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Vecchio 25-05-2019, 03:21   #26
OIBAF
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E' da pochi giorni che sono in Marocco, dopo aver guidato sotto l'acqua per 4 ore, rimasto congelato nella notte fredda di Imilchil, passato da dai 8° del Medio Atlante ai 35/36° del deserto di Gara Medouar, entriamo nella stanza dell'albergo ed ho la sensazione di essere ritornato a casa, nella nostra Sicilia ma un pomeriggio di Agosto. L'afa di quella stanza è sconcertante, mai ho percepito questo caldo e siamo ancora a fine Aprile. Apriamo le finestre ed accendiamo il climatizzatore ma impiegheremo ore per raffrescare la stanza. Con questo caldo ne approfittiamo per fare un po' di bucato, doccia e ci incamminiamo verso il centro di M'Hamid El Ghizlane. Niente a che vedere con Merzouga, il centro ha qualche localino aperto ma si mangia solo in uno, degli altri non si capisce il motivo della loro utilità se non quello di qualche thè o caffè. Ci sediamo nell'unico ristorante che ci promettono di farci mangiare ed ordiniamo degli spiedini... indovinate di cosa? Pollo naturalmente
Premetto che a me il pollo piace ma la mancanza di varietà marocchina comincia a pesarmi.
Il nostro cameriere parlicchia l'italiano e gli facciamo notare che la nostra non è una fame comune, vogliamo mangiare e chiediamo la dimensione delle porzioni.
Aspetteremo un bel po', c'era una partita in televisione (ogni sera i marocchini al bar hanno una partita da guardare) finisce anche quella ma dei nostri spiedini nessuna traccia. Quando anche i pochi turisti accanto a noi hanno pagato e sono andati via, ecco che arriva il nostro cibo. Praticamente un assaggino, non sappiamo se ridere o piangere, ci portano due stecche ciascuno e subito chiamiamo il tizio e gli diciamo di metterne un altro paio sul fuoco (purché non debba ancora ammazzare il pollo), anche perché rischiamo che il buon Luigi la notte addenti qualcuno di noi. La strada che ci porta in albergo mi fa ritornare alla mente la calura che abbiamo lasciato in camera ma non abbiamo molta scelta. Possiamo diventare sordi per la rumorosità del climatizzatore o morire dal caldo ma senza soffrire di acufene per il resto dei nostri giorni, scegliamo la seconda via.
La mattina facciamo una delle nostre ormai classiche abbondanti colazioni



e lasciamo l'albergo dopo aver sollevato quel bisonte di Giovanni che l'ha sdraiata per la terza volta per aver sottovalutato il parcheggio acciottolato.



Nella provincia di Zagora ci imbattiamo in una delle tante raffigurazioni sparse del cammino dei 52 giorni (di cammello) di Tombouctou





Ci fermiamo a fare benzina e prima di ripartire "doniamo" la nostra bottiglia d'acqua ad un ragazzino che ci ronzava attorno, subito dopo arriva un altro ragazzo che mi indica un bigliettino da visita che ho ancora inserito nella trasparenza della borsa serbatoio. E' lo stesso che il giorno prima, al nostro passaggio, mi aveva dato il bigliettino da visita della sua officina. Fosse successo qualcosa poteva cominciare a correre perchè la cosa avrebbe avuto tutto il sapore di una gufata.

Già dalla mattinata capiamo che sarà una giornata molto calda ma il bello dovrà ancora venire. Dopo qualche ora di viaggio ci fermiamo a Foum Zguid per un rapido pranzo. Ci sediamo nell'unico spicchio d'ombra di un'arida piazza e siamo rapiti da un barbecue che sembra un ottimo bigliettino da visita.




Ma quello che succede dopo ha bisogno di tempo e l'ora è tarda.
Alla prossima

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Vecchio Oggi, 02:57   #27
OIBAF
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Abbiamo dimenticato le temperature fresche dei giorni passati, ogni km di strada, oltre al bel tempo, è scandito da delle temperature estive. Non rimpiango di aver portato due giubbotti, uno invernale, doppio strato con trapuntina che mi è tornato utilissimo sia in Italia che durante i primi giorni più freddi, l'altro, un leggerissimo traforato che uso da oltre 10 anni e resiste sia alla moda che al tempo.

Intanto gli eroi di Merzouga si dedicano un selfie, le perculate sulle insabbiate degli elefanti fioccano, anche se l'arrampicata al carcere di Gara Medouar li ha rinfrancati sicuramente nello spirito



Lasciamo la calda piazza di Foum Zguid con la consapevolezza che sul barbecue in Marocco hanno tanto da imparare ci dirigiamo verso Tafraout ma ormai avete capito che le strade semplici ci piacciono poco.
Intanto qualche scatto fatto durante il tragitto







A questo bivio svoltiamo a sinistra, è primo pomeriggio, non ricordo di preciso ma di sicuro siamo oltre i 30°. Avremo quasi sempre il solo di fronte, oltre cuocerci anche le foto non saranno granchè. Anche la ventola del rediatore del 990 avrà da lavorare, il leitmotiv del mio viaggio sarà il divertimento con gli amici e la ventola sempre accesa... ed una volta accesa, con questo caldo, non è facile farla spegnere quindi o vai forte sullo sterrato (terreno che mi vede apprendista saltuario) o la sopporti, non hai alternative.



la strada è larga, ben battuta e scorrevole ma il ricordo di Midelt è ancora vivo, quindi mi aspetto un canyon, un costone largo mezzo metro, qualcosa che renda questa strada un inferno







la strada sale piano piano ma non vedo montagne all'orizzonte per cui speranza di sentire spegnere la ventola non ne ho





poi incontriamo due grossi camion in salita, se da un lato mi preoccupa il sorpasso visto il poco spazio ai lati, dall'altro penso che se è carrabile per loro lo sarà anche per noi.



Mi fermo a questo bivio ed aspetto che arrivi Stefano ed Andrea, faccio un breve video al loro passaggio e riparto.



E' lo sterrato che abbiamo sempre sognato, liscio, scorrevole, ad un certo punto si apre un alto piano a perdita d'occhio di una bellezza unica. Ma la sfiga non era contenta di vederci così felici, percorro qualche centinaio di metri e vedo Andrea fermo ai margini, noto subito il posteriore a terra
Purtroppo una delle numerose pietruzze taglienti a bucato il suo pneumatico posteriore (sopra la scritta Rally)



E' arrivato il momento di mettere alla prova sia Dumbo che si offre spontaneamente come gommista che l'attrezzatura che abbiamo portato. Abbiamo il kit di riparazione con le striscette gommose, un altro con gli inserti vulcanizzanti, un compressore 12 V ed un paio di bombolette.





Ma le notizie non sono buone, appena prepara il buco con l'attrezzo che dovrebbe allargare la foratura per l'inserto ci rendiamo tutti conto che entra senza nessuna resistenza. Brutto segno, la riparazione potrebbe non funzionare. Altro problema, le striscette che ha portato Giovanni sono un po' datate e quindi non servibili allo scopo. Fortunatamente gli altri inserti agevolo foto per capire



chiudono buchi più grandi e non soffrono di problemi di vecchiaia.
Dumbo ne metterà un paio, una piccola perdita c'è sempre ma ci permette di ripartire.
Non senza servirsi di una cassettina seria vista la penuria di un set altrettanto funzionale a bordo della moto bavarese.



ci rimettiamo in marcia e turbiamo la quiete di questi poveri animali





La foratura ha tarpato un po' le ali all'euforia che stava montando da una strada così scorrevole e suggestiva, abbiamo perso un bel po' di tempo che potrebbe farci perdere il tramonto di Tafraout, pare che per una particolare composizione di quelle montagne si tingano di rosa. Ma noi arriveremo a tramonto inoltrato e quindi ci dobbiamo accontentare delle foto su internet.
Al bivio con la strada asfaltata ci ricongiungiamo con tutti gli altri.





La strada che ci porterà a Tafraout è prima panoramica e molto guidata



poi strettina ed immersa in km e km di palmeto così fitto da sembrare quasi una galleria naturale





questa oltre ad essere scura per via dell'ora tarda non rende per l'obbiettivo grandangolare della Gopro ma credetemi, i caschi sfioravano spesso la vegetazione.



Non sapremo mai di questa mutazione cromatica



Arriviamo a Tafraout che è una località molto turistica, troviamo il nostro albergo sulla sommità di una collina ma la posizione della nostra camera non da sulla città quindi non abbiamo panorami degni di nota.
Domattina dobbiamo vedere la pressione del posteriore di Andrea e trovare un gommista che ci faccia una buona riparazione



Usciamo come ogni sera a piedi e purtroppo non mi sto trovando degli scatti del posto, complice l'ora tarda, ma in questo sicuramente mi verranno in soccorso gli altri.
Andrea è già stato a Tafraout ed ha mangiato un ottimo tajine in un posto che non ci avrei preso neppure un caffè. Ci accomodiamo in un tavolo scomodissimo, con alcuni resti sulla tovaglia che il proprietario/cameriere toglie con nonchalance senza cambiare la tovaglia ma a questo, anche se siamo da pochi giorni in Marocco, ci siamo già abituati. L'aspetto non dice nulla ma cottura, sapori ed aromi sono da urlo.

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