intutato e dopo una breve ricerca nella sua lista di cabine libere pensate un po’ dove lo fa accomodare…in quella che pensava essere vuota, mentre era stata occupata dal Bmwista solitario…quindi noi ci liberiamo di capra e cavoli e loro viaggeranno felicemente insieme fino a Verona, visto che ulteriori spostamenti non erano possibili…hi,hi,hi!
Stavolta anche senza scioperi manteniamo le tre ore canoniche di ritardo, causa modifica percorso…di nuovo Milano Lambrate….noooooooo!
Ultima tappa del nostro viaggio, Verona – Bologna, noiosa, afosa e triste….però che posti fantastici che abbiamo visto…se potete, inserite Capo Nord nei posti da vedere, non rimarrete delusi.
La spesa finale, considerando che abbiamo eliminato tutto il superfluo, cercandi di risparmiare dove si poteva, è stata di circa 2400 € a testa.
Chiudo con un cenno all’Explorer…...FANTASTICA!



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67mototopo67 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 03-09-2012, 23:33   #2
Panda
Piccante doc
 
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Registrato dal: 21 Mar 2007
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che viaggio e che bel racconto

info :

quanto costa il treno a/r ?
dove hai preso il bauletto? ci stanno due caschi modulari ? sembra bello grosso
__________________
ELEFANTE A MEZZO BUSTO
Quelli Dell Ubalda - GS12oo XL6oo
Sic58, ci manchi !
Panda non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 03-09-2012, 23:37   #3
67mototopo67
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che viaggio e che bel racconto

info :

quanto costa il treno a/r ?
dove hai preso il bauletto? ci stanno due caschi modulari ? sembra bello grosso
Grazie!

Il treno mi è costato circa 420 € a/r, però considera che era un'offerta!
Il baule è sempre della Mytech come le valigie e ci stanno due caschi modulari!
67mototopo67 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 03-09-2012, 23:49   #4
PaoloAndrea
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Complimenti per il reportage! anch'io quest'estate, con un'ADV, ho fatto "il viaggio" ed in Scandinavia ho toccato quasi i tuoi stessi luoghi. Esperienza fantastica che, potendo, rifarei domani stesso! Buona strada
PaoloAndrea non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 03-09-2012, 23:58   #5
gpmucci
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Che bello!
Grazie del racconto!
Piacerebbe anche a me.
gpmucci non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 04-09-2012, 09:06   #6
bikelink
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bel racconto! pure io ricordo avventure su strade "bianche"... perso nel nulla..
la strada atlantica con un meteo decente ti rimane indelebile..
bikelink non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 05-09-2012, 09:22   #7
gcap
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Registrato dal: 05 Oct 2011
ubicazione: Lodi
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Complimenti anche da parte mia.

Bel racconto e belle foto.
Una volta letto ti verrebbe voglia 'quasi' di non andarci per come hai reso perfettamente quanto vissuto e goduto del viaggio.
__________________
Giuseppe -
R1200GS Adv. 30th - K1200RS 1998 Yellow-Gray chequered flag
ex R1200RT my 2008
gcap non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 05-09-2012, 21:15   #8
Guybrush_Threepwood
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Registrato dal: 03 Feb 2012
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Gran bel giro e gran bel racconto!!!! chissà che non riesca a convincere la zavorrina per l anno prossimo...
__________________
Il viaggio è la ricompensa...

F800GS LavaOrange
Guybrush_Threepwood non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 05-09-2012, 22:13   #9
Sali
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ubicazione: Valtellinese trapiantato a Monza
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Splendido! Quanti giorni in totale?
__________________
F800GS e Montesa Cota 123
Sali non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 05-09-2012, 22:26   #10
67mototopo67
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Originariamente inviata da Sali Visualizza il messaggio
Splendido! Quanti giorni in totale?
Partenza il 26 luglio, rientro il16 agosto...km in moto 8700!
67mototopo67 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 05-09-2012, 23:02   #11
R72
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anche noi 8700 km, 22 giorni però
__________________
superwanda.tumblr.com
R65/3 Priscilla
R850R Venere
R1200R Windy
R72 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 05-09-2012, 23:24   #12
67mototopo67
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anche noi 8700 km, 22 giorni però
...esattamente come noi, dal 26 al 16 sono....22 giorni
67mototopo67 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 05-09-2012, 23:39   #13
Tatone
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ubicazione: Como
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Bella l'explorer, però!!
__________________
La forma della strada è la strada stessa. (C. McCarthy)
R 1150 GS adv
Tatone non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 06-09-2012, 09:58   #14
Elsentenza
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Registrato dal: 16 May 2011
ubicazione: Benaco
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bellissimo racconto e gran viaggio
__________________
ADV1200 & rocknroll!


GS1200 30° ADV -EX GS800 alpine White -EX TT600
Elsentenza non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 06-09-2012, 11:55   #15
nestor97
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Registrato dal: 30 Sep 2008
ubicazione: San Zenone degli Ezzelini -TV-
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Bel viaggio , ottimo e coinvolgente racconto , e ......interessante moto ......

( mercoledì prox ho prenotato una prova con la tigrona.......)........se sono rose fioriranno
__________________
- R1200GS-2010 -" Puoi dimenticare le persone con cui hai riso, ma non quelle con cui hai pianto ! "
nestor97 ora è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 06-09-2012, 20:13   #16
F650GS
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Registrato dal: 15 Apr 2007
ubicazione: Repubblica di Genova dal 1099
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Ho passato una mezz'ora piacevole a leggere il tuo racconto. Bello. Complimenti a tutti e due.
__________________
F650GS 2001 88.000 km "Il muletto tuttofare" - R 850R Comfort 2004 50.000 Km "L'elegante signora"
F650GS non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 07-09-2012, 21:24   #17
NIC BERTE
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Registrato dal: 22 Jan 2009
ubicazione: Acquanegra sul chiese (Mantova)
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Complimenti per il viaggio e per il racconto!!! hai fatto praticamente il mio viaggio del 2009 al contrario (però tutto in moto) e mi hai riportato alla mente tanti bei ricordi....io mi sono pure regalato una giornata in mare per vedere i capodogli al largo di Andenes...spettacolo! grazie per la mezz ora "tra le nuvole" che mi hai fatto passare!
__________________
guzzi V35 C
R1150R
R1200RT
...Finchè la Mukka va...lasciala andare!!!...
NIC BERTE non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 08-09-2012, 09:20   #18
Sturmtruppen
Mukkista doc
 
L'avatar di Sturmtruppen
 
Registrato dal: 25 Jun 2006
ubicazione: Conversano (BA)
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Stamattina appena sveglio ho iniziato a leggere, poi mi è piaciuto e l'ho letto tutto. Peccato che l'abbia fatto su iPhone e non è il max della comodità.
Complimenti, speriamo che un giorno...
__________________
Sturmtruppen: Di nuovo su GS ADV
Sturmtruppen non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 08-09-2012, 10:02   #19
lucas975z
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ubicazione: trieste
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Anche a me piacerebbe molto ma mia moglie con me non verrebbe mai
Mi chiedo se un viaggio simile sia fattibile anche con un gs std e non adv voi che dite?

Inviato dal mio GT-I9300 con Tapatalk 2
__________________
R 1200 GS TRIPLE BLACK
lucas975z non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 08-09-2012, 10:40   #20
madmax66
Mukkista in erba
 
L'avatar di madmax66
 
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ubicazione: Il paese delle meraviglie
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Gs std e non adv...non capisco la domanda...che io sappia si può fare anche su Gs 800 ecc.ecc.ecc.ecc. tanto per restare nel solo catalogo BMW

@Mototopo
Quindi il bauletto è quello da 55L giusto?
madmax66 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 08-09-2012, 11:05   #21
Sturmtruppen
Mukkista doc
 
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Registrato dal: 25 Jun 2006
ubicazione: Conversano (BA)
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Originariamente inviata da lucas975z Visualizza il messaggio
Anche a me piacerebbe molto ma mia moglie con me non verrebbe mai
Mi chiedo se un viaggio simile sia fattibile anche con un gs std e non adv voi che dite?

Inviato dal mio GT-I9300 con Tapatalk 2
Perche con una vespa no? Dipende dal tempo a disposizione e dalle diverse organizzazioni.
__________________
Sturmtruppen: Di nuovo su GS ADV
Sturmtruppen non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 08-09-2012, 13:05   #22
67mototopo67
Mukkista in erba
 
L'avatar di 67mototopo67
 
Registrato dal: 20 Aug 2011
ubicazione: bologna
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Gs std e non adv...non capisco la domanda...che io sappia si può fare anche su Gs 800 ecc.ecc.ecc.ecc. tanto per restare nel solo catalogo BMW

@Mototopo
Quindi il bauletto è quello da 55L giusto?
........yes!
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Vecchio 08-09-2012, 13:33   #23
clacla
il Tom Bonzo di qde
 
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Registrato dal: 31 Oct 2004
ubicazione: Menton
Talking

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Originariamente inviata da lucas975z Visualizza il messaggio
Mi chiedo se un viaggio simile sia fattibile anche con un gs std e non adv voi che dite?
Sembra incredibile, ma è fattibile pure senza un GS o simili, pensa un po'

__________________
Yamaha XT660Z 82.ooo km - la Cavalletta
BMW K1100RS 68.ooo km - LaDiva (detta LaTroi@)
clacla non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 08-09-2012, 14:12   #24
EnricoSL900
Mukkista doc
 
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Registrato dal: 17 Mar 2009
ubicazione: Diqquà dal Chiantisciàir
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Da non fare con il K Sport, però. Ho constatato mio malgrado che attira l'acqua peggio di una spugna...
__________________
Tre moto rosse.
EnricoSL900 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 08-09-2012, 18:02   #25
madmax66
Mukkista in erba
 
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Registrato dal: 19 Oct 2010
ubicazione: Il paese delle meraviglie
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@Mototopo
Thank già che ci sono ti chiedo ancora un paio di cosette... valigie normali o con sgancio rapido, in generale tutto ok per qualità materiali e giochi vari su agganci e telaio?? Scusate se un po' OT ma la impazza
madmax66 non è in linea   Rispondi quotando
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